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La casa dell’essere

Le parole nascondono una sapienza antica come il mondo. Una sapienza nata prima ancora che l’uomo imparasse a tematizzare i propri concetti con le forme razionali che gli sono proprie.

Quando mythose logos ancora duellavano per il dominio dell’occidente, la parola si formava, si strutturava. Umile, accettava di divenire segno di qualsivoglia oggetto le chiedesse asilo. Che fosse oro, che fosse fango, ogni cosa aveva diritto a un termine linguistico che la rappresentasse.
La parola non faceva discriminazioni.
Era casa delle cose.

Martin Heidegger colse quest’intuizione andando oltre. Definì il linguaggio “casa dell’essere”.

I nostri giorni non sono dei più felici. Il linguaggio, il quale altro non è che un insieme di parole, è sempre più spesso bistrattato, vilipeso, umiliato.

Due sono infatti i possibili approcci alla parola.
Possiamo fare di essa un mero oggetto, l’ennesimo strumento che ci portiamo in tasca. Possiamo arrogarci il diritto di impadronircene e così prenderla, manipolarla, ingabbiarla nei nostri modi sgarbati o peggio ancora crederla un’arma.
Oppure possiamo scoprire la parola come luogo di incontro con l’Altro. Possiamo rischiare, uscire dall’anonimato. Far prevalere il dialogo sul chiasso sguaiato delle folle.

La scelta è una sfida. Le sfide vanno colte.
L’augurio per Polinice è che possa iniziare una sgangherata quanto decisa fuga dalla banalità.

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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