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Il futuro e l’energia dell’Argentina è donna

Quando vedo intorno a me manifestazioni a favore dell’uguaglianza tra uomo e donna mi chiedo come sia possibile che la riscossa delle donne debba passare da starlette e giornaliste prive di proposte e della funzione essenziale di ogni guida ovvero l’essere esempio agli altri. Non parlerò di Hillary Clinton, ne’ della nostrana Emma Bonino, bensì di una donna che sta prendendo in mano un paese ed un continente. Il suo nome è Cristina Fernandez de Kirchner. Presidente della Nazione Argentina, eletta la prima volta nel 2007 e trionfalmente riconfermata nell’ottobre del 2011, incarna l’anima di sinistra del peronismo attraverso il suo partito “Frente para la victoria”. Se pensate che l’Argentina sia ancora in crisi, bene forse è ora che vi leggiate qualcosa di reale e concreto perché è dal 2002 che la punta a sud dell’America Latina cresce senza arrestarsi. Il tutto frutto di politiche all’opposto di quelle europee ed italiane (di ieri ed oggi).

Non appena insediatasi Cristina Fernandez de Kirchner ha affidato ad un biologo molecolare il Ministero della Scienza, Tecnologia ed Innovazione Produttiva per poi proseguire nel progetto “Raices” che ha riportato in Argentina 800 scienziati espatriati. L’istruzione al centro della politica kirchneriana ha visto passare gli investimenti dedicato a questo strategico settore rispetto al PIL dal 3,64% nel 2003 al 6,02% del 2010 ed inoltre ha realizzato, su base del “Piano Quinquennale Peroniano”, la costruzione di 1000 edifici sclastici. Vincitrice del Premio “Ceres” della FAO per la lotta alla fame anche la soglia della povertà è scesa in Argentina passando dal 21% del 2006 all’11,3% del 2009 (il 9,6 nelle zone urbane di Buenos Aires). Lo stampo ideologico peronista ha portato alla nazionalizzazione dei fondi pensionistici, al salvataggio delle linee aeree nazionali (svendute nel 2002 alla spagnola Iberia) e il ripristino e ampliamento delle reti ferroviarie. Fino ad ora questi dati potrebbero essere qualcosa di normale in un paese che con costanza e nonostante la crisi globale sta proseguendo a crescere. Eppure a sconvolgere il mondo è stata la “nazionalizzazione” della compagnia energetica YPF (controllata dalla Spagna Repsol).

A metà aprile del c.a. media e analisti finanziari di tutto il mondo si sono concentrati sull’annuncio a reti unificate del Presidente Cristina Fernandez de Kirchner: il 51% della compagnia energetica YPF passerà alla Nazione Argentina il restante 49% alle provincie. Il motivo risiede nella non accolta richiesta da parte del Governo Argentino compagnie petrolifere presenti nel paese di aumentare la produzione di greggio. Infatti, nel 2010 le esportazioni di Buenos Aires dall’estero sono aumentate del 110% pari a circa 9mld di U$D. Tale richiesta per mesi è stata ignorata dalla compagnia di proprietà iberica. L’indomani la decisione il titolo della Repsol perdeva il 6,1% nonostante Madrid guadagnasse il 0,7%, ma il messaggio di fondo era ben altro. Quel che inquieta l’Europa è un ulteriore strappo al diritto internazionale a poca distanza dalla vicenda dell’Enrica Lexie in India.

La non lungimiranza delle scelte politiche ed economiche europee lascia il “vecchio continente” in balia degli eventi, ove la politica atlantica può essere vincente per uno solo dei partner: gli Stati Uniti d’America. Il Presidente della Commissione Europea ha ribadito la volontà di ristabilire il «rispetto da parte delle autorità argentine dei loro impegni internazionali, quelli che decorrono dagli accordi bilaterali che si applicano in questo caso per la protezione degli investimenti spagnoli. Barroso ha chiesto quindi ai suoi uffici di seguire da molto vicino l’evolvere delle situazione». Annullando in seguito la riunione congiunta tra la Commissione europea e l’Argentina in programma nella seconda decade di prile. Chi non si è fatto trovare impreparato è stato il mercato azionario, o meglio quella fetta che si affida ad analisti economici e geopolitici. Questi ultimi hanno da lungo tempo compreso che non si gioca più su rapporti di forza post II guerra mondiale, bensì l’analisi di ogni piccola scela può tradursi in un boomerang capace di farti perdere (se privo di mezzi di analisi) o guadagnare molto più di quello investito. La Spagna da tempo impegnata da due mesi in trattative in difesa della multinazionale Repsol è stata di nuovo messa in discussione per via di un ulteriore nazionalizzazione, questa volta in Bolivia, della Compagnia Transportadora de Electricidad S.A. (TDE) del Red Electrica. Il presidente Morales ha di fatto festeggiato il Primo Maggio occupando la sede con l’esercito della sopracitata TDE, con un esproprio degno di entrare nella storia dell’America Latina. Non pensiate sia un caso, che questi atti unilaterali di espropriazione, avvengano nello stesso momento in cui i “Bonos e Obligaciones del Estado” sono sotto attacco.

Quel che insegna l’Argentina è che dalle ceneri si può ripartire nonostante molteplici difficoltà. Nel caso argentino preoccupa la spropositata crescita dell’inflazione e la continua fuga di capitale. Di fatto oltre ai BRICS si affaccia un nuovo giocatore sulla scacchiera delle scelte mondiali, poiché ciò che sembra caratterizzare un solo paese spesso condiziona il mondo. Il Presidente Cristina Fernandez de Kirchner a caldo dopo la rielezione lo scorso ottobre si è rivolta al suo partito dicendo: “Abbiate convinzione delle vostre idee e quando tutto è perso, è quello il miglior momento di sempre per lottare per il proprio Paese e per le proprie idee”. In fondo basta essere se stessi per poter ripartire e non importa che voi siate una donna, uno studente, l’Argentina o l’Europa.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

 

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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