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Sufjan Stevens (Seconda Parte)

Parte 1

Ci sono opinioni contrastanti riguardo il materiale di Sufjan Stevens uscito fra il 2006 e il 2009. C’è chi considera questi lavori interessanti e chi trova siano delle uscite inutili che saturano un mercato già in crisi.
La prima di queste uscite è “The Avalanche“, ricchissima raccolta di outtakes di “Illinois” che non toglie e non aggiunge sostanzialmente nulla al magnifico capolavoro dell’anno prima, se non fosse che, non essendo un disco, non giova della perfetta organicità del precedente lavoro. Il 2006 vede anche l’uscita del cofanetto “Songs for Christmas” un’interessante compilation di canzoni natalizie che ci mostra il lato più genuino del cantautore, il quale con grazia dona dignità anche a una festività che più che spesso ha aspetti disgustosi.

Run Rubbit Run” e “The BQE sono due diversi progetti che mettono in risalto stavolta l’amore per le orchestrazioni di Sufjan: il primo non è altro che il riarrangiamento dell’album “Enjoy Your Rabbit che ottiene una veste più vicina agli album più maturi ma che perde l’eccentricità dell’originale; il secondo è la colonna sonora di un documentario che si fonda soprattutto sull’aspetto più barocco degli arrangiamenti, soffocando purtroppo l’anima folk del cantautore.


Nell’ Agosto del 2010 esce “All Delighted People“, inusuale EP dalla durata di un’ora, un disomogeneo attestato di presenza (ricordiamo che l’ultima vera prova di Stevens era stato Illinois) che vede al suo interno un sostanziale sunto di ciò che era stato fino a quell momento il percorso del cantautore americano: ci ritroviamo dentro gli arrangiamenti barocchi di “The BQE“, il delicato cantautorato, e le parti elettriche che emergono da melodie quasi pastorali.


Pochi mesi dopo, nell’autunno del 2010, esce finalmente “The Age Of Adz“, disco che rompe nettamente con il passato. “The Age Of Adz“, è una nuovissima incarnazione di Sufjan Stevens, un disco elettronico, in cui il nostro cantautore mastica con vocoder, e danza su loop ottantiani. Pur rifiutando di abbandonare archi e fiati , vero trademark del suo sound, li impasta con suoni sintetici, dandoci l’impressione di trovarci di fronte qualcun’altro. Sono già passati due anni, chissà quanto ci farà attendere ancora questo geniale artista. 


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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