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Johnnie got his gun

Johnnie To nella sua carriera ha sempre fatto di necessità virtù. Non mi viene sinceramente in mente un regista che sappia altrettanto regolarmente tirare fuori film di livello dalle più ridicole sceneggiature che mente possa concepire, e il suo ultimo film, pur non essendo tra i più riusciti (o forse proprio per questo motivo) è un eccellente esempio del tocco del maestro.
Un breve sunto della storia è d’uopo per renderci conto che zozzata il buon Johnnie abbia deciso di filmare. Un famoso attore viene abbandonato all’altare in diretta tv e cade in una depressione alcolica che lo porta, pur di sfuggire all’indiscrezione dei paparazzi, a buttarsi nel cassone di un camion in partenza. Il camion appartiene alla gestrice di un rifugio di montagna che attende da sette anni il ritorno del marito persosi in una foresta, marito che l’aveva conquistata fondamentalmente cercando di imitare gli exploit sul grande schermo dell’attore di cui sopra. L’intreccio ha tutta la bizzarra e prevedibile sentimentalità che ci si può aspettare da un film mainstream di Hong Kong, senza però alcuno spargimento di sangue, alcuna serpeggiante nespolità, e in definitiva si ferma a un punto decisamente scomodo dell’uncanny valley culturale che ci separa dagli amici orientali: troppo simile per essere esotico, troppo diverso per essere familiare.
Il più grosso ostacolo alla riuscita del film è però la sua ambientazione “provinciale”. Da almeno una decina di anni a questa parte, To ha rifinito uno stile visivo che è fatto su misura per la città; i vertiginosi grandangoli che sono il suo marchio di fabbrica e che ci hanno svelato ogni angolo di Hong Kong sono sinceramente sprecati e a volte forzati in un film che si svolge in larghissima parte sul cucuzzolo di una montagna tra una casetta e il prato antistante, in cui non c’è fondamentalmente niente da vedere e nessuno si muove.
Basta però poco -pochissimo- a To per tirare fuori dal cilindro tutta la sua maestria. Una patetica scena in cui il protagonista in preda a un raptus fa partire il camion con i cavetti e fa cento metri prima di finire con una ruota a girare a vuoto nel fango diventa un inseguimento mozzafiato; una poco salutare escursione notturna nella foresta è magicamente trasformata in un incubo a occhi aperti, e così tra un’impennata e l’altra il tempo passa.
Johnnie To è in un momento della sua carriera in cui è pressochè fisicamente inabile di fare film di merda. Gli elementi del suo stile visuale hanno raggiunto un plateau di eccellenza e familiarità tale che se lui non si rompe il cazzo prima potrebbe andare avanti a fare due film all’anno (cosa che fa regolarmente) per altri 20 anni senza topparne uno.

Piccola filmografia consigliata per chi fosse interessato:

The Heroic Trio (1993) → Un film senza alcun senso, pieno di cattivo gusto e di Maggie, oh Maggie.
Breaking News (2004) → Thriller da panico, la miglior prova di virtuosismo di Johnnie.
Don’t Go Breaking My Heart (2011) → Una commedia romantica girata come un film d’azione, è meglio di quello che sembra.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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