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Way down in the hole

Ambientata a Baltimora e durata per 5 stagioni nel corso di sette anni, The Wire è stata una delle serie TV americane di maggior risonanza critica degli ultimi anni. Seguendo le (molto spesso dis)avventure di un gruppo di investigatori del locale dipartimento di polizia impegnato principalmente nella lotta allo strapotere cittadino di diversi trafficanti di droga, la serie fa una panoramica di molte questioni delicate negli Stati Uniti contemporanei. I rapporti tra maggioranze e minoranze, complicati dal fatto che Baltimora è una città abitata in maggioranza da neri e in cui il dominio elettorale dei democratici è pressochè incontrastato, l’atteggiamento ottusamente rigido delle istituzioni nella cosìddetta guerra alle droghe, le contraddizioni del sistema educativo basato su test standardizzati, la declinante rilevanza dei quotidiani: sono solo alcuni degli argomenti che vengono toccati in maniera tutt’altro che superficiale e con un atteggiamento che evita di cadere nel cinismo o nel manicheismo pur facendo spesso passare idee ben definite.

Da un punto di vista drammatico The Wire è certamente lontano dalla maggior parte dei telefilm polizieschi a cui siamo abituati. Il costante oscillamento di prospettiva tra guardie e ladri impedisce che si crei pressochè qualsiasi situazione di mistero irrisolto (dal punto di vista dello spettatore), e le investigazioni di McNulty e compagnia sono dipinte in tutta la loro banale proceduralità e sistematicità, senza i colpi di genio sherlockiani con cui i commissari televisivi spesso sbrogliano matasse a prima vista ingarbugliatissime. Combinato alla durata molto consistente delle puntate (intorno ai 60 minuti), questo rende i primi approcci ostici, specie perchè la stagione iniziale parte volutamente col freno a mano tirato da un punto di vista drammatico, preoccupata più che altro di tratteggiare la situazione e i personaggi senza cominciare immediatamente a sparare le cartucce dell’intrigo. L’elefanticità della prima stagione però va messa in prospettiva e dà i suoi frutti fornendo allo spettatore gli strumenti per orientarsi nelle stagioni successive che sono allo stesso tempo molto più dense e molto più scorrevoli ed oliate. E’ anche per questo approccio che non mette mai il carro davanti ai buoi che arrivati all’ultima puntata sembra di conoscere le strade di una città in cui non si è mai stati, di ricordare le macchie di sangue sull’asfalto e le poltroncine nelle sale d’attesa del tribunale.

I fin troppo brillanti dialoghi (visto il carattere per il resto piuttosto terra-terra dello show) fanno un ottimo lavoro nel mantenere sempre frizzanti le situazioni che spesso sono quelle di una quotidianità ben poco drammatica. In special modo lo scoppiettante gergo degli spacciatori dà luogo a scambi a volte genuinamente divertenti, altre baroccamente diretti e brutali che sono per molti versi il marchio di fabbrica della serie, così centrata sulla vita di strada e sui sentieri che dalla strada portano al palazzo.

The Wire probabilmente non è la serie adatta se cercate il coinvolgimento emotivo che il mezzo televisivo, con la lunga esposizione a cui sottopone lo spettatore, è solitamente così abile a suscitare: le vicende personali e familiari dei personaggi hanno un ruolo molto marginale nell’economia della narrazione, e per quanto spesso i rapporti professionali descritti siano molto tesi e sentiti, The Wire non è il tipo di serie “del cuore” in cui gioire e disperarsi per successi e sconfitte dei nostri eroi. D’altra parte raramente mi è capitato di trovarmi di fronte a un lavoro di finzione che così pazientemente e minuziosamente si sforzasse di calarmi in un contesto, sia da un punto di vista puramente geografico, sia da quello degli avvenimenti, dei destini intrecciati, e che mi lasciasse con la sensazione di aver visitato un posto e compreso lo stato delle cose, ed è per questo che mi sento di raccomandare The Wire a chiunque abbia la pazienza di seguire il filo –o forse il cavo- ed arrivare alfine a scorgere l’arazzo.

P.S. Nel titolo del video che ho postato c’è scritto che contiene degli spoilers, ma in tutta sincerità le frasi sono talmente decontestualizzate che dubito fortemente che se ne possano trarre informazioni tali che possano rovinare la visione della serie, specie visto che non si fa mai riferimento a nessuno snodo importante della trama. L’unico pezzetto presente nel video che potrei considerare spoiler è quello della morte di un personaggio, che però è un personaggio molto marginale che viene ucciso negli ultimi cinque minuti dell’ultimissima puntata della quinta stagione, senza che la cosa abbia nessunissima rilevanza sulla storia, per cui direi che potete andare tranquilli.

P.P.S. Ho controllato perchè mi sembrava assurdo che esistesse, ma a quanto pare c’è una versione doppiata in italiano della serie. La cosa vale in generale per qualsiasi prodotto audiovisivo di qualsiasi tipo, ma in questo caso mi sembra particolarmente importante: GUARDATE LA VERSIONE ORIGINALE, penso che basti confrontare il video che ho postato con due minuti qualsiasi della versione italiana presi da youtube perchè chiunque si renda conto della differenza e di quanto grottesco e distruttivo il doppiaggio sia per The Wire persino più che per altre cose. Tra l’altro anche per chi fosse molto ferrato nella lingua d’oltremanica consiglio l’utilizzo dei sottotitoli in inglese perchè il dialetto e il gergo usati nella maggior parte dei casi può essere veramente ostico da decifrare. Anche se avete meno confidenza credo che valga la pena usare sottotitoli inglesi anzichè quelli italiani perchè, ancora, i dialoghi sono molto coloriti e non so quanto una traduzione per quanto ben fatta possa rendere.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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