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I like the way that they walk and it’s chill to hear them talk

Usciti ad una inusualmente breve distanza l’uno dall’altro, i due Uomini che odiano le donne sono un ottimo esempio di come un remake hollywoodiano di un film europeo (o asiatico) non è necessariamente condannato ad essere una versione annacquata dell’originale. Anzi, non fosse uscito prima si potrebbe dire che il film svedese rappresenta una versione compromissoria della visione di Fincher, molto più peculiare e affilata.
Män som hatar kvinnor cerca infatti di far entrare nelle sue due ore e mezza molta più trama rispetto al suo corrispettivo, in un tentativo, immagino, di essere più fedele al romanzo (che non ho letto), il che porta ad un ritmo probabilmente più serrato, ma anche ad un affollamento dei punti di snodo nell’intreccio e ad una minore attenzione alla caratterizzazione dei personaggi e dell’atmosfera; scelta di priorità, questa, alquanto discutibile in generale, e in particolar modo nel caso specifico visto che non siamo di fronte ad una storia di mistero delle più appassionanti.
Ora, pur tenendo conto che il budget di The girl with the dragon tattoo, stando a Wikipedia, è sei volte quello del film svedese, e che lo star power di James Bond e Rooney Mara surclassa notevolmente quello dell’edicolante di piazza Gustavo Adolfo a Stoccolma e di Noomi “Carlitos Tevez” Rapace (la cui interpretazione, avvenenza a parte, è comunque molto meno estrema e rigorosa di quella della sua collega), il vero punto di forza della versione americana è che, prendendo atto della torreggiante importanza e dell’innegabile fascino del personaggio di Lisbeth Salander, modella l’atmosfera, la messa in scena e persino la musica intorno ad esso.
Mi spiego: The girl with the dragon tattoo è uno dei pochissimi film che mi vengano in mente, mainstream o meno, in cui un personaggio rifacentesi ad una qualche sottocultura giovanile non solo non viene brutalmente caricaturato -cosa che succede anche in film che vorrebbero celebrare una determinata sottocultura, tipo Almost Famous– ma viene addirittura preso a modello, tanto che il look goth/cyberpunk del film, gelido e sfavillante, è quello della sua protagonista.
Nel film svedese Lisbeth è un’intrusa nella buona società, che la guarda con curiosità e ironia, in quello di Fincher la società è da lei spaventata, turbata, messa in soggezione; lo sceneggiatore Steven Zaillian si dilunga molto meno, rispetto al collega scandinavo, sul difficile passato di Lisbeth, menzionato en passant verso la fine del film, e molto di più, per esempio, sull’inversione della posizione di potere tra lei e il suo custode legale.
La colonna sonora, composta da Mr. Self Destruct in persona, suona come qualcosa che Lisbeth potrebbe avere sul suo iPod (al contrario della malriuscita imitazione di Hans Zimmer che propone Män som hatar kvinnor) e, altro caso più unico che raro, nella maggior parte delle occasioni si riesce a capire cosa lei o il suo collega effettivamente facciano quando siedono davanti al computer, che non viene trattato come un deus ex machina grazie al quale si possa giustificare qualsiasi svolta nelle investigazioni, ma come un oggetto che nel 2012 è di uso comune nella vita di chiunque e che non può più essere trattato come l’equivalente di una sfera di cristallo.
Il film di Fincher è gelido, liscio in superficie e marcio nel nucleo, meno incalzante ma molto più teso, anche più brutale quando lo deve essere; da una parte il naturale successore del capolavoro The Social Network, dall’altra un parziale ritorno ad alcuni aspetti della sua primissima produzione (i video di Vogue e Freedom! ’90, Alien³) che erano andati un po’ persi negli anni di mezzo.
Consigliato quindi, più del pur onesto ma meno ambizioso e stilizzato originale svedese; speriamo che Davidone torni per i prossimi episodi della serie visto pure che la miriade di progetti a cui è associato il suo nome in questo momento non mettono esattamente l’acquolina alla bocca.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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