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Unraveling the mystery

Ho approfittato dell’ozio estivo per recuperare l’ultima stagione di The Big Bang Theory, serie che insieme a How I Met Your Mother è probabilmente la sit-com più popolare degli ultimi tempi.

Personalmente ho iniziato a seguire le due serie più o meno nello stesso periodo, ma devo dire che, a dispetto di uno schema forse più ripetitivo, BBT è riuscita a mantenere la mia attenzione più a lungo, per tutta una serie di motivi che continuano ad essere validi in questa quinta stagione, nonostante l’innegabile mancanza di slancio rispetto agli inizi.
A rischio di razionalizzare un po’ troppo, penso che il grosso pregio di BBT sia la maniera in cui sfrutta a scopo comico tutta una serie di caratteristiche dei personaggi che potrebbero legittimamente essere considerate tragiche. Sheldon e Raj sono entrambi affetti da condizioni piscologiche quantomeno particolari e dai risvolti patologici, mentre le situazioni familiari di Penny, Leonard e ovviamente Howard non sono certo ideali; tutti i personaggi sono ostensibilmente in difficoltà in molte situazioni di socievolezza e la cosa è un po’ il “punto” della serie, ma è la pertinacia e a volte crudeltà degli sceneggiatori nei confronti dei protagonisti, e di riflesso verso gli spettatori, che eleva quello che potrebbe essere un leitmotiv come tanti altri, e lo porta ad essere una vena più sottocutanea e rilevante, che per di più “trasporta” lo show anche nei momenti di relativa carenza di idee. La cosa vale ovviamente in maniera particolare per Sheldon, che è il personaggio più caratteristico di Big Bang Theory, e che si presterebbe più di altri a delle occasionali smorzature, quando non ai veri e propri momenti di redenzione cui vanno spesso incontro questo tipo di personaggi (è il caso di Barney in HIMYM che si rivela spesso e volentieri avere un buon cuore sotto la maschera del cinico playboy). Il rifiuto di concedere eccezioni alla regola rispetto alle linee guida dei personaggi porta forse a sacrificare un po’ di varietà, ma consente di mantenere sempre uno stato di tensione sia nei rapporti tra i protagonisti della serie, sia nell’approccio dello spettatore che è comunque portato ad aspettarsi dietro ad ogni angolo un gesto umano e disinteressato da parte di Sheldon, o un momento di vera ribellione di Howard nei confronti della madre; cose che si può presumere (o sperare) non succederanno mai, ma che inevitabilmente aleggiano creando un interessante senso di lieve spostatezza e instabilità, inusuale per questo tipo di sceneggiati.
Lorenzo Peri

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