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Guida minima al brit pop

Il Brit-Pop, per certi versi, non è stato altro che l’ovvio sviluppo di una scena musicale indipendente ispiratissima, l’inevitabile “riconoscimento commerciale” del percorso che il pop-rock britannico aveva intrapreso nei prolifici anni ’80. L’influenza di The Smiths, The Stone Roses, Happy Mondays, The La’s, Teenage Fanclub, Ride e tantissimi altri è stata cruciale per la formazione di pubblico e musicisti che faranno esplodere la scena inglese negli anni ’90.

– Gli Inizi –
L’anno di nascita del Brit-pop (non ce ne vogliano i fan degli Stone Roses, di cui io faccio parte) è generalmente considerato il 1992, anno d’uscita di “The Drowners”, primo singolo dei Suede. I giornali e gli addetti ai lavori inglesi ai tempi erano ossessionati nel voler trovare ad ogni a costo il movimento anti-grunge, per alzare ancora una volta il vessillo della musica britannica. I Suede ai tempi facevano parte della ricchissima scena che orbitava intorno a Camden Town, nella quale spiccavano anche Blur, Lush, Ride e Slowdive.

 

Suede – Suede (1993) 
Promossi fortemente dalla stampa, i Suede non ci misero molto a raggiungere un grande successo in Gran Bretagna, spinti anche dal bellissimo singolo “Animal Nitrate”. Il suono della band è influenzato fortemente del glam-rock anni ’70 e reso affascinante dalla particolarissima voce di Brett Anderson. La loro attitudine androgina, giovanile, con richiami alla cultura glam fu decisiva per la loro esplosione almeno quanto il loro sound.

Blur – Modern Life Is Rubbish (1993)

I Blur così scanzonati, poco pretenziosi e smaccatamente inglesi li troverete solamente qua. Colmo di ritornelli memorabili e di melodie in bilico fra la psichedelia sessantiana e il miglior power pop anni ’80, il disco comincia a battere la strada che porterà i Blur ad essere una delle migliori realtà del panorama pop britannico.
 
The Auteurs – New Wave (1993)

Per una serie di ragioni, The Auters non hanno mai sfruttato il loro talento come le altre band inglesi degli anni ’90, a causa del disgusto che Luke Haines (leader e compositore principale del gruppo) nutriva per il mercato discografico. Il disco, con il suo guitar-pop pieno di arrangiamenti preziosi e intelligenti, arriverà secondo in classifica al Mercury Prize e da quel momento la frattura fra la band e le industrie discografiche sarà insanabile.



 – 1994 L’esplosione del Brit e la morte di Madchester
Il ’94 segna la riconferma dei Suede e dei Blur, e vede il debutto capolavoro degli Oasis. Nello stesso anno uscì il deludente “Second Coming”, attesissimo sequel dell’omonimo album degli Stone Roses, che segna il definitivo passaggio dall’era di Madchester a quella del Brit.

Blur – Parklife

Capolavoro assoluto del Brit Pop e in generale della musica inglese. Sedici canzoni originali, sarcastiche, immensamente catchy. I pezzi, dallo scheletro semplice, sono impreziositi da arrangiamenti geniali e mai eccessivi, in un tripudio di armonie lineari e accattivanti.


Oasis – Definitely Maybe

Anticipato dai singoli “Columbia”, “Supersonic”, “Shakermaker” e “Live Forever”, il debutto degli Oasis sbancò i botteghini e ricevette delle critiche eccellenti. Rispetto alle altre band che fino a quel momento popolavano il movimento britannico, i cinque di Manchester hanno un approccio decisamente più diretto, cosa che li rende da subito accattivanti e popolari. Nel disco emerge il talento compositivo di Noel Gallagher, che trainerà la band in tutti i suoi successi.
 
Suede – Dog Man Star

I Suede sono stati sfortunati. L’abbandono del chitarrista Bernard e il successo stellare di Blur e Oasis offuscò l’uscita di questo album che divenne oggetto di critiche francamente ingiuste (non a caso è oggi considerato il loro capolavoro). Questo secondo album si distacca dal clima sguaiato e ‘giovanile’ dell’esordio e si fa carico di un tono più decadente e drammatico. Un disco difficile, coraggioso, sicuramente un capitolo importante nella discografia del gruppo.


Pulp – His n Hers

Grazie al successo di “Babies”, “Razzmatazz” ma soprattutto di “Do you Remember The First Time” e “Liplgloss” apparirono per la prima volta alle luce della ribalta, dopo anni di gavetta, i Pulp, capitanati dal carismatico Jarvis Cocker che qua inizia a mostrare la sua capacità nello scrivere testi ironici, sagaci, dolorosi. Qui i Pulp si presentano con un pop di classe, intelligente, talvolta drammatico.


– L’apice –
Se il 1994 aveva gettato le basi del brit-pop, il biennio successivo fu incredibile per ogni band albionica. Gruppi senza neanche un disco all’attivo sbancavano il botteghino con un solo singolo, che gli apriva porte a contratti faraonici e a tour mondiali.
Questi furono anche gli anni dell’esasperato confronto Blur-Oasis che riempì le pagine dei tabloid dell’epoca, contribuendo al successo commerciale dei due gruppi.

Elastica – Elastica (1995)

Se ce l’avevano fatta le Hole di Courtney Love a sfruttare l’onda “alternative-grunge” perché gli Elastica, band di Justine Frischmann, compagna del tempo di Damon Albarn, non avrebbero dovuto ottenere i loro 15 minuti? Furono in particolare i singoli “Line Up” e “Connection” a fargli ottenere il loro breve successo prima di farli scomparire fra gli scaffali.

Supergrass – I Should Coco (1995)
 
Il primo capolavoro del 1995 fu l’esordio dei Supergrass, band di Oxford che in circa 40 minuti riuscì, mettendo insieme punk-garage e pop, a riassumere la bellezza della musica inglese e a sbatterla in faccia all’ascoltatore imbastardita, attraverso ritmiche fantasiose e cori irresistibili.
 

The Verve – A Northen Soul (1995)


Non ancora parte del panorama di cui saranno fra gli ultimi a mantenere alta la bandiera, i Verve con il loro secondo album si allontano dallo shoegaze degli esordi per dirigersi verso quel brit-pop psichedelico, alternato a ballate a tinte soul, che li renderà famosi nel successivo “Urban Hymns”.
 

Blur – The Great Escape (1995)

Bissare un disco di enorme successo è sempre un’impresa complicata. La proposta di The “Great Escape” è fedele al sound del precedente “Parklife” ma perde in coerenza e eclettismo.



Oasis – (What’s The Story) Morning Glory (1995)

Il secondo album del gruppo guidato dai Gallagher è il giro di boa dell’intero brit-pop.
Con un successo commerciale senza pari, è il disco manifesto dell’intero genere. Rispetto all’abrasivo esordio “Morning Glory” sottolinea il debito del gruppo di Manchester con i Fab Four. Il disco così come i singoli furono degli autentici istant classic.



Pulp – Different Class (1995)

Se a livello mondiale sono gli Oasis a rappresentare il brit-pop, la realtà è che il gruppo più smaccatamente britannico dell’intero movimento furono i Pulp di Jarvis Cocker. “Different Class” è un indiscutibile capolavoro. La maturazione dal precedente “His N Hers” è senza precedenti. Il gruppo sviluppa al massimo gli elementi di teatralità ironica e il romanticismo bislacco attraverso una sostanziale riscrittura del glam inglese. Il successo di “Different Class” portò i Pulp a essere l’attrazione principale del memorabile concerto di Glastonbury del 1995.
 

Suede – Coming Up (1996)

Il terzo album dei Suede riporta al successo i padrini del brit-pop. “Coming Up”, che al tempo fu definito “party album” dallo stesso Brett Anderson (voce), riporta il gruppo su una linea decisamente glam, al limite del kitch. In un tripudio di ritornelli bubblegum e plasticosi, i Suede risfondano le classifiche.



Ci fermiamo al momento in cui il brit-pop raggiunse il suo massimo successo di critica e pubblico. In questa breve trattazione sono stati trascurati alcuni gruppi non meno importanti (Manic Street Preachers, Ash, Kula Shaker ecc.) per evitare eccessivi dilungamenti. Il declino del brit-pop fu in realtà una lenta agonia in cui si alternavano dischi pessimi a ottimi prodotti, i gruppi che son riusciti a superare la prova del tempo sono, a eccezione degli Oasis, quelli che son riusciti a esprimersi ad alti livelli pur rinnovando la loro proposta.




Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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