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Weezer: hitmaker o band di culto?

Probabilmente avete già sentito parlare dei Weezer e, più probabilmente, vi sarà capitato di ascoltare il celeberrimo singolo “Buddy Holly”, utilizzato anche per pubblicità e ancora in rotazione in radio.
I Weezer si affacciano nel mercato musicale grazie alla DCG Records nel maggio del 1994, periodo in  cui in Inghilterra esplodeva il brit-pop e gli Stati Uniti erano in piena crisi post-grunge. La musica dell’omonimo album, che diverrà noto con il nome “The Blue Album”,  è un guitar-pop fortemente debitore al power-pop (non a caso fu Ric Ocasek dei Cars a curare la produzione dell’album) e all’emo-rock americano. In particolare sono riscontrabili alcune analogie con “Diary”, capolavoro dei Sunny Day Real Esate, uscito a Gennaio dello stesso anno. Le congruenze con l’emo sono riscontrabili soprattutto nel songwriting da ‘adorabile sfigato’ che negli anni ’90 saranno un trademark imprescindibile della musica alternativa americana (arrivando ai giorni nostri in cui questo è, ahi noi, un banalissimo cliché). Autore di questi testi è la voce e chitarra della band, nonché leader e compositore, Rivers Cuomo.


Il mix di chitarre fragorose, ritornelli corali e zuccherosi, autoironia nerd e sapienza pop portò il gruppo ad essere apprezzato immediatamente da pubblico e critica. In particolare il disco fu trainato al successo dal trio di singoli “Undone – The Sweater Song”, “Buddy Holly” e “Say it Ain’t So”. Il successo del secondo singolo, che a volte dà al gruppo l’ingiusta etichetta di “one hit wonder” ( gruppo noto per un solo brano), portò i Weezer a entrare nelle classifiche rock americane e a raggiungere un inaspettato dodicesimo posto in Gran Bretagna, anche grazie all’azzeccatissimo video che vede la band suonare al drive-in di Arnold della celeberrima serie “Happy Days”.

Il fortunato tour del ’94 si concluse nel periodo natalizio. Durante questa pausa Cuomo cominciò a scrivere pezzi per il nuovo album, registrando le sue idee su un registratore a 8 piste. Il disco avrebbe dovuto essere una sorta di rock-opera su tema spaziale. Qualcosa però cambia. Il frontman deve operarsi alla gamba (nasce con la destra più corta) e allo stesso tempo si iscrive ad Harvard, il progetto del concept sfuma (per fortuna?!). La band decide di registrare senza l’ausilio di un produttore. La volontà è di creare un disco che suoni autentico, cupo, scuro. Nelle liriche Cuomo riversa tutte le sue angosce, elimina l’ironia dal suo linguaggio aggiungendo psicosi, manie, relazioni disfunzionali. L’album, “Pinkerton”, prende il nome dall’ufficiale statunitense della celebre Madame Butterfly, drammatica opera di Puccini.“Pinkerton” è un disco aspro e deprimente, un’opera autobiografica senza il minimo filtro, molto lontana dalla spensieratezza pop dell’esordio. L’accoglienza del pubblico è tiepida, quella della critica è ambivalente, ma le grandi testate sono severissime e bocciano l’album senza mezzi termini. Rolling Stone metterà addirittura il disco fra i peggiori del 1996.

Nel 1997 la band si prende una lunghissima pausa (che durerà fino al 2000), durante la quale Cuomo, scottato dall’insuccesso, si concentra sulla stesura di nuovi brani e mette in piedi nuove band con formazioni instabili con cui si esibisce live ma non pubblica nulla. I Weezer torneranno dopo 5 anni, nel nuovo millennio, proponendo un solare power pop (ma molto meno incisivo e interessante), con un altro omonimo album, questa volta verde.
Cuomo avrà ancora parole dure nei confronti della sua seconda opera per diverso tempo, non suonerà le canzoni dal vivo e criticherà duramente la sua scelta di pubblicare un album simile. Tuttavia il culto sotterraneo del disco cresce esponenzialmente sino al 2004, anno in cui Rolling Stone è costretto a recensire nuovamente l’album, questa volta dandogli il massimo. Il disco viene spesso messo in classifica fra i migliori dischi degli anni ’90 e anche Cuomo negli ultimi anni sembra essersi riappacificato con la sua creazione: “Pinkerton è grandioso. E’ super-profondo, coraggioso e autentico. Ascoltandolo, posso dire che era proprio quel che cercavo quando scrissi e registrai quei pezzi.”


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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