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La dama di ferro

L’economia domestica e la buona gestione del patrimonio famigliare è, secondo l’immaginario collettivo, una caratteristica prettamente femminile. Mai luogo comune fu più azzeccato se si pensa al personaggio di Christine Lagarde.

Classe 1959; nata nel nono arrondissement di Parigi da due insegnanti, Christine Madeleine Odette Lallouette è stata una ragazza modello. Campionessa di nuoto sincronizzato, vincitrice di una borsa di studio che le ha permesso di studiare per un anno negli U.S.A, questa forte e coraggiosa donna è il simbolo dell’emancipazione femminile dei giorni nostri. Elegante e raffinata, con i suoi capelli bianchi e i suoi tailleur di marca, ricorda la famosa e austera Miranda Priestly, l’influentissima direttrice del film “Il diavolo veste Prada”, severa e affascinante, una donna che si teme e allo stesso modo non si può fare a meno di ammirare. In un mondo dominato in larga parte dalla figura maschile, non solo fu la prima donna a guidare uno dei più rinomati studi legali del mondo (Baker&McKenzie) e a ricoprire la carica di ministro dell’economia di un paese del G8, ma ora è anche la prima ad essere a capo del Fondo Monetario Internazionale, succedendo a Dominique Strauss-Kahn.

Descritta da molti come forte e autorevole, instancabile e ferma di carattere, ma altresì abile comunicatrice, capace di arrivare alle persone in modo diretto, la Lagarde è stata citata da Forbes come una delle 100 donne più potenti al mondo nell’ultimo decennio. Una figura che è sempre stata sconosciuta al mondo politico e all’opinione pubblica, ma che incarna perfettamente il profilo di cui aveva bisogno l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, il quale la chiamò ad occupare il posto chiave dell’economia nel governo di Francois Fillon: approccio molto pragmatico, che ricalca le orme di quello americano; formazione internazionale; cultura liberal-liberista. E non ha deluso. Ha saputo far fronte alla crisi con tale perizia da meritare un riconoscimento come miglior ministro dell’Economia da parte del Financial Time e tutto ciò è confermato dal fatto che il piano pubblico di sostegno all’economia ha portato allo Stato interessi per circa 2,7 miliardi. Non a caso è stata il ministro dell’Economia più longevo degli ultimi 35 anni. Una figura indistruttibile che non sembra essere intaccata neppure dal suo presunto coinvolgimento nell’oscuro affair Tapiè, nel quale è stata indagata per abuso d’ufficio.

Per quanto concerne la sua nomina come presidente del FMI, arrivata proprio nel bel mezzo dell’acuirsi della crisi del debito sovrano europeo, è stata sostenuta in particolar modo dagli Stati Uniti proprio in quanto, a detta del Segretario del Tesoro Timothy Geithner è giudicata “una personaggio di eccezionale talento e di vasta esperienza capace di fornire, in questa istituzione, una leadership vincente, indispensabile in un momento critico per l’economia globale”.

Una donna di fuoco la Lagarde che parte dal problema del debito pubblico, della poca crescita, affrontando altresì anche il caso del mercato del lavoro. Un lavoro che scarseggia sempre di più, sopratutto nel sud dell’Europa, dove un europeo su cinque è disoccupato e dove un giovane su due rischia di non trovare lavoro. “Riformare il lavoro per renderlo più competitivo spesso comporta dei sacrifici e in questo periodo sono sopratutto i giovani a rimetterci. Servono dunque delle riforme strutturali che mettano tutti d’accordo”.

Sul fronte austerity, il presidente del FMI dichiara con fermezza che ogni volta che si sente parlare di “austerity” non si fa altro che evidenziare un falso problema poichè la pressione fiscale che vi è in gran parte dell’ Europa è data proprio dalle rigorose misure dell’austerity; ed è proprio questa pressione fiscale che impedisce la crescita dei paesi, indispensabile per acquisire stabilità.

Ebbene la presenza di Christine Lagarde ha cambiato l’immagine del Fondo Monetario Internazionale, visto, fino a qualche mese fa, come “l’istituzione che mangiava i bambini per colazione”, scrive un giornalista del Newsweek con tono alquanto colorito. Per invertire la rotta, la Lagarde ha cercato di favorire le relazioni con i paesi di tutto il mondo ed oggi la fiducia verso questo organismo è accresciuta, considerato come un complice in grado di “prescrivere la cura giusta” per uscire dalla crisi. Pare, dunque, la vittoria dell’intelligenza relazionale, virtù tipicamente femminile, ed anche se così non fosse, è bello pensare che vi sia una “visione femminile” della leadership, una via più collaborativa.

Gioia Cherubini – AltriPoli

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