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Caspio: tra mare e lago c’è di mezzo il petrolio

Fosse una discussione tra me ed il mio amico Jacopo dopo una serata alcolica ci porterebbe a dibattere fino al sorgere dell’alba. Fatto sta che la realtà non si discosta molto dai dibattiti pseudo seriosi della redazione di Polinice. Infatti, alla domanda se il Caspio è un mare oppure un lago, neanche un team composto da scienziati ed analisti di geopolitica saprebbe dare una risposta. Sfruttando la funzione “ricerca” di un qualsiasi browser e indicizzando su mappe il Caspio non può che non apparire come un lago, eppure la sua dimensione pari a 317 km² lo rende immenso. Aggiungendo la caratteristica salina delle sue acque ciò rende ancor più ardua la ricerca di una nomenclatura condivisa da tutti.

Ora vi domanderete perché questa nomenclatura possa incidere su equilibri geopolitici mondiali. Il perché risiede nel fatto che tutta l’area del Caspio è ricchissima di giacimenti. E, come sempre, l’equilibrio della zona non è affatto stabile poiché si affacciano su di esso ben cinque stati (Russia, Iran, Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakhstan). Ufficialmente i geografi definiscono il Caspio come un bacino endoreico, la cui peculiarità sta nel fatto che si trova 28 metri sotto il livello del mare, cosiddetta depressione caspica, che si estende per 371.000 km² (ovvero una superficie maggiore di quella dell’Italia).

La questione giuridica del Caspio, dietro un aspetto puramente di diritto e scientifico, cela una questione economica e geopolitica di notevole rilevanza. Il bacino del Caspio è considerato da anni il crocevia internazionale per la stabilizzazione e non, a seconda dei singoli interessi internazionali, dell’intera area euroasiatica. Sebbene nel 1982 le Nazioni Unite si siano impegnate nell’affrontare la questione caucasica, attraverso la Convenzione sulla Legge del Mare di Montego Bay, ad essa non è stata ancora apportata alcuna soluzione. Attualmente i paesi che si affacciano sul Caspio, lo considerano come un lago interno. Questa tesi supportata dal duo russo-iraniano è legata di fatto, oltre che ai risvolti economici, al timore che nell’area si possano insediare major occidentali e, soprattutto, forze NATO. I dubbi espressi dalla maggioranza filo Putin russa sulle ultime contestazioni, a loro modo di vedere sostenute dall’estero, risiede nel fatto che gli USA hanno dalla fine dell’URSS intenzione di stabilire la loro influenza sul Souther Tier (i territori a sud dell’ex Unione sovietica).

Il regime giuridico di lago interno rende impossibile la divisibilità delle risorse energetiche presenti nel Caspio. Qualora tale regime giuridico dovesse mutare, Russia ed Iran da paesi con quote di estrazione maggiore passerebbero ad avere partecipazioni minoritarie rispetto agli altri tre paesi litoranei. Con l’acuirsi della crisi iraniano-occidentale la presenza russa nel Caspio ha conferito alla Federazione Russa un ruolo di protagonista nella politica internazionale sul solco della tradizione eurasiatica moscovita. In tale ruolo vi sono due interessi russi: da una parte essa tende a riaffermare il ruolo di potenza mondiale, dall’altro cerca di bloccare l’espansione della Nato nel centro dell’Eurasia in modo da non divenire un paese sotto “assedio”.

La politica regionale del Caspio è divisa dalle ambizioni dei singoli stati che si riflettono sul nodo giuridico mare o lago interno. L’Azerbaigian da vent’anni impegnato in relazioni commerciali con le major occidentali, oltre ad essere favorevole al cambio di status giuridico del Caspio, da un lato vista la posizione strategica della Georgia ha consolidato i propri investimenti infrastrutturali in essa, dall’altro cerca di mantenere buoni rapporti con Mosca evitandone i diktat. Teheran è al momento il principale sostenitore dello status giuridico attuale poiché data la sua conformazione morfologica, qualora il Caspio divenisse mare, potrebbe sfruttarne solo il 15%. L’altro paese considerato tetro dalla comunità internazionale di stampo occidentale, dato lo strapotere del Presidente Nyỳazow, il Turkmenistan, osteggia la posizione russo iraniana, ma riceve il plauso delle altre potenze internazionali nel volere costruire un gasdotto transcaspico fuori dai confini di Mosca. La costruzione del gasdotto transcaspico (TGCP) renderebbe meno influente la posizione della Federazione Russa sulla politica energetica dell’intera Unione Europea. Astana, la capitale del Kazakhstan – dopo aver avuto nel 2010 la presidenza OCSE – è da sempre alleata di Mosca, vista anche la composizione etnica della propria popolazione. Ma ha espresso un parere a favore dello status giuridico del Caspio, vista l’ambizione di trovare percorsi alternativi agli attuali tracciati delle ‘pipelines’ che riforniscono l’Europa. La Russia oltre ad avere un ruolo di leader regionale, attraverso le presidenze di Russia Unita di Putin, è ritornata protagonista della politica mondiale. Il Caspio per essa non rappresenta solo un cuscinetto strategico militare ed un immensa risorsa energetica ed economica ma anche nella guerra al terrorismo interno di matrice islamica, molto attivo nei suoi confini meridionali.

Che sia lago interno oppure mare, la nomenclatura Mar Caspio rimane corretta. Non vi è però un’unica linea di pensiero dal punto di vista scientifico e giuridico. Ma da queste due materie dipendono molti dei futuri equilibri mondiali. La disputa sullo status giuridico del Caspio è destinata a risolversi in un nulla di fatto tra le potenze ed organizzazioni internazionali, un po’ come le discussioni alle cinque di mattina completamente sbronzi tra me ed il mio amico Jacopo. La differenza risiede nel fatto che l’indomani la sbronza a noi ci passa mentre agli Stati sembra non passare mai.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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