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Critiche geriatriche

Le aspirazioni degli appassionati di musica, quelli veri, sono moltissime. Tuttavia in genere queste si riducono ad essere una serie di inevitabili scelte che decrescono in base all’ambizione e al talento del singolo soggetto. Queste sono: fare il musicista, il produttore, il discografico, il proprietario di un locale/negozio di dischi, e at last ma soprattuto ‘at least’ il critico musicale. Il critico musicale italiano di successo (sì lo so che è un ossimoro) in genere è vecchio, reazionario e rispettato. Uno dei più vecchi e reazionari è senza dubbio il celeberrimo Gino Castaldo, celebre firma di Repubblica e dell’ottimo Musica (sostituito da otto anni dal ridicolo XL). Castaldo, oltre a essere autore di notevoli pubblicazioni e artefice delle famose “Lezioni di Rock” all’Auditorium, è uno di quei critici che coglie ogni possibile occasione per ricordare a noi giovani che il rock è morto e sepolto e che ai tempi suoi sì che la musica era diversa.
L’ultimo articolo che dimostra alla perfezione questo meraviglioso luogo comune è “Il grande silenzio del rock ‘ Questa volta è finita davvero ‘ ”. Castaldo, in questo articolo uscito il 6 Gennaio 2012 su repubblica.it, parte dalle vendite discografiche del 2011 per costruire un delirante ragionamento che affronta senza la minima coerenza discorsi già sentiti e stantii come la crisi della musica rock, il disimpegno giovanile e quindi musicale (i Radiohead sono bravi ma “perché non cantano la protesta?”), la mancanza di inni generazionali come “Blowin in the wind” e “We Shall Overcome”, “London Calling” e “gli ultimi vagiti grunge”. Castaldo forse dimentica che questi ultimi sono stati rappresentazione di una delle generazioni più alienate dello scorso secolo. Tutto il ragionamento è volto a dimostrare la presunta morte del rock, che sarebbe tenuto in vita per miracolo da sparute band che salvo rarissime eccezioni non fanno altro che ricalcare vecchi stilemi.
Le critiche sopra elencate ovviamente non rispecchiano il pensiero del solo Castaldo ma incontrano un vastissimo consenso all’interno sia dell’opinione pubblica (avete presente quei sessantenni che dicono “ai tempi miei sì che era musica: Led Zeppelin, Deep Purple e Pink Floyd”) e della critica in generale. Questi fanno parte di un mondo che fa finta di ignorare che siamo una delle generazioni che, sia in senso quantitativo che qualitativo, ascolta più musica della storia. La nostra generazione non ha una canzone generazionale perché disillusa dalla politica e disomogenea nelle proteste, composta da elementi singoli che quasi mai si rispecchiano in un unico movimento. E’ una generazione che non segue i leader, proprio come auspicava il grandissimo Bob Dylan.  

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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