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Sometimes I scribble addresses too sloppy when I jot ‘em

Come è noto internet ha dato la possibilità a milioni di persone nel mondo di aprire i loro orizzonti, svuotando di fatto molti sgabuzzini della storia della cultura. Il cinema e la musica, arti che è possibile digitalizzare quasi senza colpo ferire, sono stati ovviamente i campi più interessati da questo processo, ed è straordinario pensare come molti dischi o film prodotti decine di anni fa siano molto più accessibili al grande pubblico ora di quanto non lo fossero all’epoca della loro prima uscita. A beneficiare di queste nuove possibilità sono soprattutto tutte quelle nicchie che tali sarebbero rimaste anche solo per la difficoltà di reperire materiale, e che oggi pur ovviamente non prendendo il sopravvento, sono facilmente accessibili a chiunque si interessi abbastanza da fare una semplice ricerca su Google, o magari anche su Youtube.
E’ possibile infatti reperire sul tubo, venendo all’argomento che ci riguarda, un grandissimo numero di cortometraggi sperimentali di ogni epoca. Sono lavori spesso esoterici, a volte incomprensibili, altre inspiegabilmente ipnotici; non c’è forse bisogno che cerchi di elencare tutte le varie reazioni che le opere d’avanguardia sono in grado di suscitare, ma vale sicuramente la pena far notare che molti di questi film sono disponibili su uno dei più popolari siti della rete, molto più vicini e accessibili di quanto non si potrebbe pensare.
Essendomi io stesso avvicinato da poco a questo mondo, volevo scrivere due righe sull’unico regista del quale sono per ora riuscito a recuperare una certa quantità di opere, ossia Stan Brakhage, cineasta che ha probabilmente guadagnato tutta la fama che è possibile guadagnare producendo cortometraggi astratti e quasi sempre muti, e che rappresenta forse un primo passo adatto per chiunque voglia affacciarsi sul panorama di cui sopra.
Il fu Stan ci ha lasciato una decina d’anni fa dopo cinque decadi di onorata carriera e due piotte circa di film, in cui, come si può immaginare, ha adottato stili e ritratto soggetti molto variegati. Dall’intimità di coppia catturata in lavori come Wedlock House: An Intercourse e Cat’s Cradle si passa alla palingenesi familiare di Window Water Baby Moving e alle scenette da album dei ricordi di Kindering e I…Dreaming. Alla poetica nostalgia di Anticipation of The Night fa da contraltare il freddissimo e dettagliato resoconto di alcune autopsie in The Act of Seeing With One’s Own Eyes. Entrando poi nel reame dell’astratto, lavori come Mothlight e The Garden of Earthly Delights offrono una strana commistione di forme naturali, a volte ottenute incollando su pellicola foglie e ali di falena, mentre in un altro filone intrapreso (per quanto ne so) negli anni ’80 e comprendente film come The Dante Quartet, The Glaze of Cathexis, Delicacies of Molten HorrorSynapse e Love Song, uno dei suoi ultimissimi film, Brakhage prese a dipingere sulla pellicola creando mirabolanti effetti di colore che solo a tratti lasciano scorgere quello che è effettivamente impresso sulla celluloide.
Con l’eccezione di Dog Star Man che è pressochè un lungometraggio e di alcuni film che raggiungono i venti, trenta o quaranta minuti, la maggior parte dei film di Brakhage non arriva al minutaggio in doppia cifra, per dirla con termine cestistico, e a volte non arriva nemmeno al minutaggio; potete dunque capire la difficoltà di articolare un discorso anche solo descrittivo non volendo cadere in masturbatori flussi di coscienza che mi e vi eviterò volentieri, per cui mettiamola così: che siano peculiari esperienze sensoriali o bizzarre contorsioni della realtà, i film di Stan Brakhage offrono se non altro un’elaborata forma di straniamento in un formato comodo e adatto alla frenesia della vita cittadina moderna, come il Cynar. I link ce li avete, andate in pace.
Lorenzo Peri

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Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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