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La civetta impertinente

“Socrate, esèrcitati nella musica!”[1]
Un’apparizione nel sonno così tormentava il filosofo, nei suoi ultimi giorni di vita trascorsi in carcere. Ebbene possiamo immaginarci un terrore inaudito: “davanti all’arte quel loico dispotico avvertiva come il senso di una lacuna, di un vuoto, di un mezzo rimprovero, di un dovere forse negletto.”[2]Nel momento decisivo del percorso di ogni uomo, a poche ore dalla rivelazione ultima, il filosofo per eccellenza si improvvisò compositore. “Esiste forse un dominio del sapere dal quale il filosofo logico è escluso? Forse l’arte è, anzi, un necessario correlativo e supplemento della scienza?”[3]
Domande strette, impervi i sentieri per giungere a fragili spiragli di verità. Ma non è  pensabile trascurare un dato oggettivamente valido sia in campo filosofico che in campo artistico, ovvero che entrambi i percorsi puntano verso una comprensione -assoluta- della realtà. Ragionevole risulta dedicarsi all’interpretazione e alla ricerca delle profonde leggi che animano il creato servendosi di sillogismi, che Aristotele designò come la forma fondamentale di argomentazione logica, correttamente regolati per qualità e quantità, antesignani dei moderni manuali di logica matematica. Egualmente magnifica l’impresa di coloro che si approcciano alla conoscenza per mezzo di smalti, compassi, tempere e spartiti. Manifestando un’eroica tendenza alla creazione che riflette in nuce proporzioni celesti, perfettamente riconoscibili nelle ‘cose’ di natura.
Una presunta superiorità anima saltuariamente i protagonisti di suddette ricerche. Mai fu commesso errore più assurdo. Ci si riconcilia alla vita con gli strumenti di cui si è in possesso, immaginazione, intelletto, raziocinio, libertà creativa, tutte virtù necessarie per un’ impresa rivelatrice. Il campo della conoscenza è il terreno comune di una schiera di geni complessi, diversi e parimenti meritevoli, Schönberg e Cézanne come Nietzsche e Rousseau, lo spirito lega indistintamente le menti illuminate.
Nietzsche appunto, qui ripetutamente citato, principe di una rinnovata sensibilità romantica ottocentesca, non solo individuò nella musica, wagneriana in particolar modo, la madre della nuova Germania, come già l’antica Grecia venne educata e guidata dalla grande tragedia eschilea, ma egli stesso si cimentò in prima persona come compositore con risultati discutibili, ‘magnifici’ secondo Mardirossian, ‘pessimi’ secondo lo stesso Wagner, come bene ci racconta un recente articolo di Michel Onfray.[4] 
Ed ecco che si esaurisce il socratismo estetico, i tamburi, mai interrottisi, riprendono gradualmente la loro percussione incalzante. Passato il sublime, giungeremo all’assurdo. Siamo arrivati all’assurdo. Abbiamo superato l’assurdo? I confini si sono persi, siamo ben lontani dai tempi in cui Platone gettò nel fuoco le sue tragedie per non essere sedotto dal dilettevole, bensì dall’utile. Il pensiero filosofico accompagna l’arte, la studia nell’indagine estetica, ne affina l’esegesi. Eppure le due sensibilità sembra si scrutino ancora con sospetto, con diffidenza, in attesa di decretare un giorno, a duello, quale sarà il sapere primo.
“Sostiene Pereira che si sentì più sollevato, finì la sua limonata e fu tentato di prenderne un’altra, ma era indeciso, perché non sapeva quanto tempo Monteiro Rossi voleva ancora trattenersi. Così domando: che ne direbbe se prendessimo un’altra bibita? Monteiro Rossi acconsentì, disse che aveva tutta la serata a disposizione e che avrebbe avuto voglia di parlare di letteratura, lui ne aveva così poche occasioni, di solito parlava di filosofia. E a quel punto a Pereira venne in mente una frase che gli diceva sempre suo zio, che era un letterato fallito, e la pronunciò. Disse: la filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità. Monteiro Rossi sorrise e disse che gli sembrava una bella definizione per le due discipline.”[5]
Jacopo Costanzo


[1] Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia,Editori Laterza, p.104
[2] Ivi, p.104
[3] Ivi, p.104
[4] Michel Onfray, Il musicista Nietzsche, stroncato, “la Lettura”, 18 marzo 2012   
[5] Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli, p.29 e p. 30

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research - warehousearchitecture.org - Laureato a La Sapienza di Roma, lavoro presso lo studio MA a New York - ma.com -

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