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The Velvet Underground & Nico

Il 1967 è indubbiamente l’anno più importante dell’intera storia della musica rock. Anno particolarmente prolifico, il ’67 ha visto la nascita di band seminali che con il loro esordio hanno ricreato gli stilemi di tutto il genere, e l’evoluzione di band già affermate che arrivarono a soluzioni musicali del tutto inedite rispetto al loro passato discografico. Sarebbero centinaia i nomi da citare (ergo siate clementi). Fra le uscite più celebri c’è “Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band “ dei Beatles, con il quale i Fab Four, prendendo le mosse dalla musica che si faceva nell’UFO club di Londra e nello strepitoso festival di Monterey, lasciarono una traccia indelebile negli stilemi della psichedelica pop. Non meno importanti – anzi forse anche di più- sono l’esordio di Doors, Jimi Hendrix Experience, Pink Floyd, Captain Beefheart e Cream.
Questi nomi tuttavia non riescono a mettere in secondo piano quello che, a tutt’oggi, rimane il disco più importante di quel 1967, che a sua volta è l’anno più importante della musica rock: The Velvet Underground & Nico, l’album rock più influente in assoluto. Il primo LP di Reed, Cale e soci è in tutti i sensi una leggenda, un oggetto di culto, un’intoccabile icona pop. Brian Eno mise in circolo il curioso aneddoto secondo il quale le uniche cento copie che vendette “The Velvet Underground & Nico” andarono in mano a futuri critici musicali o musicisti. Che l’aneddoto sia vero o no, è un dato di fatto che i Velvet Underground influenzarono in modo spaventoso la storia della musica. Quando la psichedelia era ancora associata indissolubilmente all’approccio pacifista-ottimista della scena di San Francisco, i VU per la prima volta diedero una sfumatura cupa, decadente, urbana e pessimistica a questo genere. Forse ai Velvet Underground si deve anche il merito di essersi fatti promotori, per la prima volta, di un modo di fare musica rock libero, creativo, nichilista e indipendente da logiche e meccaniche di tipo commerciale. Fu Andy Warhol, l’artista più in voga del momento, che per l’occasione disegnò una delle sue celeberrime banane, a tirarli fuori dall’anonimato per inserirli all’interno dei suoi spettacoli. John Cale fu l’artefice del sound acido e negativo dell’ensemble, Lou Reed invece fu il poeta del degrado, della tossico-dipendenza, della sessualità torbida e malata. I Velvet Undeground erano fuori dai movimenti,  fuori dalla protesta. Erano solo degli artisti drogati e disturbati, estranei a tutte le dinamiche del mondo in cui vivevano. Cale crea arrangiamenti che forse sono il principale punto di forza di questo disco, punto di partenza di generi come new wave, noise, post rock. Prendendo ispirazione dall’avanguardia elettronica e utilizzando con estrema intelligenza la viola, strumento fortemente anticonvenzionale nel rock, si erge come autore centrale all’interno di questo capolavoro . Nico impreziosisce i brani con il suo timbro neutro e androgino, altro elemento che aumenta l’ambiguità sessuale all’interno del disco. I brani, composti per lo più da giri di tre accordi, sono, in tutte le loro diverse forme, dei capolavori indiscutibili. Dalla fascinosa  ninna-nanna “Sunday Morning”, passando per martellante “I’m Waiting For My Man”, fino all’inquietante incubo fatalista di “Venus In Furs” e alla malinconica “All Tomorrow’s Parties” (con una Nico al massimo del suo distacco emotivo) ‘The Velvet Underground & Nico” mette insieme umori e sonorità ancora incredibilmente attuali nel panorama musicale odierno.


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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