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Ponteponentepontepi

“Certe città vanno ancora seriamente discutendo degli equivoci degli architetti (per esempio della loro proposta di creare reti pedonali sopraelevate con tentacoli che conducano da un palazzo all’altro come soluzione alla congestione) ma la Città Generica semplicemente gode i benefici delle loro invenzioni: terrazze, ponti, gallerie, autostrade, imponente proliferazione degli accessori del collegamento, spesso bardati di felci e fiori come per tenere lontano il peccato originale, creando una congestione vegetale più appariscente di un film di fantascienza degli anni ’50. Le strade sono destinate esclusivamente alle auto. La gente (i pedoni) viene instradata su percorsi (come nei lunapark), su “passeggiate” che la sollevano da terra, poi la assoggettano a un repertorio di condizioni esasperate (vento, caldo, inclinazione, freddo, interno, esterno, odori, fumi) in una sequenza che è la grottesca caricatura della vita nella città storica.”
Un capoverso scritto da Koolhaas conserva sempre un’ importante percentuale di interesse sennonché di ambiguità. Ma forse è proprio quello che ci serviva per affrontare una tematica un po’ spinosa. I nuovi ponti di Roma.
Già la dicitura nuovi stona evidentemente, poiché i ponti da poco realizzati nella Capitale appaiono tutti vecchi. In particolar modo due di questi proprio non mi convincono.
Il primo è per forza di cose il tanto discusso Ponte della Musica. In realtà non sono mai stato un detrattore di quel ponte, anzi a livello urbanistico la ritengo un’operazione di completamento e di definizione di un piano importante che, trovando in Via Guido Reni l’asse principale di collegamento tra il Parco della Musica ed il Foro Italico, dota la città di un nuovo core culturale. E’ invece l’aspetto architettonico – ingegneristico che proprio non comprendo. Può lo studio Kit Powell – Williams Architects aver avuto come suggestione guida quella della copertura (corona di spine) dello stadio Olimpico? L’unico elemento insieme alla sede del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina ad aver completamente falsato e sovvertito le logiche compositive del Foro Italico. Può non aver minimante inteso il rapporto con il vicino ponte di Fasolo? Capolavoro inarrivabile. E ancora, perché negare una prospettiva di grande interesse, quella appunto da Via Guido Reni al Foro e viceversa, piegando fortemente l’impalcato e ostruendo così la vista tra le due sponde, problema che naturalmente deriva da una scelta tecnologica infelice, quella del ponte ad archi ribassati , priva di senso in quel determinato contesto. In definitiva, senza considerare l’indecisione riguardo il traffico carrabile che tuttora tormenta quest’opera e l’inadeguatezza della porzione di città prospiciente la riva ovest del ponte, problemi che esulano dalle competenze dei progettisti, questo “oggetto” risulta discutibile di suo.
L’altra opera che suscita in me un forte disagio è il Ponte Cavalcaferrovia Ostiense, una via di collegamento tra Via Ostiense e la Circonvallazione Ostiense, sovra passante le linee ferroviarie della metro B e della ferrovia Roma – Ostia Lido. Giorni fa un aitante studente di ingegneria, a cui offrirò la penna per controbattere (considerando che ho un grande rispetto per i bravi ingegneri, ma ahimè ce ne saranno anche di stupidi), si rallegrava di come questo ponte fosse la perfetta rappresentazione del diagramma del momento. Da ottuso studente di architettura mi sono recentemente approssimato all’opera e la cosa che più mi ha sbalordito è la gratuità con cui questo ponte si esibisce, ovvero è un perfetto fuori scala totalmente arbitrario, che visto da Via Ostiense sembra soverchiare gli edifici limitrofi, incurante di quel disegno urbano sempre più in via d’estinzione. Trovo quindi discutibile anche questo lavoro, opera di Francesco del Tosto.
Prima di chiudere, lasciando a voi il giudizio sul Ponte della Scienza, di APsT ARCHITETTURA, situato sul lungotevere Gassman, a pochi passi dai meravigliosi gazometri, vorrei segnalare una piccola opera degna di nota, che risale a una decina di anni fa. Sto parlando della passerella pedonale in Via degli Annibaldi, frutto di un concorso bandito dal Comune di Roma e vinto da Insula con Cellini e Brancaleoni che prevedeva la realizzazione di tre passerelle pedonali lungo gli itinerari archeologici. Questa delle tre è l’unica ad essere stata realizzata ed è diventata con il tempo e nella sua apparente inutilità un piccolo punto di riferimento per i cittadini. Non lo considero un capolavoro, la considero buona architettura e penso che sia già qualcosa di molto, molto raro.
“Le stazioni si dispiegano come farfalle d’acciaio, gli aeroporti scintillano come ciclopiche gocce di rugiada, i ponti uniscono sponde spesso trascurabili come versioni grottescamente ingigantite di un’arpa. A ogni ruscello il suo Calatrava.”

Rem Koolhaas, Junkspace, Quodlibet 2006, p.41 e p.42.
Ivi, p.95.

 

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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