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Pirati della Somalia

Scordatevi i “Pirati dei Caraibi”, Johnny Depp e le bandiere con teschio e ossa. La pirateria oggi è ben altra cosa. Inoltre, voi che utilizzavate bandiere della Libia monarchica (non quelle verdi della rivoluzione socialista di Gheddafi) come immagine profilo di Facebook, sono mesi che vi siete dimenticati di un paese chiuso tra pirateria, guerra civile e carestia: la Somalia. Una guerra civile che affonda le proprie radici nel 1991 e tuttora leggermente assopita dalla più grande carestia mondiale degli ultimi anni. Carestia che ha strategicamente riconsegnato la capitale Mogadiscio alle truppe governative di Sheikh Sharif Ahmed.

L’anno di svolta per la pirateria somala è il 2006 quando l’uscita di scena delle corti islamiche e della maggioranza delle forze qadiste e l’alleanza con la criminalità globale, in particolar modo russa, ha portato alla ribalta internazionale le formazioni piratesche somale.

Se a luglio vi aggirerete per le vie della città olimpica di Londra incontrerete signori di colore, con scorte e dall’aspetto distinto; molto probabilmente essi sono alcuni degli uomini a comando della catena della pirateria somala che nella City hanno trovato una valida sede. E’ grazie alle informazioni ottenute nelle sedi finanziarie e nei Lloyds britannici che la pirateria trova il punto per l’organizzazione di azioni mirate e dal facile successo.

Comandano e redistribuiscono i proventi dell’attività anche nei fedeli alleati dell’occidente Emirati Arabi Uniti assieme all’ “establishement” della criminalità internazionale. La signoria criminale somala si occupa della gestione delle missioni, mentre la seconda concentra i propri sforzi nell’assortimento tecnologico e di armi, costituendone di fatto il network informativo e finanziario.

Per ritornare alla cinematografia, scordatevi arrembaggi alla “One Piece”, bensì immaginate ad equipaggi di veri guerrieri coordinati e addestrati nel migliore dei modi. Ma la pirateria non si occupa solo di mari ed investimenti: essa nel tempo è stata capace di coinvolgere la quasi totalità dei villaggi nelle provincie interessate, offrendo lavoro e sostentamento in cambio di mano d’opera. E’ In tal modo che nel nord-est somalo, non solo è facile nascondere trenta tra imbarcazioni e petroliere, ma anche tenere al riparo da possibili incursioni straniere oltre seicento ostaggi. La missione internazionale “Atalanta” di pattugliamento e protezione di imbarcazioni e cittadini occidentali, timorosamente messa in campo dalla diplomazia mondiale, ha ottenuto un solo grande successo: la liberazione da parte di forze speciali francesi della crociera appartenuta al ClubMed.

Se Roma è la capitale del Cristianesimo, New York della finanza e Mosca dell’energia anche la pirateria ne vuole una tutta per sé. La capitale della pirateria prende il nome da Haradhere, situata nella provincia del Mudug, ove una popolazione dimenticata da Dio e dalle Organizzazione Internazionali (Governative e No profit) nulla altro hanno se non il lavoro offertogli dalla pirateria. Di fatto la provincia del Mudug, assieme a quella del Puntland, è la base operativa per le operazioni logistiche a sostegno degli abbordaggi, mentre Londra e Dubai sono i centri gestionali. Centri gestionali ove organizzare gli attacchi e vendere quote al mercato della criminalità organizzata dei possibili riscatti, così da avere disponibilità economiche capaci di allungare il periodo di prigionia e sequestro, di persone e merci, facendo lievitare il costo della loro liberazione.

Ora verrà da chiedersi se le popolazioni non combattano questi clan di pirati. Ecco, la risposta è no e il perché risiede nel fatto che il ricco mondo occidentale e le società d’affari orientali per troppo tempo hanno abbandonato a sé la Somalia, pur sempre rimanendoci costantemente presenti nello scarico nei fondali marini dell’ex colonia italiana di rifiuti e scorie tossiche. Ma questa è un’altra storia, più brutta delle vostre immagini profilo e meno affascinante di un film con Johnny Depp. Questi son i veri Pirati della Somalia

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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