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Amazon: modello di business e nuovo foro

Se comprate sul web saprete che per il mercato tessile c’è Yoox, per quello musicale Itunes dell’Apple Inc., per l’elettronica Farnell, ma per tutti questi prodotti ed altri vi è Amazon.

Amazon nato nello Stato di Washington (Usa) come sito dedicato esclusivamente alla vendita di libri, a metà anni novanta, ha pian piano allargato il proprio bacino fino a diventare il leader mondiale nella vendita di prodotti sul web. Vi chiederete il perché di un articolo su una compagnia che tutti conoscono e su cui molti basano parte delle proprie spese. Ecco, il motivo consiste nel fatto che nel nome della società Amazon risiede anche un “modello di business”. E’ nella storia della società fondata da Jeff Bezos che si evince un “Modello di Business” vincente, basato su la scelta di non generare profitti immediatamente, ma proiettato ad una lenta espansione dell’attività finanziaria ed industriale. L’ultima decade del XX secolo fu segnata nei paesi appartenenti o legati al “mondo occidentale” , che aveva appena visto trionfare gli Stati Uniti d’America nella Guerra Fredda, dall’esplosione di un nuovo mercato chiamato e-commerce. Per e-commerce s’intende il mercato degli acquisti tramite il web di prodotti su server sicuri con relativo pagamento attraverso la moneta elettronica.

All’inizio degli anni novanta quelle che in principio nacquero come semplici start-up si rivelarono dopo un brevissimo periodo società capaci di generare altissimi profitti a breve termine, grazie a notevoli surplus economici generati dalle venture capital, il che provocò un grande entusiasmo tra gli investitori americani. In controtendenza la società Amazon adottò nel 1997 una politica programmatica che prevedeva di generare profitti a 4/5 dalla collocazione nell’indice Nasdaq dello New York Stock Exchange, provocando molte insoddisfazioni negli investitori e rendendo il titolo poco appetibile al resto del mercato. In questa scelta programmatica risiede il successo del leader mondiale dell’e-commerce ed anche gli investitori ne ebbero la riprova quando scoppiò all’inizio dello scorso decennio la bolla “dot-com”. Proprio grazie a questo “modello di business” Amazon ha saputo resistere insieme a giganti del calibro di Microsoft, Google e Yahoo alla bolla speculativa “dot-com” capace di spazzare via metà della cosidetta “New Economy”, generando il primo periodo di profitto nel quarto trimestre del 2002. Da allora profitti e mercato hanno visto una inesorabile e costante crescita della società di Seattle.

Amazon però non si è rivelato solo un “Modello di Business” da seguire, ma anche una società attenta alle istanze dei propri clienti e della società ove questi vivono. Infatti, per prima avviò in seguito all’undici settembre 2001 una campagna a favore delle vittime promossa dalla Croce Rossa Internazionale. Acquisizioni di server gratuiti e mantenuti tali come Internet Movie Database hanno fatto in modo di far istituire un rapporto privilegiato con quella parte di internauti appassionati di cinema, i quali anche grazie alla produzione di corti in partnership con Riddley Scott e all’istituzione di Concorsi cinematografici assieme al Tribeca Film Festival si sono fidelizzati ad Amazon.

Non è tutto perché la personalità fondatrice di Amazon come Jeff Bezos ha compreso prima di tutti l’importanza di trend mondiali come Harry Potter di cui coordinò la storica vendita nel giugno del 2003 del volume “Harry Potter e l’Ordine della fenice” con la diffusione di 1,3 milioni di copie in un unico giorno. Jeff Bezos ha promosso anche la nascita di innovativi servizi come A9 e “Find the block” che stanno rivoluzionando la ricerca di prodotti creando una fidelizzazione sempre maggiore tra utente e Amazon. Non a caso nel 1999 Jeff Bezos è stato insignito del premio “Uomo dell’anno” dal Time Magazine per lo sviluppo del commercio elettronico attraverso Amazon.

Nonostante l’istituzione di molteplici centrali operative in tutti i continenti e l’istituzione di una politica interna dedita al rispetto della natura, il tema ambientale resta il tallone d’Achille per Amazon. Non per le molteplici false considerazioni di alcuni detrattori che hanno criticato l’azienda di Seattle per il metodo di stoccaggio e distribuzione dei prodotti, bensì per il metodo di approvvigionamento dell’energia.

Risale al febbraio del c.a. la denuncia di GreenPeace che nel rapporto “How Clean is Your Cloud?” ha richiamato Amazon per il tipo di energie utilizzate. Nel rapporto “How Clean is Your Cloud?” si indica che Amazon utilizza un mix di combustibili fossili non puliti nei server necessari a sostenere la propria piattaforma di cloud computing, con sede nel Nord Virginia. Quel che resta aldilà delle speranze per una maggiore attenzione alle nuove tecnologie verdi da parte di chi con la “tecnica elettronica” produce ricchezza è la forza di un azienda che con parsimonia e dedizione, nel binomio industria-finanzia, ha creato un “modello di business” e di marketing di sicuro utile alle generazioni che vorranno essere protagoniste del cambiamento del mercato e della società. Un sito ed una società simbolo del mercato elettronico e del nuovo “foro” chiamato web.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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