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L’uomo più alto del mondo

Ricordo bene quando ascoltai per la prima volta Tallest Man on Earth. Era un periodo complicato della mia vita (anche se mi rendo conto che definirei tali quasi tutte le fasi della mia vita), la laurea triennale era molto vicina e io con matematica precisione la allontanavo quel tantino da non farmi prendere da ansie di sorta, tanto che avendo praticamente finito gli esami a settembre mi ritrovai a festeggiare la mia inutile Laurea a luglio dell’anno successivo; e il resto non andava assolutamente meglio. In quel periodo avevo un grande amico, che adesso è a Londra,  o forse a Milano, ma potrebbe anche essere a Roma, e beh, questo grande amico ascoltava questo Tallest Man on Earth, e con il garbo che lo contraddistingue iniziò a consigliarmelo (il contrario di me, che ho un approccio molto più “non lo conosci?! Ma sei una mexxx, ma porca putxxxxx, ma non ti vergogni!?”).

Quindi cominciò così, io supino sul letto che ascoltavo l’EP ‘Sometimes the blues is just a passing bird’- in quel periodo ritenevo che un EP da 4-5 pezzi fosse più che sufficiente per farmi capire la bontà di un artista – e mi piacque, mi piacque così tanto che decisi di procurarmi i due dischi, ‘Shallow Grave’ e ‘The Wild Hunt’. Da lì  in poi non mi liberai più del cantautore svedese, per mesi e mesi mi dedicai a maniacali ascolti,  quel tipo di ascolti che provocano battute e lamentele da parte degli amici e lo sconforto dei familiari. Insomma che avrà di speciale sto tizio? Ti chiederai tu, avido lettore dei miei deliri d’inizio settimana. La risposta è tanto semplice quanto sconcertante. Niente. Di speciale Kristian Matsson non ha nulla. Una critica musicale onesta e integra dovrebbe suggerire di lasciar perdere questo fesso svedese che canta in inglese con l’accento americano, di riprendere in mano ‘The Freewheelin’ Bob Dylan” – analogia così sfruttata da esser diventata insopportabile per l’artista stesso- e ascoltarsi chi questa proposta la faceva 50 anni fa. Eppure non si può fare, perché Matsson con la sua voce aspra, il suo ostinato finger-picking, il suo spirito naif è riuscito a ricreare quello spirito cantautoriale che trova come unico canale espressivo il rapporto singolo fra chitarra e voce, presentando al pubblico delle meravigliose one-take.


E poi ci sono le canzoni. Sì, perché se vuoi fare il cantautore innanzi tutto devi saper scrivere le canzoni, e puoi essere originale e innovativo quanto ti pare ma se le canzoni non arrivano non c’è proprio nulla da fare (PRECISAZIONE NECESSARIA: tutto ciò non ha nulla a che vedere col mercato mainstream, ndr). Tallest Man on Earth, ha fatto 2 EP e 2 dischi che suonano pressoché identici, eppure si affrancano dalle critiche grazie a quel quid inspiegabile proprio solo di alcuni artisti, forse non i più geniali, né i più interessanti, che riescono a comunicare con una naturalezza prodigiosa e non c’è genere che tenga, e non c’è nulla da spiegare o da capire.

Domani uscirà il nuovo “There’s No Living Now” (ma sono abbastanza sicuro che potrete trovarlo online già adesso), chissà se il l’uomo più alto del mondo riuscirà a (non) sorprenderci anche questa volta.


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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