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La gonna..questa sconosciuta

allure-anni-50-per-helena-bordon-con-giacchina-bianca-e-gonna-in-pizzo-a-ruota-abito-nero-con-corpino-senza-maniche-e-occhiali-vintage-a-farfalla-per-laltra-addetta-ai-lavori“Voglio una donna, donna
Donna con la gonna, gonna…
Prendila te la “Signorina Rambo”
che fa la corsa all’oro
tenera come un muro
padrona del futuro
stronza come un uomo
sola come un uomo”
(Roberto Vecchioni, “ voglio una donna” 1988)

Il disegno stilizzato di un uomo o di una donna è identico tranne per quel triangolino che rappresenta la gonna. Avrebbero potuto disegnarci i capelli lunghi, una borsa, delle scarpe con il tacco, invece no. Questo perché la gonna vale per noi come un manifesto.

Erano gli anni 60, in un momento più dandy che mai, miscela di conservativismo, insolenza ed eccentricità, si andava verso la liberazione dei costumi e degli abiti: stufe di guanti, tacchi e corsetti, in ribellione con la società borghese, ipocrita e asfissiante, le donne sfidavano i confini e optavano per comodità e capelli corti, sfoggiano collant colorati, scarpe piatte e minigonna, sperimentando persino inserti techno. La minigonna nasce con, e trascina con sé, tutti i swinging sixties, ovvero i dieci anni più importanti del XX secolo, parlando di costume.

gonna-868x600_oggetto_editoriale_720x600Tutte noi abbiamo, da qualche parte nell’armadio uno svariato numero di minigonne di jeans, sfrangiate, colorate, con le tasche a contrasto…finite nel dimenticatotio.
Colpite a morte dagli shorts, uccise dai leggings, oggi sempre meno donne con la gonna e sempre più donne Rambo con i biker. Non voglio necessariamente dire che non cediamo al fascino di qualche gonna a vita alta o a ruota modello ballerina, dico che l’immagine della donna di oggi non è di una donna-con-la gonna, dico che per quanto belle siano aprendo l’armadio la mattina tra leggings e mini non c’è più nemmeno competizione. E non c’è competizione perchè ci siamo impigrite: la gonna è un manifesto, e come tale richiede un impegno, un ideale da sottoporre al giudizio del pubblico. Mettere la gonna vuol dire dover scegliere cosa abinare e come, cercare un equilibrio tra lo ” scoperto sotto” e lo “scoperto sopra” quindi riflettere, esporsi, esprimere se stessi anche in questa forma. Se metti un vestitino con un capo solo passa la paura. Non devi pensare, ti puoi arruolare nell’esercito del preconfezionato e sparire tra la folla.

La gonna, una sorta di tormentone delle sfilate francesi che si ripresenta ad ogni stagione senza effetti sul comune senso del vestire. E dire che ce le hanno riproposte in tutte le variabili: mini, maxi, perfino “midi” ( la gonna ben oltre il ginocchio e spesso e volentieri fino a metà polpaccio che fa pensare al guardaroba di Betty Draper dalla serie televisiva ‘Mad Men’). Forse sarà vero che la lunghezza della gonna si relaziona in qualche modo alla situazione economica e le gonne midi, dritte e svasate, proposte per l’inverno 2011 2012 ricordano gli anni ’40 e ’50,il periodo del dopoguerra.
Quest’estate si torna, dicono loro, femmine sui tacchi e con la gonna a ruota.
Quest’estate, dico io, si torna femmine anche con la gonna.

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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