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"L’uomo dipinto veniva avanti come vivo"

Michelangelo Pistoletto. Descrivere questo autore è intrigante quanto complicato. Si potrebbero riempire volumi interi sulle sue opere e non arrivare mai al cuore e all’essenza più profonda della sua arte. In ognuna della sue rappresentazioni, accanto alla suggestiva bellezza estetica, si cela un significato filosofico che ricorre in ogni opera, ma che in ogni soggetto rappresentato assume delle sfaccettature diverse.
Il momento di svolta della sua evoluzione artistica avviene nel 1962, anno in cui Pistoletto mette a punto la tecnica del “riporto fotografico su carta velina applicata su lastra di acciaio inox lucidata a specchio”, con cui realizza i suoi celebri “Quadri specchianti”, caratteristici e rivoluzionari. E’ sorprendente la capacità di questo splendido artista, di includere lo spettatore nella realtà artistica dell’opera, di coinvolgere lo spettatore attraverso il suo riflesso nello specchio. Con esso l’artista cattura la dimensione reale del tempo, la dimensione dinamica, istantanea della natura, che si fonde con il soggetto rappresentato, abbattendo drasticamente la distanza spaziale e temporale che fino a quel momento aveva diviso lo spettatore, con l’opera stessa. Con i quadri specchianti, esposti per la prima volta nel marzo del 1963, l’artista di Biella raggiunge un successo mondiale che lo conduce a diventare un punto di riferimento nel panorama delle manifestazioni artistiche dedicate alla Pop Art e al Nouveau Réalisme.
Pistoletto riporta nei suoi scritti che la prima esperienza figurativa dell’uomo, è di riconoscere la propria immagine allo specchio. Questa ritiene sia la finzione più aderente alla realtà. Tuttavia, dopo un primo momento, l’uomo nell’osservare la propria immagine nello specchio, contempla un’immagine della realtà che ripropone al soggetto le stesse imperfezioni, gli stessi dubbi, le stesse incognite. A tale domande l’uomo cerca di trovare risposte attraverso il percorso della propria arte figurativa. E’ l’osservatore stesso che, riflesso nello specchio, diventa soggetto stesso dell’opera d’arte, unendo la propria figura a quella dell’immagine rappresentata da Pistoletto e sovrapposta allo specchio. Tale concezione artistica nasce dal desiderio dell’artista stesso di entrare nel quadro per indagare la natura e l’arte, inseguendo la finzione di trovarsi oltre lo specchio.
Scrive Pistoletto nel 1966: “L’uomo dipinto veniva avanti come vivo, nello spazio vivo dell’ambiente; ma il vero protagonista, era il rapporto di istantaneità che si creava tra lo spettatore, il suo riflesso, e la figura dipinta, in un movimento sempre “presente” che concentrava in sé il passato e il futuro, tanto da far dubitare della loro esistenza: era la dimensione del tempo.” Con tale presa di posizione l’artista tende a contestualizzare se stesso in un “presente” che pervade la vita umana. Ogni attimo del divenire temporale è irripetibile e, come tale, sopravvive nel riflesso dello specchio per un tempo assolutamente mutevole che si estingue facendo perdere ogni traccia di sé e lasciando spazio al momento successivo. L’artista, osservando la propria immagine riflessa, non si limita a contemplare il “presente”, la vita istantanea e fugace, ma ne prende parte immergendosi nell’opera stessa, e divenendo opera d’arte stessa, cercando, nella fugacità del tempo, di inseguire ogni istante ed afferrare l’essenza artistica di ogni cosa. Il risultato è innovativo, intenso, suggestivo: l’opera d’arte non è un’ipotesi, non è una limitata descrizione o interpretazione della realtà. L’opera d’arte è la realtà stessa.
La modalità con la quale Pistoletto insegue il suo intento di “catturare” un dinamico “presente”, contestualizzando l’autore dell’opera e l’osservatore all’interno della rappresentazione artistica, si concretizza con lo scopo della sua esperienza artistica, cioè nel trovare il punto in cui convergono le dimensioni spazio-temporali. L’istante in cui il fotogramma, la staticità, si fonde con il movimento. Tale punto si identifica con la linea di confine tra la silhouette del personaggio ritratto, e la superficie specchiata. Tale linea è a tratti statica (sul versante bidimensionale della sagoma dipinta), a tratti dinamica, nel momento in cui si fonde con la realtà tridimensionale specchiata sullo sfondo, in cui la terza dimensione è rappresentata dalla linea di distanza tra l’osservatore e la sagoma, e tra l’osservatore e la sua immagine. Tutto è concentrato su questa linea. Tale linea per l’autore è “contemporaneità”, e rappresenta lo scoglio, il passaggio attraverso il quale l’autore si immerge nella sua opera prendendone parte e partecipando alla fugacità del divenire.
Michelangelo Pistoletto abbatte ogni limite spaziale, ogni confine temporale. L’autore, l’osservatore, l’immagine artistica rappresentata, si uniscono nella dinamicità del presente, nella fugacità dell’attimo che istantaneamente compare per poi volare via. Il valore dell’uomo e della sua complessa personalità viene esaltato. Non è più un osservatore esterno, ma, immergendosi nell’opera, diventa egli stesso parte essenziale dell’opera artistica. La figura umana con le sue imperfezioni,ogni aspetto della natura e del mondo circostante, ogni elemento si trasforma in arte.
Giovanni Alfonso Chiariello

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