Home / Interviste / 40 Gradi: alla ricerca della tendenza perduta. Intervista al proprietario del tempio dello streetstyle a Roma

40 Gradi: alla ricerca della tendenza perduta. Intervista al proprietario del tempio dello streetstyle a Roma

downloadSe l’idea che avete di Roma si avvicina, anche solo lontanamente, a quella di Julia Roberts nel film Mangia, prega, ama, siete fuori strada. Perché alla larga dai mille cliché stantii che la cinematografia americana si ostina ad appiccicarle, Roma oggi è in totale fermento, in una fusione di antico e contemporaneo. Una città che non ha nulla da invidiare alle grandi metropoli europee, soprattutto dal punto di vista dell’abbigliamento. Basta sapere dove cercare. Se riuscite a svicolare dal gregge umano che popola via del corso, (dove avanzando a passo di formica butti l’occhio su tutte le grandi vetrine ma finisci inevitabilmente da Zara) potrete dedicarvi alla ricerca di piccole perle dello shopping romano.

Nel cuore del quartiere prati, lontano dalle shop maps degli agguerriti giapponesi, si nasconde uno dei negozi più interessanti di Roma. Definito il “faro della scena streetwear romana”, 40 gradi è la cura contro la massificazione dell’abbigliamento. Veterani come Levi’s vintage e Cheap Monday e piccole chicche fuori dal mercato tradizionale italiano come Maharishi, Silas, Supreme, Jeans Kato, Ivana Helsinky, La Casita di Wendy, Dupe, Apollo, Tonite, Goodenough, Goldengoose, Phtalo, fanno da fondo ad un negozio insolito, su due piani, arredato in tipico stile inglese anni ’80.

Appena entrata, resto colpita dall’ atmosfera familiare, all’ora dell’aperitivo vengono offerte fragole e champagne, un mega schermo collegato alla playstation domina la prima stanza, uno dei proprietari chiacchiera con un cliente..Dato che nessun commesso mi si avventa alla carotide per chiedermi se sto cercando qualcosa posso liberamente curiosare tra gli occhiali vintage, gli stivaletti e le maxi maglie. Dopo una buona mezz’ ora di spulciamento e dopo avere scoperto che la linea Jeffrey Campbell include altri modelli diversi dal classico LITA (noto anche come Timberland con il tacco) meno reclamizzati ma sicuramente più indossabili mi dedico alla mia intervista.

Il mio interlocutore è Stefano, uno dei due fratelli proprietari.

 

40gradi3D: Siete stati definiti come “il diamante dello street style a Roma”, ma cos’è per te lo street style?

R: Lo street style è la strada. Una strada interpretata in maniera urbana, non necessariamente sportiva. E’ il modo in cui ti concedi alla città. In generale io sposo sempre un vestiario comodo per lo street, maglie lunghe, pantaloni meno stretti.

 

D: Il vostro è un negozio dai marchi sia famosi, che ricercati, provenienti dall’estero. Com’è il rapporto di chi compra con i brand fuori dal mercato tradizionale italiano?

R: La ricerca è quello che ci ha premiato fin dall’ inizio. Scegliamo brand magari ancora sconosciuti, fatti da ragazzi che veramente hanno studiato moda non per “moda” ma per passione. Sicuramente il noto mette meno paura, ma Roma è comunque una grande metropoli dove ancora c’ è chi vuole uscire fuori dal perimetro. L’osare, in una città grande, non è poi cosi pazzesco. Roma non ha niente da invidiare a Londra o Parigi, basterebbe viverla un po più intensamente e informarsi di più su quello che accade. Rue de Rivolì , Oxford Street e Via del Corso, è tutta la stessa storia: mutande, Adidas, Nike, mutande, Adidas, Nike.

 

D: E cosa sta accadendo secondo te? Come cercano i giovani che entrano qui?

R: Le persone che vengono qua dentro sposano sempre un consiglio, e questa per noi è una vittoria. Si fidano di noi. Sono tutti alla ricerca di una tendenza, ma ognuno deve farsi la propria. In questo momento dove c’è veramente di tutto non esiste più nemmeno una tendenza ben definita. Alla fine degli anni 80 c’è stato un cambio dallo juppies al bermuda, la stessa persona che portava il cravattone si ritrovava a campo dei fiori la sera con i bermuda. E’ l’evoluzione. Oggi non è più così, la globalizzazione, internet, il mondo veloce, hanno distrutto la possibilità di una tendenza unica. Posso dire che sicuramente la crisi si è riflettuta nei colori, si vende molto più nero.

 

D: Qual’è il vostro target?

R: Parliamo di ragazzi un pochino più grandi, a partire dai 20-25 anni. Perlopiù uomini, in parte perchè noi siamo due fratelli, in parte perchè il pubblico femminile è più difficile da accontentare perchè più esposto al “low cost”. I vari Zara e H&M sono rivolti alle donne, sugli uomini hanno meno appeal, per loro sarebbe banale. Consideriamo anche che gli uomini iniziano prima a lavorare rispetto alle donne e quindi hanno maggiore disponibilità economica.

 

D: Fashion victim anche gli uomini quindi…

R: Si, bisogna riconoscere che al look ci tengono anche loro. Gli uomini hanno oggi le stesse forme di fanatismo che avevano le donne negli anni passati, mentre le signore ora sono andate oltre. L’uomo è ancora alla crema, la donna è arrivata al botulino.

 

D: Infine, tornando alle ragazze, in due parole cosa si vende di più e cosa ha perso quota?

R: Sparite le gonne, solo leggings… ma cambiando argomento, è l’ ora dell’ aperitivo?

 

E accettando un bicchiere champagne continuo a pensare come mi starebbero bene quelle scarpe gialle tacco 12 in vetrina.

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

Check Also

È morto Azzedine Alaïa, chi era lo stilista che snobbava le fashion week

Era sua abitudine presentare le sfilate al di fuori del calendario dell’alta moda, lontano dalla ...