Home / Polinesia / There Is A Light That Never Goes Out

There Is A Light That Never Goes Out

Il 14 Agosto Roma è vuota. Si trova parcheggio. Ci si sposta con facilità da un quartiere all’altro della città. Non ci si sente in colpa a girare in macchina, tanto lo smog è poco, tanto più che i mezzi passano con una frequenza ancor più ridicola del resto dell’anno. In estate provo a leggere tutti i libri che ho tralasciato durante l’inverno e, talvolta, ci riesco. D’estate, musicalmente parlando, sono estremamente conservatore, ascolto quasi solo dischi che già conosco. Così, per avere qualche certezza in più.

Dunque approfitto di questa pausa estiva per parlare di un gruppo che ho pavidamente tralasciato nella sezione PoliRitmi durante il periodo invernale e primaverile: The Smiths. The Smiths, che in questo articolo chiamerò per comodità Gli Smiths –d’altra parte siamo italiani- sono in assoluto una delle mie band preferite, oltre ad essere senza ombra di dubbio una delle punte di diamante del pop inglese.
Mi piace molto raccontare il modo in cui conobbi gli Smiths, forse perché con egoismo ritengo sia una storia molto romantica (quando a ben vedere è il modo in cui quasi tutti conoscono una band), forse perché è una delle poche cose che ricordo relativamente alla scoperta di un gruppo che ha cambiato il mio modo di intendere la musica. Sta di fatto che in un giorno non precisamente identificato del 2006 (o forse era la fine del 2005) ero al Bandana a Via Alessandria – pub che non amo molto – con un buon numero di amici, eravamo nella sala fumatori e c’era un gran caos. Non ricordo precisamente chi fossimo e per quale ragione quella sera invece di stare al solito Celestino ci ritrovammo lì. L’unica persona che ricordo di quella sera è Ivan. Ivan era un punk vero. Non un coglione con la cresta di 30 cm, i tatuaggi, l’anello al naso e la sveglia al collo. Ivan era punk perché ascoltava punk, ma soprattutto mi faceva due palle così con cose che io a quel tempo ancora afferravo solo di striscio, cose per cui adesso mi sento un po’ scemo perché ho  assorbito pienamente solo a 2-3 anni di distanza, cose per cui faccio a mia volta due palle così. Ivan parlava di Do It Yourself, di coerenza, odiava le rockstar (ergo la metà dei miei miti), voleva fare un gruppo power-pop (vedi The Nerves, The Undertones, The Jam ecc.), e se la prendeva con i borghesi ma con me no, diceva “ma no, tu che c’entri” (non ho mai capito perché).

Insomma in quella sera di un giorno non identificato del 2006 o forse del 2005, improvvisamente, nel mezzo del casino di un locale che difficilmente rifrequenterò, sentii questa canzone che mi piacque tantissimo, così tanto che decisi di far presente la cosa ad Ivan. Ivan disse: “Non li conosci? Sono gli smiz”, non capendo nulla gli chiesi di scrivermelo, lui mi disse: “Ti doppio un cd”. Ivan non masterizzava i cd, li doppiava. Come promesso pochi giorni dopo arrivò con “The Very Best of The Smiths”, non la raccolta più completa ma sicuramente una di quelle con la scaletta più riuscita. Cercai con avidità il pezzo che avevo ascoltato qualche giorno prima, era “There is a Light that Never Goes Out”, un capolavoro, una canzone che non avrei più smesso di ascoltare. Da quel momento in poi, gradualmente, mi misi ad ascoltare tutto ciò che potevo, scoprendo con sbigottimento che gli Smiths, nella loro brevissima attività, non avevano sbagliato neanche un pezzo (in realtà c’è ‘Golden Lights’, ma è una cover, quindi chissenefrega).

Mi rendo conto che è ho sprecato tantissimi caratteri senza parlare della voce e dei testi di Morrissey, della chitarra byrdsiana di Johnny Marr, della efficace sezione ritmica di Rourke e Joyce, però quelle sono aspetti che potete trovare scritti un po’ dove vi pare, credo sia un po’ inutile  descrivere queste band in modo tecnico e enciclopedico (soprattutto se c’è chi l’ha già fatto molto meglio di quanto farei io). Se non li conoscete ascoltateli, se li conoscete riascoltateli.


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

Check Also

L’esodo

“Ognuno di noi ha i propri mostri, i propri fantasmi. Si possono chiamare ossessioni, paure, ...