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Esposizione UNIVERSALE. Roma 1942.

EUR, una sigla che per chi vive a Roma spesso è sinonimo di “distanza”. In effetti, più che la distanza in sé dal centro cittadino, meno di 15km, il quartiere Europa è una conurbazione a sé stante. Dotato di qualunque tipo di servizi è oggi un quartiere fiorente, che riassume in sé le tecniche urbanistiche più rigorose e innovative, con la maestosità e il candore del Razionalismo architettonico più puro. Voluto da Mussolini per ospitare l’Esposizione Universale del 1942, fu realizzato in parte entro l’inizio della guerra e completato, almeno nel suo cuore originario, sul finire degli anni ’50, essendo stata – come noto – annullata  la manifestazione.

Chi abita oggigiorno all’EUR sa di abitare in una città nella città; ciò è considerato da alcuni un privilegio, (specialmente per chi svolge le proprie attività quotidiane all’interno del quartiere), per altri una rinuncia a Roma. C’è tradizionalmente una sorta di incompatibilità tra gli abitanti dell’EUR e il resto dei Romani, incompatibilità spesso ingiustificata e dovuta essenzialmente a motivi “emotivamente” preconcetti più che alla reale distanza chilometrica dal centro della città. Ciò su cui mi vorrei soffermare, tuttavia, è il fermento architettonico che storicamente contraddistingue questo quartiere in una città relativamente spenta da tale punto di vista.


Tuttavia, a prescindere dalle personali impressioni che ognuno può riscontrare nei confronti di questo quartiere indubbiamente riuscito dal punto di vista urbanistico, sembra opportuno e interessante ricordare le opere più importanti che lo adornano fin dal giorno della sua nascita. Il palazzo della Civiltà Italiana, soprannominato Colosseo Quadrato, è un edificio voluto dal governo fascista per celebrare il ventennale del regime fascista e onorare la città di Roma con il nuovo titolo di “Capitale dell’Impero”. La costruzione, il cui progetto fu affidato agli architetti Guerrini, Lapadula e Romano, iniziò nel 1938 e sospesa nel 1940 aseguito dell’entrata in guerra dell’Italia. Fu poi ultimato nell’immediato dopoguerra. La costruzione incute una certa soggezione. L’idea mussoliniana di una maestosità che doveva sconvolgere l’osservatore, atterrirlo e al contempo esaltarlo viene qui portata al parossismo. I 54 archi che adornano le quattro identiche facciate guardano all’Anfiteatro Flavio al contempo con un senso di sfida e di stima. Oltre al simbolismo della realizzazione, notevole è anche la tecnica: interamente realizzata in cemento armato, la struttura sostiene una copertura integrale di travertino e l’intera realizzazione è dotata di una leggerezza e spazialità degne di nota.


Altra struttura che in qualche modo esprime lo spirito del quartiere Europa è il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, sito a pochi chilometri dal precedente e ben visibile dalla via Cristoforo Colombo, arteria fondamentale di proiezione al mare. Questo edificio è di straordinaria modernità. Il progetto vincitore, dell’architetto Adalberto Libera, è risultato essere molto più svincolato dalla tradizionale monumentalità e celebrazione tipica delle costruzioni di epoca fascista. La struttura risulta semplice, essenziale e innovativa. Eccezion fatta per il colonnato sul “pronao”, imposto dal regime, la pianta è perfettamente quadrata. Il volume dell’atrio è un cubo di 45 metri per lato e possiede una copertura a croce. L’innovazione risiede nella realizzazione: cemento armato, mascherato, secondo i dettami fascisti con delle tamponature in travertino, e la copertura dell’immenso atrio in rame sostenuta da due travi Vierendeel  incrociate tra loro. Questo tipo di trave rispetto alle normali travi reticolari manca dell’elemento diagonale, il che le rende più pesanti a parità di prestazioni strutturali, ma dona alla struttura un’eleganza che difficilmente si era riscontrata sino a quel momento in costruzioni a struttura metallica.


In epoca recente, il quartiere EUR è sede di esperimenti architettonici sui quali l’opinione pubblica – come è giusto – si divide. Primo fra questi  il progetto del noto architetto romano Massimiliano Fuksas per il nuovo Palazzo dei Congressi: la cosiddetta nuvola. Il progetto avveniristico prevede di inserire all’interno di una struttura estremamente irregolare, la nuvola appunto, una sala congressi da duemila posti che possa fungere anche da nuovo auditorium. Il progetto, da alcuni considerato innovativo, rivelatore, proiettato al futuro, da altri è percepito come un sensazionale spreco di soldi e di dubbia efficienza. A pochi mesi dalla presunta data di inaugurazione dell’opera, la questione se sia davvero una struttura di interesse generale, apprezzata dal punto di vista artistico, tecnico e politico o solamente da quest’ultimo, resta aperta.  Dal punto di vista tecnico la struttura risulta essere una sfida entusiasmante, l’estremizzazione delle più moderne tecniche di calcolo strutturale. Tuttavia restano pur sempre due grandi dilemmi: il primo di natura tecnico/estetica: ma non risulteranno troppo pesanti alla vista i pilastri necessari a sostenere una struttura del genere? (ricordiamo che, anche dalla tecnica delle costruzioni base, il carico accidentale da considerare per la progettazione di strutture soggette ad affollamento, quali cinema e sale congressi per l’appunto, è il più alto di tutti). L’idea del visionario Fuksas era probabilmente quella di creare una sala congressi che risultasse quasi fluttuante in un cielo onnipresente nella struttura completamente vetrata che la contiene. Ma è possibile credere questo senza fare i conti con il calcolo strutturale? Non direi. Sembra più probabile che l’architetto romano abbia considerato questo e che a realizzazione avvenuta i dubbi si dissipino da soli. L’altro dilemma, come al solito, è di natura economica. C’è chi sostiene che la realizzazione della nuova sala congressi sia troppo onerosa da sostenere, ed in effetti 270 milioni di euro sono una bella somma. Tuttavia corredano il progetto grandi spazi espositivi in candido travertino ed un Luxury Hotel ribattezzato la Lama, che sorge sul fianco ovest del cuore dell’opera.  Staremo a vedere ad opera finalmente conclusa.


Questi tre esempi di architettura futurista, contemporanea e celebrativa presenti nel quartiere EUR stanno a sottolineare come esso sia, fin dal momento del suo concepimento, la fucina dell’innovazione architettonica romana e italiana. Le più accanite discussioni si accendono anche a livello popolare sulle opere realizzate o in via di costruzione. Queste, qualora non sfocino nella banale e triviale accusa di sperpero di risorse pubbliche, mantengono vive, anche nei profani del settore, l’attenzione e la critica al fermento architettonico che da qualche anno ha ripreso a sbocciare nella nostra città. E ciò, a mio parere, è sempre un bene.

Federico Giubilei

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