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Guida (non convenzionale) alle Presidenziali Francesi

Parlare della Francia è come parlare del tuo amico laureato e con un buon lavoro che il venerdì sera si fa di LSD. Ecco potrà sembrare un parallelismo ardito, ma la Francia dal post De Gaulle assomiglia a questo. E’ un paese schizzo-frenico, che quanto a contraddizioni supera l’Italia, divisa tra la “Grandeur de la France” e l’attuale condizione di un paese che risiede nei tavoli che contano (Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Nato, Ue, G8), ma incapace di essere realmente incisivo nella costruzione del prossimo futuro e di imporre la propria cultura.

Ora prima di immergersi nell’analisi del voto francese bisogna tenere a mente due cose. La prima che la Francia ha un ottimo sistema elettorale ove dopo il primo turno passano al successivo solo i due candidati più votati con rispettiva lista. La seconda è che in Francia chi è di destra lo è per davvero. Sì di destra, perché di sinistra, anche se ben celate dai media, in Italia esistono porzioni effettive di elettorato. In Francia la destra esiste e non è attaccata ne’ a retaggi del passato ne’ a moderatismi estremi, di chi per qualche poltrona ha venduto il sangue.

La destra francese si basa su principi semplici ed inamovibili per essa: l’appartenenza alla Francia, il culto del lavoro ed il diritto sancito dallo Stato. A questa fascia di destra tradizionalista e gollista appartengono i candidati: Sarkozy, Le Pen e Bayrou (un moderato di centro). Il Front National, non come estrema destra di italica ignorante consuetudine, ma come destra sociale, la quale si differenzia dal resto dell’area gaullista per il rifiuto netto dell’immigrazione e l’avversione alla globalizzazione e all’unità economica europea. Ecco, se la scorsa tornata elettorale ha promosso al secondo turno Hollande e Sarkozy, la vera vincitrice è Marine Le Pen del Front National.

Marine Le Pen, non solo ha intercettato il voto di protesta, ma ha integrato e sorpassato per proposta e novità temi storicamente legati alla sinistra. Dai temi ambientali, dove definisce “eresia ecologica consumare prodotti coltivati a 20mila km di distanza e riciclare i rifiuti migliaia di chilometri più avanti” su stile delle teorizzazioni di Rifkin, alla laicità dello Stato divenendo paladina della difesa della “Legge del 1905” (la Legge sulla Laicità dell’Assemblea Francese). Un successo destinato a radicarsi se in Europa le istanze sociali e la propensione a politiche orientate più all’economia reale che a quella finanziaria continueranno a essere accantonate da PSE e PPE.

La gauche è un qualcosa di puro, non esclusivamente nei militanti come in Italia, ma anche nella sostanza dei partiti. Divisa in più partiti, comunque minoritari rispetto alla totalità della destra, con proposte e temi di vario genere ha messo fine all’erosione di consensi in atto dai tempi di Mitterand. L’alternativa ai big a sinistra è stata raccolta dal Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon, sebbene si sia posizionata solo come quarta forza, il miracolo è stato ricoinvolgere migliaia di militanti e aumentare rispetto alle elezioni del 2007 di un 4% i voti della sinistra oltre il Partito socialista. Quanto a Partito Comunista e a quello Anticapitalista pagano la poca attualizzazione dei programmi elettorali (sebbene in periodo di crisi) e la divisione.

Detto questo l’unica cosa che conta è il risultato e a casa per ora lo hanno portato i favoritissimi François Hollande e Nicolas Sarkozy. Quel che ha colpito gli analisti politici è stato il risicato distacco tra i due candidati (28.6 – 27.3) a favore del leader socialista. Ciò non ha colpito i sondaggisti francesi che hanno solo in questo caso anticipato le tendenze elettorali, preannunciando per il resto un astensione massiccia (ha votato l’80%) e la conquista del terzo posto da parte del Front de Gauche (la Le Pen lo ha distaccato di ben 7 punti percentuali). Lo scontro è tra due uomini e non tra partiti, poiché a vincere sarà il candidato e non il partito. Certo, ascoltando il tono dei discorsi di François Hollande a confronto Bersani emana un carisma degno di Berlinguer, ma la sostanza nel paese transalpino paga. La campagna di François Hollande e del Partito Socialista Francese si è basata sull’essere un “Presidente Normale” in contrapposizione a quello del rivale Sarkozy. Una campagna elettorale di stampo socialista dalla rivendicazione della Sovranità Monetaria (in Italia l’hanno ceduta senza batter ciglio) all’estensione dei diritti di Cittadinanza passando per l’abbassamento dell’iva sulla cultura e il blocco del prezzo del greggio per tre mesi. Eppure in queste elezioni tutti davano per spacciato o quasi l’attuale Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy.

Nicolas Sarkozy è uno how man. Piccolo ed intraprendente ha riproposto la Francia come protagonista della politica internazionale. Dalla concezione dell’Euromed all’attacco in Libia in nome della democrazia e della “Grandeur de la France”. Peccato che la crisi e la sudditanza alla Cancelliera tedesca Angela Merkel lo abbiano portato a istituire e pattuire una regolamentazione europea ove le istanze proposte si sono rivelate insufficienti ad affrontare la crisi dei debiti sovrani e dell’economia reale. Questo, assieme ad un discutibile matrimonio, lo ha reso inviso alla maggioranza di francesi ed europei. Ma la storia insegna che non è mai detta l’ultima parola.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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