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Se fossi costretto a stilare una classifica dei gruppi pop italiani più significativi degli ultimi vent’anni, forse a malincuore, forse con orgoglio, non potrei fare a meno di citare i Bluvertigo, che in poco più di cinque anni lasciarono un’impronta più che significativa nel panorama artistico italiano.
Marco Castoldi e Andrea Fumagalli, al secolo Morgan e Andy, si incontrano a Monza nel 1986. I due cominciarono immediatamente uno stretto sodalizio e già el 1989 riuscirono con i loro Golden Age (ex Smoking Cocks) a ottenere un contratto con la Polygram. L’album ‘Chains’, accompagnato dal singolo ‘Secret Love’, è un totale flop commerciale, oltre ad essere un album francamente anacronistico. Sin dalla copertina omo-erotica, arrivando al sound fortemente influenzato da synth-pop e electro wave di matrice ottantiana (Depeche Mode, Duran Duran e Japan su tutti), il disco vive di influenze ormai datate.

Morgan e Andy tuttavia continuarono la loro collaborazione.  Dopo qualche anno di assestamento nel 1994 partecipano a Sanremo Giovani con il brano ‘Iodio’. Il nome della band è Bluvertigo, la formazione è composta da Morgan (voce e basso), Andy (tastiera, voce), Marco Pancaldi (chitarra), Sergio Carnevale (batteria). Il successo viene veicolato in particolare dalla critica entusiasmata da questa ventata di aria fresca nello stantio panorama pop nostrano. Il brano, benché diverrà uno dei classici della band, presenta un testo un po’ troppo acerbo, che forse svilisce l’intelligente pretesto del pezzo.
Il 1995 vede l’uscita del primo capitolo della cosiddetta trilogia chimica: “Acidi e Basi”. Il disco alterna momenti molto alti ad altri decisamente meno riusciti, dando l’impressione di un disco più frenato che acerbo. I momenti migliori, a mia modesta opinione, sono quelli dall’approccio meno chitarristico, quei pezzi che lasciano spazio a uno stile più decadente, fra tutti “L’eretico”, “Complicità” (magnifica cover di “Here is the House” dei Depeche Mode), e “Decadenza” appunto. Anche i testi hanno fortune alterne: talvolta Morgan riesce ad utilizzare un’ironia ficcante ed efficace, a volte sembra solo un adolescente sciocco.

I ritmi eccessivamente serrati del music-biz portano Marco Pancaldi ad abbandonare il gruppo. Il nuovo chitarrista sarà il fonico della band Livio Magnini, una vera fortuna per il futuro sound dei Bluvertigo. “Metallo non Metallo”, uscito due anni dopo il fortunato esordio, è universalmente riconosciuto come l’acme compositiva dei Bluvertigo, oltre ad essere il loro disco di maggior successo. Colmo di citazioni e riferimenti, “Metallo non Metallo” si riempe di elettronica, creando un piacevole dialogo fra synthpop, new wave e il cantautorato ‘alla Battiato’. Se il precedente disco forse peccava di troppa foga adolescenziale, questo ottimo secondo album è più efficace nei pezzi di maggior presa come “Fuori dal Tempo” e “Altre F.D.V” (quest’ultima forse è il punto più alto raggiunto dalla band in tutta la carriera) piuttosto che negli episodi più spiccatamente intellettuali, talvolta un po’ forzati, difetto che Morgan si porta tuttora dietro nella sua carriera solista.

E’ “Zero” a chiudere il cerchio della trilogia, riuscendo nell’obiettivo di dare alle stampe l’album più complesso e ambizioso dei Bluvertigo. Disco intelligente e consapevole, “Zero” vede la partecipazione di Battiato nelle backing-vocals di alcune canzoni. Curato spasmodicamente nei suoni e svincolatosi definitivamente dalle influenze 80s, quest’ultimo full-length della band risulta un po’ pesante all’ascolto. Su tutto, ancora una volta, spiccano i singoli “La Crisi” e “Sono = Sono”, lasciando una sensazione di incertezza rispetto al reale valore del contenuto della maggior parte dei brani del disco a discapito degli eccellenti risultati formali.

Nel 2001 il gruppo partecipa a Sanremo con “L’Assenzio”, splendido brano che sarà invece valutato come il più brutto di tutta l’odiosa kermesse (vinse “Luce” di Elisa, ndr). “Pop Tools” raccolta di tutti i successi, chiude definitivamente la carriera dei Bluvertigo, che rimarranno ‘congelati’ fino al 2008, in cui saranno ospiti dello show di Mtv ‘Storytellers’.
Provando a tirare le somme, possiamo dire che i Bluvertigo sono senz’altro una realtà che merita di essere (ri)scoperta, vista anche l’enorme rivalutazione che il sound ottantiano ha avuto negli ultimi anni dello scorso decennio. Forse non saranno mai fondamentali ma di certo meritano interesse.

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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