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2012: Anno di Reunion

Sarà la paura per la fine del mondo o magari per lo spettro della crisi economica, aggravata da un mercato musicale in netta crisi di vendite da circa una decina d’anni, ma questo 2012 ha registrato -e forse continuerà a registrare- un considerevole ritorno di band che hanno segnato il panorama musicale degli ultimi venticinque anni.  E’ vero, questa pratica non è mai andata fuori moda, basti pensare a una band come i Kiss che hanno annunciato lo scioglimento innumerevoli volte, per poi rimettere in piedi il baraccone pochi anni dopo, con buona pace di chi aveva acquistato i salatissimi biglietti dell’ ‘ultimo tour’. Questa efficacissima strategia di marketing quest’anno ha colpito le band più disparate, quelle che gli appassionati considerano puri alfieri della musica indipendente, artisti che non farebbero mai una reunion per ragioni economiche. In particolare Refused e At the Drive in,  eredi dell’hardcore anni ’80 per sound e  attitudine, sono fra quelle band che godono della cieca stima dei fan che si oppongono con maggiori forza alle dinamiche manageriali del ‘music business’. In particolare i Refused nel loro capolavoro “The Shape of Punk to Come” sono stati influenzati da Marx e Malatesta, i loro testi presentano attacchi feroci tutto il sistema capitalista, sembrerebbe impensabile che siano entrati anche loro nel meccanismo che loro stessi rifiutavano con così tanta rabbia. Eppure, a ben vedere, lo scorso anno uscì per la Epitaph Records, a soli sei anni da quella precedente, la ristampa superlusso di quel “The Shape of Punk to Come” che ha connotato i Refused come band anti-capitalista. Facile pensare che questa, più che una genuina rimpatriata fra vecchia amici, sia in realtà un tour promozionale progettato con precisione, non sarebbe di certo la prima volta che un gruppo e un’etichetta indipendente si omologhino ai sistemi di marketing delle grandi major.

Altro aspetto cruciale per spiegarsi il frequente fenomeno delle reunion è lo smaccato revivalismo dal quale la musica ‘di tendenza’ del nuovo millennio non riesce ancora a svincolarsi, ecceto casi più che eccezionali. Se durante i primi dieci anni del 2000 abbiamo visto una spropositata rivisitazione degli anni ’80 (anche di cose che  francamente si potevano tralasciare), ora l’onda sembra essersi spostata sui controversi 90s; in questo contesto si inseriscono i Soundgarden, riuniti già nel 2010 ma finalmente in Europa, gli Afgan Whigs dell’inarrestabile Greg Dulli, e i Codeine, ispiratori del rivalutato e seminale slow-core. Se sulla genuinità dei gruppi succitati si può sicuramente dibattere, cambia tutto quando è il turno di parlare delle roboanti reunion di Beach Boys e Stone Roses. Le due storiche band, benché con diverse storie, i primi certamente con più che qualche decennio di storia in più, hanno messo in porto delle incredibili strategie di marketing. Gli Stone Roses, band inglese protagonista della attivissima scena denominata ‘Madchester’, tornano dopo quindici anni di inattività con un tour europeo che ha registrato, a poche ore dall’uscita dei biglietti, un sold out dopo l’altro. Gli storici Beach Boys festeggiano i loro 50 anni di attività e, per l’occasione, a 46 anni di distanza, torna dal vivo con i suoi compagni di band Brian Wilson, il vero e unico mastermind del gruppo, genio indiscusso della musica leggera del ‘900. Queste ultime operazioni forse odorano un po’ troppo di soldi ma indipendentemente dalla bontà di queste rimpatriate sfidiamo chiunque, soprattutto i più giovani, a mancare a questi appuntamenti con la storia.
Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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