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La colonna che divide l’umano dal divino

Per chi come me è nato nella seconda metà degli anni ottanta, le cinquemila lire sono sempre ed unicamente state rappresentate dall’elegante ritratto di Vincenzo Bellini. Chi invece ha qualche anno in più ricorderà certamente la versione precedente della banconota, ovvero quella che raffigurava sulla sinistra del recto il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. Il dipinto, oggi custodito alla National Gallery di Londra, è solo una delle tante eccezionali opere di questo artista siciliano.  E se dal 1979 all’avvento della moneta unica europea, i due illustri artisti provenienti dalla costa orientale dell’isola hanno monopolizzato le nostre 5.000 Lire, solo di uno parleremo quest’oggi. Ma sempre in Sicilia rimarremo.

Le 5.000 Lire (1979-1983)
Sull’ isola di Ortigia, a pochi passi dal Castello Maniace, all’interno del Museo di Palazzo Bellomo, si può oggi ammirare un’ emozionante Annunciazione di Antonello da Messina. Il dipinto datato al 1474, olio su tavola di tiglio (180 x 180 cm), inizialmente destinato alla chiesa di Santa Maria Annunziata a Palazzolo Acreide, è stato trasferito a Siracusa solo nel 1914.

L’opera, benché rimanga tuttora irrimediabilmente danneggiata dal tempo (è da poco terminato il restauro), conserva una potenza eccezionale. Il tema, arcinoto per la pittura italiana e non solo, è qui inscenato con una sensibilità ancora sconosciuta per l’epoca. Infatti non rinunciando alla tradizione prospettico-spaziale italiana, il pittore inserisce delle novità derivate dall’influsso della pittura fiamminga. Si veda per esempio la somiglianza con l’Annunciazione di Petrus Christus, e si proceda individuando analogie e dissomiglianze. Il risultato sarà stupefacente.
Il dipinto prima e dopo il recente restauro.

La colonna, elemento cardine della composizione, “che divide l’umano dal divino”, non può non considerarsi una concessione del patrimonio genetico latino nella lettura dell’opera, come non si possono non considerare nordiche le attenzioni naturalistiche per il paesaggio in lontananza o l’attenzione dedicata alla descrizione di un interno tutto da scoprire, tra piante grasse, tappeti orientali e leggii tardogotici. Certo la crettatura delle vernici, invecchiate con il tempo, potrà rendere più ardua quest’impresa, ma la nuova adeguata postazione nella stanza principale al primo piano del museo (con una audace teca appositamente progettata) giocherà a favore dell’attento visitatore.

“Una metafora impietosa sulla fugacità della bellezza artistica”, un’opera d’arte rivoluzionaria che porta le Fiandre nel Mediterraneo. Il tutto si potrebbe forse sintetizzare  con un solo particolare presente nella scena, lasciandoci commossi: “le pagine del libro sospese a mezz’aria”, ci raccontano un’annunciazione improvvisa, inaspettata, che trova impreparata la stessa Vergine. Ci raccontano un dipinto immortale. Ci raccontano un pittore sublime.

 

Jacopo Costanzo

 

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Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research_ warehousearchitecture.org

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