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Un anno di Cani

La scorsa estate Roma è stata investita da un nuovo fenomeno musicale: i Cani. Un po’ me lo ricordo come cominciò: due pezzi su Soundcloud (“Wes Anderson” e “I pariolini di diciott’anni”), poi spam selvaggio su facebook, altri pezzi consegnati lentamente al pubblico(?), buoni riscontri, tanta curiosità, febbrile interesse. Chi cavolo saranno ‘sti Cani che parlano dei ragazzi della borghesia di sinistra romana, in modo così crudo e con un approccio così immediato? Partono le prime indiscrezioni, una durissima polemica con Nerds Attack!, che pubblicò un articolo in cui veniva rivelato nome e cognome dell’autore dei pezzi dei misteriosi Cani. La sobrietà è molto rara in Italia, e infatti all’uscita de ”Il Sorprendente Album d’esordio Dei Cani” gli schieramenti, già creatisi in precedenza, divennero sempre più agguerriti, aumentando l’hype per questo esordio, uscito per l’emergente 42 Records.

Devo essere onesto, quando ascoltai per la prima volta i pezzi dei Cani, quelli usciti prima del disco, rimasi sufficientemente sorpreso. Mi dissi che ok, i suoni sono palesemente quelli di Garage Band (programmino di musica presente in ogni Mac da almeno 5-6 anni), la voce è francamente insopportabile. Eppure quei testi toccavano qualcosa, qualcosa che ancora non aveva toccato nessuno. L’acuto cinismo con cui Contessa parla del micro mondo di cui lui stesso fa (palesemente) parte lo trovavo piuttosto interessante. Poi arrivò il disco e i motivi che avevo trovato interessanti passarono ad essere scontati, ripetitivi, noiosi. E mentre questa intima bocciatura cresceva, crescevano gli articoli entusiastici su testate sempre più importanti, aumentavano i fan. Io ero sempre più sorpreso, sorpreso di raccogliere opinioni entusiastiche da persone che con la musica non è che abbiamo mai avuto nulla da spartire. Ma non era solo quello. Ovunque nella capitale si parlava di questi maledetti Cani, del perché erano da salvare, perché facevano schifo, chi li aveva conosciuti prima, chi dopo. Allucinante.

Che poi, diciamolo, sto “Sorprendente album d’esordio eccetera eccetera” di sorprendente non ha assolutamente nulla. I testi che all’inizio mi avevano colpito favorevolmente non sono altro, nella maggior parte dei casi, che banali bozzetti che presentano dei termini molto fashion nel panorama pseudo-alternative romano. Più che personaggi, i protagonisti delle sue canzoni sono un orrendo cumulo di luoghi comuni, inquietanti protagonisti del vuoto mondo urbano romano che va dai 16 ai 25 anni. Rifiuto di credere che la novità musicale del 2011 italiano sia un gruppo che tira in ballo il peggio del peggio degli stereotipi dell’indiekid della Roma bene, musicalmente fautore di un electropop povero e diretto, un bluff commerciale di livelli epici (non credo per colpa o merito del diretto interessato).
Difficile non farsi sopraffare dall’irritazione quando si pensa che gruppi veramente validi – e stavolta li cito – come Ufomammut, Zu, Raein, Lento, Morkobot, non otterranno mai il giusto palcoscenico nel Belpaese sono perché “estremi” (problema che sembrano non porsi fuori dai nostri confini) e invece sto gruppetto di radical chic di sinistra per radical chic di sinistra ottiene spazi su Corriere della Sera, XL, Rolling Stone, e chi più ne ha più ne metta.
Viva l’inoffensività.

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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