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This Is England

La mancanza di grossi movimenti affermatisi nella consapevolezza collettiva e il costante salasso di talenti da parte dell’industria americana hanno sempre lasciato la cinematografia britannica un po’ in ombra rispetto a quella di altri paesi europei di dimensioni comparabili. Lo stretto e abbastanza vassallatico rapporto con gli studios che ha caratterizzato praticamente l’intera storia del cinema d’oltremanica non ha però impedito l’affermarsi di una pattuglia di apprezzati autori più quintessenzialmente britannici, nonché lo sbucare un po’ dal nulla, e più frequentemente che in altri contesti, di film i cui creatori ricadono spesso nel buco da cui sono usciti. Il risultato di questa situazione è che, pur venendo raramente fuori il capolavoro, il panorama cinematografico inglese spesso offre ottimi e poco celebrati filmucoli che meriterebbero più spazio, specie in un paese come l’Italia dove si tende a riservare la maggior parte dell’attenzione a film di più cospicua magnitudo e ambizione.
Ecco dunque tre film, uno per ciascuno degli ultimi tre anni, che probabilmente sono sfuggiti ai più, ma che sfruttano in maniera positiva la loro “inglesità” senza abbandonarsi al provincialismo che martoria le nostre sponde o alle illusioni di grandezza che a volte caratterizzano la produzione d’oltralpe.
Tutti e tre i film non hanno ricevuto nessuna distribuzione in Italia, per cui mi sa che non infrangete nemmeno la legge a scaricarli, fate un po’ voi.

In The Loop è una satira spietata del cortocircuito tra politica e media nel contesto delle relazioni tra il governo inglese e quello americano; il film segue uno sprovveduto ministro inglese e i suoi assistenti mentre cercano di districarsi tra dichiarazioni stampa e colleghi assetati di sangue -su entrambe le sponde dell’Atlantico- nei giorni precedenti allo scoppio di una guerra in medio oriente modellata sulla crisi irachena del 2003. Il ritmo è indiavolato e degno delle migliori screwball comedy, gli attori, e in particolare il tal Peter Capaldi nei panni di un aggressivo e volgare funzionario inglese, forniscono prestazioni letali che contribuiscono al tono nerissimo del film, amplificato notevolmente dalla relativa plausibilità degli eventi rappresentati. In The Loop è per l’appunto una satira nel senso più oraziano del termine: non sconfina mai nella parodia e ci fa ridere e facepalmare allo stesso tempo senza che i pur presenti intenti “morali” prendano il sopravvento e annacquino la forza comica della pellicola.

The Arbor è un mezzo documentario molto inusuale, in cui degli attori (attrici principalmente) recitano in labiale mentre le voci vere e proprie che sentiamo sono prese da interviste fatte ai tempi alle vere protagoniste della vicenda, che è quella del rapporto della drammaturga Andrea Dunbar (The Arbor è il suo primo e più celebre copione, scritto a 15 anni) con le sue figlie, visto con gli occhi di queste ultime. La storia, vera, è una di quelle durissime di disagio sociale, dipendenza, sfiga generale e stronzaggine particolare che tante volte vengono banalizzate da un approccio pedante e morboso, ma che qui col trucco del “doppiaggio inverso” assume tratti surreali ed onirici che sottolineano il contrasto tra la veridicità degli eventi e la loro assurdità umana.

Last but not least, Kill List, film descritto pienamente dall’etichetta “horror” ma in maniere non necessariamente convenzionali. L’ultima parte del film presenta tratti abbastanza caratteristici del genere, ed è un quarto d’ora di follia totale, finale del cazzo incluso; è però il resto del film che prepara il palcoscenico ai fuochi d’artificio che verranno, in una maniera che molte pellicole di questo tipo -anche di quelle buone- si scordano o non sono in grado di fare. Senza svelare troppo, la prima parte del film parla dei problemi coniugali di un assassino prezzolato: lo stile visivo è scarno, la tensione drammatica tra i personaggi è fortissima ed ottimamente sostenuta dagli attori, e il senso di angoscia è palpabile sin dalle prime battute. Se avete sempre considerato gli horror un po’ ridicoli e poco spaventosi in quanto poco drammaticamente credibili date a Kill List una chance.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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