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Quando si è in vena di apprezzamenti

Al di là delle riflessioni teoriche e delle prescrizioni estetiche con cui hanno movimentato il dibattito cinefilo del loro tempo, credo che il maggior merito dei critici dei Cahiers du Cinema degli anni ’50 e ’60 sia stato quello di abbattere il muro che nella concezione comune del pubblico, o almeno di quello più “raffinato”, e di moltissima parte della critica, separava piuttosto nettamente il cinema d’autore, principalmente europeo, dalla produzione dei registi operanti nel contesto dello studio system americano. Oggi sembra inconcepibile, ma autori come Hitchcock e Hawks godevano di scarsissima considerazione prima che la banda messa insieme da André Bazin li elevasse allo status di riveriti maestri, ponendoli sullo stesso livello di altri grandi e meno accessibili registi. E’ questo atteggiamento che trovo particolarmente cospicuo nell’attività dei nouvellevaguisti, questo dare una chance a chiunque senza accettare il classismo intellettuale che spesso affligge la critica, quella cinematografica quanto quella di altro genere.

A oltre cinquant’anni di distanza lo spirito di quella fenomenale comitiva è andato un po’ perduto e sono davvero pochi i filmmakers che riescono a guadagnarsi l’attenzione della critica internazionale senza passare dai grandi festival (che ormai spuntano come funghi), con tutte le pregiudiziali stilistiche che questo comporta. Certo, nelle rassegne più importanti si può trovare qualche esotico e sofisticato film di genere, magari qualche “tarantinata” dell’ultima ora, ma resta il fatto che ci troviamo in una situazione in cui a Cannes è molto più facile imbattersi nei Lars Von Trier che nei Michael Mann.

E’ per questo motivo che trovo molto interessante e consiglio a tutti il Notebook di mubi.com, digital magazine di critica e cultura cinematografica veramente a tutto tondo, che pur dedicando ampio spazio alla “scena” più festivaliera, offre spesso e volentieri riflessioni approfondite su tutto quel lato del cinema che la maggior parte della critica dà per scontato se non direttamente snobba. Tra i registi più trattati rientrano per esempio Michael Bay, John McTiernan, Tony Scott, nomi che probabilmente ai più dicono poco, pur essendo registi di cui pressoché chiunque avrà visto almeno un paio di film in vita sua, e che vengono regolarmente liquidati dalla maggior parte della critica di ogni credo e provenienza con due frasi fatte sulla “solita minestra hollywoodiana” o cose simili.
L’atteggiamento del gruppo di critici del sito può a volte apparire come un auteurismo forzato, ma la profondità e la qualità delle riflessioni, la vastità degli interessi, il tono mai apertamente polemico, indicano una passione che va al di là del pur evidente scimmiottamento di alcuni aspetti dello stile dei Cahiers.

Menzione speciale per Ignatiy Vishnevetsky che a 26 anni è già probabilmente il più illuminante e appassionante critico cinematografico che mi sia capitato di leggere: pozzo di scienza e grande scrittore, non è raro che i suoi articoli mi risultino più interessanti dei film di cui parlano.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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