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«Che cos’è una donna?»

L’incidenza di fenomeni di violenza sulle donne nella popolazione italiana è un dato in preoccupante crescita. Un fattore drammaticamente connesso a questo scempio è l’ignoranza. L’ignoranza di omuncoli che confondono un vincolo di affetto con un rapporto di proprietà materiale. Tipico dell’omuncolo è il non essersi mai posto il problema della differenza di genere, il non essersi mai confrontato con la domanda che Simon de Beauvoir pose nel suo Il secondo sesso (1949): «Che cos’è una donna?».

Le risposte più interessanti credo siano due. La prima è quella offerta da de Beauvoir stessa. La donna è un prodotto socio-culturale. Fatta eccezione del dato fisico e ormonale, non esiste alcuna differenza tra i due sessi: «è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna».
In altri termini, «donna non si nasce, lo si diventa». Lo si diventa per scelta propria, o per effetto delle costrizioni sociali e dei pregiudizi culturali elaborati dai rappresentanti del primo sesso. Di certo non per natura.
Compito della militanza intellettuale è smascherare e demisitificare una differenza inesistente.
In antitesi rispetto a questa posizione troviamo Luce Irigaray, autrice di Speculum (1974).
Secondo Irigaray, non solo la differenza tra uomo e donna esiste, ma è ontologica, radicalmente fondata. A suo modo di vedere esistono due essenze umane, quella maschile e quella femminile.
Tra culture e civiltà esistono diversità, accidentali e poco rilevanti. La differenza di genere invece, non solo è rilevante, è maledettamente centrale! Non c’è insulto più grande si possa fare a una signora che ignorare il profondo abisso che la separa dal sesso maschile. Si rende dunque necessario riconoscere l’alteritá di uomini e donne, sancendo però l’obbligo assoluto (omuncoli inclusi) del totale rispetto tra le parti.
Una critica particolare viene mossa ai gentiluomini appassionati di filosofia: la riflessione sulle tematiche femminili è sempre stata portata avanti da uomini, filosofi maschi, i quali, per quanto animati dalle migliori intenzioni, hanno sempre trattato il problema come un oggetto dei propri discorsi. “È mai possibile – sembra quasi voler esclamare la Luce Irigaray che ci si immagina leggendo Speculum – che non ci sia uno straccio di donna che abbia qualcosa da dire?”. L’invito (non troppo sott’inteso) è alle signore in ascolto: in fondo alla pagina trovate uno spazio per commentare. Usatelo. Non fatevi fregare la palla.
Da ultimo: con chi schierarsi? Scegliere non è facile. La posizione di Irigaray ha un vantaggio: ci pone davanti a una donna determinata e orgogliosa, che si rifiuta di scimmiottare noi maschietti (al contrario di qualche odiosissima post-femminista). Il prezzo da pagare però è alto: siamo davvero disposti a dividere l’umanità in due?
La proposta di De Beauvoir, d’altra parte, ha dalla sua un certo fascino: è radicale, per nulla politically correct e molto battagliera. Insomma, signore (e, possibilimente, signori) la scelta è vostra.
Giulio Valerio Sansone

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Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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