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InContro Tendenza

“Rossi in quegli anni studiava l’Illuminismo, un momento dell’architettura in cui la questione dell’impegno civile è centrale. Per gli illuministi l’impegno civile dà senso alla ricerca sulle forme. La questione del mestiere come impegno civile contro il mestiere come servizio, come risposta tecnocratica ai problemi della costruzione della città, è stato il punto di partenza della ricerca della mia generazione, della ricerca di Giorgio Grassi, della mia ”[1]
“La città Analoga” ; Arduino Cantàfora, 1973

Seguendo le sterili e monotone e stagnanti fila del dibattito italiano, registriamo una recente convergenza di contributi riguardo la cosiddetta “Tendenza”. Naturalmente tutto questo non nasce da un interresse per la ricerca spassionato, ma dal fatto che il 19 giugno il Beaubourg ha inaugurato la mostra “La Tendenza: architectures italiennes 1965-1985”.

Riportare con considerevole ritardo suddetta notizia in una piattaforma universitaria come Polinice ha come obbiettivo quello di incuriosire i lettori su di un periodo della storia della progettazione italiana a dir poco fondamentale, nel bene o nel male, per capirne i successivi sviluppi. La totale disconoscenza da parte della mia generazione, tanto quanto la costretta faziosità di quella precedente, nei confronti dei protagonisti di questa storia italiana, ha contribuito a creare una evidente voragine alfabetica nel nostro mondo accademico. Oggi avremo, in ordine di apparizione, baroni di “quella” generazione troppo immischiati in “quelle” vicende per affrontarle senza pregiudizi, ricercatori da poco arruolati effettivamente compromessi dagli esiti di quel dibattito, ed infine noi futuri disoccupati totalmente all’oscuro di una pagina  troppo importante per essere dimenticata.

Già si possono registrare le prime critiche a questa operazione -targata Centre Pompidou- da parte degli stravecchi intellettuali nostrani, vedi Gregotti sulle pagine del Corriere(ancora!)[2], che lamentano una eccessiva approssimazione nella presentazione di questo ventennio, augurandosi naturalmente un prossimo incarico come responsabili di una futura iniziativa certamente di maggiore qualità, magari per la prossima Biennale-Triennale. Peccato che in molti, moltissimi, ancora si chiedono come possano aver investito i propri danari per l’acquisto di un testo a cura di Vittorio Gregotti, l’architetto/scrittore più prolifico d’Italia, e allo stesso tempo più incapace di dettare alla propria mano periodi non dico semplici ma quantomeno comprensibili.
Sicuramente, pur considerando l’ipocrisia dell’articolo di Gregotti, nella ricostruzione francese di errori ne sono stati commessi, uno su tutti la CLAMOROSA ESCLUSIONE di Giorgio Grassi (errore non menzionato nell’articolo del Corriere .. ), l’unico architetto, nel vero senso della parola, all’interno del gruppo. Ma non per questo si possono togliere i meriti alla prima vera operazione divulgativa, fuori e dentro i confini nostrani, nei confronti del lavoro di questi architetti italiani.
“Una Scuola tutta da costruire, tutta da inventare. Una Scuola che non esisteva prima. Formata nel 1968, in piena contestazione studentesca, era diretta da un comitato tecnico e praticamente affidata ad un gruppo di giovani professori. Il comitato tecnico era composto da professori napoletani che avevano chiamato Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Agostino Renna e altri. Questo gruppo di giovani, riuniti in una nuova Scuola, ha consolidato la propria cultura in quell’occasione e in quei luoghi. L’Abruzzo era ancora un territorio in cui si poteva sperare di dar forma alla città moderna. A Pescara abbiamo tenuto le nostre prime lezioni, abbiamo fatto i nostri primi progetti, abbiamo sperimentato, attraverso il nostro lavoro, il rapporto fra impegno civile e architettura. L’esperienza è durata qualche anno, poi ognuno è tornato nella propria città.”[3]
Chissà che tutto non si possa ricondurre proprio a questi pochi eccezionali anni. O quantomeno introdurre la Tendenza partendo da li. Infatti non andremo oltre perché, come spesso accade in architettura, non è corretto parlare di Scuole, di Tendenze, di Movimenti, senza scontrarsi con le contraddizioni di tali suddivisioni, ancor di più per la Tendenza, che fa della sua contraddizione, e quindi fertilità, la propria arma vincente.
Naturalmente una prima attenta indagine sul corpus teorico prodotto da Grassi/Rossi, l’analisi delle loro opere e dei loro magnifici disegni sarà il vero punto di partenza per qualsiasi futura ricerca, ma tutto ciò senza dimenticare l’importanza di quell’officina fuori dall’ordinario, quale si è rivelata l’esperienza di Pescara. 
[ E oggi potrebbe ancora accadere?]
Jacopo Costanzo


[1] Igor Maglica, “L’architettura come compito civile. Intervista ad Antonio Monestiroli”.
[2] Vittorio Gregotti, “La Tendenza non fa architettura”, Corriere della Sera, 28 Giugno 2012.
[3] Igor Maglica, “L’architettura come compito civile. Intervista ad Antonio Monestiroli”.
 

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Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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