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The Riddle

Questa settimana voglio provare un piccolo gioco propostomi dal mio fan club di Vibo Valentia. Ho di recente visto per la prima volta un film molto noto e popolare, un film comunemente connotato in una certa maniera e collocato in una ben definita categoria di pellicole; ebbene, con mia grande sorpresa mi sono trovato davanti a un qualcosa di molto diverso da quello che mi aspettavo, sia per tipo di film che per qualità. Quello che voglio fare è cercare di parlare di questo film per come l’ho visto io, senza svelare titolo e troppo della trama, e vedere se qualcuno capisce di cosa sto parlando. Non intasate i commenti mi raccomando che poi il blog crasha.

Trattasi di un thriller hitchcockiano che per estetica e una certa particolare attenzione alle lame utilizzate nel corso della pellicola da vari personaggi potrebbe ricordare anche un po’ Argento e il giallo all’italiana. La differenza principale sta nel fatto che, al posto delle bizzarrie e perversioni varie dei cineasti nostrani, c’è una storia d’amore più classica a fare in parte da contraltare all’intrigo principale; questa polarità è però subdolamente minata da alcune “storture” che rendono il lato amoroso della storia disagevole e un po’ forzato, contribuendo di fatto all’atmosfera vagamente neurotica del film.
Le “storture” di cui parlavo sopra sono, per esempio, un’eccezionale deglamourizzazione del protagonista, una superstar hollywoodiana -nonché un raro cane di attore- che sguazza in questo ruolo volutamente mono-espressione, corredato da uno dei peggiori tagli di capelli della storia del cinema. Anche la protagonista, che per esigenze di copione non poteva subire un trattamento analogo a quello del suo collega, viene comunque messa in una luce ambigua, un po’ per il suo generale comportamento da stronzetta, e ancora di più per un paio di espressioni volgari piazzate con una tempistica veramente magistrale che la deprivano di qualsiasi alone da eroina romantica.
La storia d’amore, che del resto ha finito con l’essere l’aspetto di maggior attrattiva del film sul pubblico, non è comunque fallimentare in quanto tale, e anzi, una volta inquadrati i personaggi, i loro reciproci rapporti hanno molto più senso di quanto spesso non accada al cinema, però è anche molto lontana dall’essere l’apice dello smielamento hollywoodiano per cui spesso viene fatta passare.
Il fulcro della pellicola restano infatti una serie di scene di tensione estremamente efficaci, collocate nel contesto di una trama sopra le righe e un po’ tagliata con l’accetta, ma, come dicevo sopra, non in maniera molto diversa da quanto succede nei film di Dario Argento, che anzi, non avendo problemi di rating MPAA, o preoccupazioni di buon gusto varie ed eventuali si è sempre sbizzarrito a livello di intreccio almeno quanto lo ha fatto per la quantità di sangue finto impiegato.
Il climax conclusivo in particolare è Hitchcock purissimo, riproposto con una perizia ed un ossequio verso il Maestro che sono merce sempre più rara e che fanno di questo film un po’ un revival se vogliamo, e certo nulla di originale, ma anche una pellicola disposta a rischiare di apparire sgangherata e ridicola -camp, per dirla in lingua originale- qualità per me impagabile in un film d’intrattenimento e che a Hollywood si stanno un po’ perdendo per strada negli ultimi anni con le sensibilità più indipendenti e sundanceiane che conquistano crescenti fette di pubblico.
Molto appropriata anche la fotografia patinata e a tinte forti, perfetta per il tipo di ambienti mondani in cui si muovono i personaggi, con la sequenza finale (in realtà c’è un epilogo, ma l’intreccio della trama si risolve prima) nuovamente esempio perfetto e apice dello stile del film.

 
Per cui niente, un film da riscoprire, anche perchè non ho detto che film è e la caccia al tesoro è ufficialmente aperta; in palio la canottiera della salute autografata di Gigi, non fatevela scappare.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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