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Si racconterà dell’Aquila, magnifica città

Ho camminato per le vie di una città. L’ho fatto con una discrezione insolita, come quando entri in casa di un tuo amico per la prima volta e ti metti ad osservare in piedi le foto sul table habillé in salotto.

Camminare per le vie dell’Aquila non è cosa semplice. Ti senti di troppo, uno di quei turisti carogna che va a consumare e a documentare il disastro in presa diretta. E così ci ho messo un po’ a convincermi ad andare, anche perché io a L’Aquila non c’ero mai stato.
Ho atteso la proposta di un amico fidato che mi dicesse “ti porto a scoprire una città esemplare”. E così è stato. Non te l’aspetti di trovare tanta bellezza, tanta esattezza nella pianificazione della maglia urbana. Tanto coraggio nell’affrontare un paesaggio straordinario che circonda la città tutt’attorno e che vi entra prepotentemente quando meno te lo aspetti.
Procederò per scorci, per schizzi sul taccuino, in modo evidentemente arbitrario.
Siamo entrati in pieno centro percorrendo Corso Federico II, come propilei a segnare l’ingresso nel cuore della città ecco la sede dell’INPS e l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, due edifici di pregevole fattura rubano l’attenzione ad un gioiello che li precede nascosto da qualche albero, il Cinema Massimo, un edificio che si distingue con un pronao eptastilo sul fronte stradale e che ospita nella parete esterna dell’ingresso un elegante altorilievo in terracotta. Ho scoperto dopo qualche tempo che il cinema rappresenta per L’Aquila un monumento, tanto da essere riconosciuto dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali come bene storico. Ma la vera sorpresa è, come spesso accade per le architetture degli anni quaranta, il fronte secondario, quello che guarda Via Sant’Agostino. Luigi Ciarlini, architetto del Cinema (e dell’edificio per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), elabora una trama di losanghe che nobilita la facciata e che la accomuna alla tradizione geometrico – rinascimentale tipica delle facciate di alcune meravigliose chiese aquilane.
Procedendo verso la Piazza del Duomo si viene costeggiati da altri edifici importanti e di assoluto valore, tutti porticati, tra cui la sede della Banca d’Italia, che anticipa appunto l’ingresso alla grande piazza. Qui la mia china, coadiuvata dai pastelli colorati si è cimentata con il disegno della chiesa di Santa Maria del Suffragio. La chiesa, benché vicinissima al Duomo, appare come il vero fulcro della piazza, esaltata dalle linee tardo barocche della facciata, e dal motivo a lacunari della calotta concava che corona l’edificio. Continuando a percorrere l’asse di Corso Federico II, ora Corso Vittorio Emanuele, ci si imbatte in uno scenario surreale, che potrebbe ricordare i disegni visionari di Yona Friedman o Bernard Tschumi. Il fronte stradale è come raddoppiato dalle impalcature e dai puntelli di sostegno. Spesso sono gli sguardi veloci verso le strade secondarie a far immaginare una normalità interrotta.
Il grande asse ci condurrà finalmente alla Fontana Luminosa in Piazza Battaglione Alpini, laddove come premesso il paesaggio entra a far parte della città, con il Gran Sasso a fare da quinta all’intero emiciclo. Anche qui possiamo annotare una sofisticata progettazione dell’ingresso al Corso, con due edifici ad andamento angolare curvilineo (stilisticamente potrebbero essere di Del Debbio o Costantini al Foro Italico) che ben evidenziano l’accesso al cardo cittadino.
Parlavamo di chiese rinascimentali, saranno loro a concludere questo pellegrinaggio laico. La prima è quella di San Bernardino, il mio interesse si è qui concentrato sulla scala monumentale della facciata in pietra, oltre che ai ritrovati motivi geometrici, che sembra voglia competere con le montagne che la fronteggiano e che fanno da sfondo alla grande scalinata che dalla piazza antistante la chiesa scende a valle. Il paesaggio irrompe nuovamente e quanta sapienza nel predisporre il cittadino ad accoglierlo, a contemplarlo. Infine arrivo dinnanzi la chiesa che più ha colpito i miei occhi. Un’opera perfetta. Raro è incontrare tanta bellezza. La basilica di Santa Maria di Collemaggio è un’architettura sublime, il cui valore si può comprendere solo visitandola. I motivi geometrici, i valori cromatici dei materiali impiegati, il viale alberato che anticipa questa visione celeste, non saprei cosa ha garantito maggiormente il mio stupore quando vidi questa chiesa e non aggiungerò altro su di un’opera che per storia e bellezza è difficile da eguagliare.
Ho camminato fino all’imbrunire. Ho scoperto una città. Una città bella e forte.
Una città indistruttibile.
Jacopo Costanzo.

Il titolo dell’articolo è tratto dalla Cronaca Aquilana di Buccio di Ranallo (1294-1363) rimatore e cronista aquilano.

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Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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