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Mass Men

Esce oggi anche in Italia Mass Effect 3, ultimo (mmmh) capitolo della pianificata trilogia BioWare che tanto successo ha riscosso presso pubblico e critica videoludici. Trattasi di una saga intergalattica che ci mette nei panni del comandante John Shepard, impegnato a salvare la galassia dall’invasione dei Reapers, ancestrali vascelli spaziali dotati di intelligenza propria.

Bisogna invece aspettare ancora qualche settimana -fino al 25 corrente mese- per un altro debutto di primo piano nel mondo dell’intrattenimento, quello della quinta stagione di Mad Men, arrivata dopo un anno sabbatico che ha, se possibile, elevato ulteriormente le attese per questa serie. Per i meno aggiornati Mad Men racconta le vicissitudini lavorative e familiari di Don Draper, genio pubblicitario di Madison Avenue, NYC.
Molto del fascino della serie, nonché della piacevole frustrazione da lei causata, deriva sicuramente dal disorientamento morale di Don, personaggio con un background misterioso e mai del tutto disvelato, che spesso e volentieri riesce a passare nel giro di poche scene da illuminato patriarca ed eroe americano, a meschino ed alcolizzato schiavo della fica. L’intero cast di Mad Men è composto da personaggi in continuo ondeggiamento tra alcuni momenti di potente autoaffermazione e altri di totale svilimento, ma è con Don che l’alternanza si avverte in tutta la sua brutalità, raggiungendo picchi di incomprensibilità che, lungi dal rappresentare dei difetti o delle cadute di stile dello sceneggiato, sono gli arpioni che intrappolano lo spettatore, anche a discapito del suo comfort.
Curioso, per ricollegarci all’inizio del post, come questa caratteristica trovi riscontro nei giochi BioWare, che da quasi dieci anni a questa parte fanno della possibilità di determinare dinamicamente l’allineamento morale del proprio personaggio un punto centrale dell’esperienza. Si tratta di meccanismi ovviamente rudimentali, inclini ad un manicheismo a volte particolarmente problematico, ma la possibilità di scegliere in tempo reale se sterminare o meno un’intera razza di alieni o di decidere quale dei nostri compagni di avventura mandare incontro a una morte certa è sicuramente uno dei motivi di maggiore interesse dei giochi dello studio canadese, e della serie Mass Effect in particolare.
John Shepard, come Don Draper, può essere alternativamente – e a volte contemporaneamente – un soldato leale come un mercenario senza scrupoli, un amante sensibile come uno sciupafemmine, crudele o comprensivo, diplomatico o prepotente, e in entrambi i “mondi” le oscillazioni tra questi estremi scandiscono il ritmo dell’esperienza dello spettatore/giocatore e la definiscono profondamente. Se nel caso della serie questo è un fatto relativamente comune, seppur solitamente in maniera molto più diluita che nel caso di Mad Men, è particolarmente degna di nota la soluzione che BioWare sta man mano perfezionando al problematico contrasto tra le aspirazioni narrative del videogioco come medium e la sua necessità di interattività. Sono convinto che la storia di un videogame sia sempre in primo luogo la storia del rapporto dell’utente col gioco stesso, la storia del suo padroneggiare e mettere in pratica le possibilità offertegli dagli sviluppatori, ma in giochi come Mass Effect possiamo forse trovare i primi vagiti di un processo che possa un giorno portare a confondere se non eliminare la distinzione tra momenti di attività e passività del giocatore in un ambito narrativo. Un po’ utopico, ma si può sperare.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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