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Black Keys – El Camino

Lo ammetto: quando con gli altri ragazzi di Polinice cominciammo a parlare di come avremmo affrontato i nostri argomenti avevo giurato che non avrei fatto recensioni di dischi. Un po’ perché già lo faccio per altri siti, un po’ perché è un’operazione che talvolta risulta noiosa e limitante,e mi ero ripromesso di evitarlo. Tuttavia, in occasione delle feste, ho deciso di concedermi un’eccezione per parlarvi di uno dei migliori dischi del 2011.

Dicembre per me è un periodo di bilanci.  Ogni anno, con precisione quasi maniacale, decido i miei dischi preferiti, andando a ripescare e a riascoltare le uscite interessanti che non ho ancora avuto modo di apprezzare. Per me è fondamentale arrivare pronti alla fine dell’anno. Ovviamente per fare tutto ciò c’è bisogno di una certa preparazione,  ergo gli ultimi mesi dell’anno sono dedicati a questa faticosa ma gratificante opera. Quest’anno, però, tutti i miei sforzi sono stati vanificati da un disco uscito il 6 Dicembre 2011, “El Camino” dei Black Keys.
Nonostante gli eccellenti giudizi di siti e riviste che prendo come riferimento, in una prima fase mi imposi una stoica resistenza. Io i miei dischi li avevo già scelti, maledizione! Non volevo farmi fregare, in fondo a Dicembre escono solo i dischi che devono vendere a Natale, niente di rilevante. Eppure i consensi divennero trasversali: amici, conoscenti, mentori, tutti coloro che ascoltavano “El Camino” rimanevano rapiti. Dovevo averlo!
Garage, blues, rock n’ roll, hard rock, soul, ci sono gli ingredienti perfetti, cucinati insieme dall’intelligente Danger Mouse, ormai quasi terzo membro della band, che dà al lavoro una produzione assolutamente inattaccabile. Dalle tastiere vintage di “Lonely Boy”, all’entrata di batteria ‘alla Bonham’ sulla ballata zeppeliniana Little Black Submarine, al riff alla Kinks di ‘Money Maker’ è un susseguirsi organico del meglio del rock dei 60’s e 70’s. E non c’è critica di revivalismo che tenga, questo disco vive di luce propria. La dimostrazione sta nel fatto che dopo mesi di bombardamenti attraverso passaggi radiofonici incessanti, pubblicità e servizi televisivi questo LP suona ancora fresco e appassionante. Il singolo “Lonely boy”, promosso da un video semplice e geniale, è un pezzo talmente accattivante che non riuscirebbero a farmelo odiare nemmeno se diventasse una super-hit estiva.
Insomma un disco che ancora non riesco bene a spiegarmi, senza dubbio un istant-classic, chissà se resisterà alla dura prova del tempo.
Io scommetto di sì.
Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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