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The Pursuit of Health

E’ gennaio, fa freddo, eppure a Roma ogni tanto qualcosa o qualcuno si impegna a portare qualcosa degno di nota. E così a poco meno di trecento metri dal Macro la Galleria Mondo Bizzarro espone quell’artista tanto bravo nella tecnica quanto a vendere anche le mutande con il proprio marchio che ti risolve il pomeriggio di un sabato pomeriggio privo di calcio. Entri, è strapieno di amanti dell’arte e anche di quel genere di ragazze che si danno un tono vestendosi da zecca con casa di proprietà a Via Cortina d’Ampezzo. Il punto non sono le donne, ma l’artista Shepard Fairey aka Obey. Lo street artist per chi non considera questa espressione come arte è conosciuto esclusivamente per le t-shirt che vende e per l’immagine con la scritta ”Hope” che ha portato il Senatore dell’Illinois a diventare il primo Presidente di colore degli Stati Uniti d’America.

La campagna alle Presidenziali statunitensi coadiuvata dall’immagine di Shepard Fairey ed incentrata sul tema della “Speranza / Hope” portò alla Casa Bianca un quarantenne di colore: Barack Hussein Obama. Alla sua elezione il mondo mediatico celebrò l’elezione del primo Presidente di colore con il “Premio del Times – Persona dell’anno 2008” successivamente gli venne assegnato anche il Premio Nobel per la Pace del 2009. Riflettendoci è stato il primo Premio Nobel preventivo, nel senso che è stato assegnato al Presidente della Nazione che spende più al mondo per l’armamento e che è impegnata da oltre un decennio in una lunghissima guerra al terrorismo, senza che quest’ultima sia stata conclusa. La crisi finanziaria degli ultimi anni, assieme alla sconfitta sul campo (non dichiarata) in Afghanistan e il rimescolamento degli equilibri geopolitici dovuti ad una ribalta cinese e al ritorno della Russia sullo scacchiere mondiale hanno offuscato o quantomeno appannato l’immagine del Presidente americano. In molti, troppi, per mesi hanno celebrato come una vittoria la cattura ed uccisione di Osama Bin Laden, seppur consapevoli dell’avanzata dei Talebani in Afghanistan e dell’incremento delle azioni terroristiche nel centro Africa.

Come spesso accade in un paese dove l’informazione è concentrata sulla politica nostrana e su falsi intellettuali da salotto la “vera” riforma del Presidente Obama per troppo è stata trascurata o in molti casi ignorata. E così seppur approvata a Marzo del 2010 la riforma madre di tutte, personalmente paragonabile a quella del New Deal del 1929, per un biennio è stata messa in bilico dalla pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America e dimenticata dai media italiani.

La riforma che ha portato a sancire nella storia degli Stati Uniti d’America, non solo per il colore della pelle, Barack Obama riguarda la “Sanità”. Non una promozione a pieni voti, ma nell’essenza del testo normativo. Infatti la Riforma Sanitaria ribattezza “Obamacare” ha visto pronunciarsi in modo favorevole la Corte Suprema riguardo all’obbligatorietà nel contrarre una polizza assicurativa sanitaria da parte di ogni cittadino statunitense. Esclusa della Corte Suprema la parte della riforma che prevedeva una maggiore attenzione da parte dei singoli Stati nel concedere fondi assistenziali alle classi più povere e svantaggiate. Questa parziale bocciatura è stata motivata affermando nella sentenza che il Congresso può offrire fondi agli Stati “per estendere l’accesso ai servizi sanitari”, ma “ciò che il Congresso non è libero di fare e’ penalizzare gli Stati che decidono di non partecipare al nuovo programma, sottraendo loro i fondi Medicaid” di spettanza.

L’altra parte della “Obamacare” – l’Individual Mandate – è stata approvata dalla Corte per un solo voto, stranamente grazie al favore del giudice di provenienza Repubblicana John Roberts. L’Individual Mandate prevede l’acquisizione obbligatoria da parte del contraente americano, pena una multa, inoltre le Compagnie assicurative non potranno più escludere particolari patologie dalla polizza stessa. Tale parte della Riforma impone alle società con un numero di dipendenti maggiore a cinquanta di contribuire alla polizza assicurativa dei propri subordinati. Questa clausola, ha scritto il chief justice John Roberts nella sua pronuncia, “può ragionevolmente essere considerata come una tassa.Visto che la Costituzione permette una simile tassa, non rientra nel nostro compito proibirla o giudicarne l’opportunità o l’equità”.

Ora al di là delle pronunce giurisprudenziali, degli encomi propagandistici della stampa e della difficile gestione economica Obama ha concesso e ampliato il diritto alla Salute a trentaduemilioni di americani, mettendo al centro della propria politica il “diritto”, ben diverso dai “diritti” (d’altronde è un avvocato). La riforma non nasce dalle istanze classiste illuministe europee, ma dalla forza del diritto di imporsi e imporre ciò che è giusto e fondato su di esso alla società. Questa è una vittoria vera di Barack Obama, così come la ricerca del diritto alla Salute. Perché le uniche cose che a questo mondo ci si può assicurare sono l’inferno ed il paradiso.

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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