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La rivoluzione dei BRICS passa (anche) da una banca

C’è una guerra lenta e fatta di piccoli passi, spesso indecifrabili per l’opinione pubblica, che prende di mira l’egemonia del dollaro. Se la campagna d’Europa è stata facilmente vinta dagli Stati Uniti, dovuta al fatto che l’Unione Europea è un misto di capitalismo sfrenato e meccanismi statali, la prossima battaglia è molto più ardua. Nel 2001, ovvero quando si parlava nei telegiornali occidentali di scemenze quali la globalizzazione sociale di stampo cristiano-socialista e del pericolo imminente dell’Islam, l’economista britannico Jim O’Neill indica con l’acronimo “BRIC” i quattro paesi allora considerati emergenti (Brasile – Russia – India – Cina). Successivamente si aggiungerà il Sudafrica con la sua “S”.

La scorsa settimana, durante il vertice di New Delhi, è partita la sfida all’occidente da parte dei nuovi grandi. Nuovi grandi che nel 2009 decisero di concordare assieme le decisioni in campo economico e politico. Allora, il meeting dei BRIC (il Sudafrica entrò a farne parte dal 2010) venne snobbato dalle miopi cancellerie occidentali e dai media internazionali. Effettivamente appariva aspro congiungere paesi molto differenti culturalmente e politicamente, ma la voglia di imporsi realmente e di non assoggettarsi alle decisioni di Washington e dell’occidente ha avuto la meglio.

La scelta di riunirsi per un cambiamento in proprio favore non è stato un atto sprovveduto dei BRICS. Dati alla mano il nuovo corso mondiale non può prescindere da essi. Attualmente la popolazione globale è rappresentata per quasi il 50% dalle loro popolazioni. I tre grandi dei BRICS posseggono l’atomica (Russia, India e Cina) ed i due “ex” o quasi paesi comunisti siedono al tavolo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dal punto di vista dei mercati Jim O’Neill ha previsto il superamento, da parte dei BRICS, dell’economia americana nel 2015, mentre la sola Cina compierà questo passo nel 2027. Questo superamento cinese sull’economia statunitense secondo alcune banche private d’investimento potrebbe avvenire nel 2020. Cina che attraverso l’Iran ha annunciato di aver ottenuto dal governo di Kabul il gas afgano, facendo sobbalzare tutti i paesi partecipanti alla campagna di guerra per la lotta globale al terrorismo.

La forza dei BRICS sta nell’aver compreso l’impossibilità di un imposizione globale senza una vera autonomia finanziaria. L’autonomia dei BRICS passa dalla costituzione di una propria banca. Ufficialmente il nuovo istituto non dovrà competere con la Banca Mondiale (saldamente in mano statunitense), bensì esserne complementare. Di fatto la costituzione di una propria banca è l’atto ufficiale con il quale i BRICS pongono in discussione l’egemonia del dollaro. Una rivoluzione finanziaria tale da invertire il corso della storia poiché da più di un secolo la maggioranza delle transazioni viene effettuata attraverso la moneta di canapa.

Scopo della Banca dei BRICS sarà quello di finanziare il commercio dei cinque nuovi grandi nelle rispettive valute in un ottica sempre aperta ad accogliere nuove economie emergenti. Pechino attraverso il proprio presidente Hu Jintao si è resa disponibile ad erogare ai propri partner crediti finanziari e commerciali nella propria valuta. La stessa decisione è stata presa dagli altri quattro componenti del vertice di New Dehli. Vertice che, oltre a rimettere in discussione il sistema economico mondiale, ha anche affrontato discussioni su problemi quali sviluppo alimentare mondiale ed energia. Uno speciale capitolo è stato dedicato all’Iran di cui i BRIC (il Sudafrica è ancora troppo legato a Londra) se ne sono fatti garanti, visti anche i rapporti economici e strategici.

Il messaggio che è partito da New Dehli è chiaro: l’occidente è avvisato, nel mondo c’è qualcosa di nuovo. Un nuovo corso che ad istituzioni e valori (valute) del passato non vuole più sottostare. La rivoluzione dei BRICS è partita e tutti noi ne saremo volenti o nolenti parte.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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