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Enel li piazza tutti

Il mio amico Patrizio mi ricorda sempre che la crisi se si è intelligenti e furbi non sempre è un male. Nulla di eccepibile. Fatto sta che la stessa cosa pare l’abbia pensata l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti. Con un tempismo eccezionale il primo gruppo energetico italiano ha piazzato i propri bond (titoli di debito) riscuotendo un larghissimo successo da parte degli investitori, di cui in seguito seguiremo le tendenze geografiche. Questo “tempismo” è dovuto alle parole del Governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi, il quale ha insisto sull’efficacia del taglio del costo del denaro e sull’inopportunità della collocazione di bond per periodi inferiori a tre anni, operazione esplicitamente vietata dai trattati europei. Così tra il passaggio del nuovo tram 3 e del 19 a viale Regina Margherita si sono convinti che era il momento migliore per piazzare sul mercato i bond ad otto anni, con rendimenti arrivati al 4,875%. Se Piazza Affari, ovvero l’indice della Borsa di Milano (che in realtà è di proprietà Londinese), segnava a fine giornata un trend negativo, sul fronte degli acquisti dei bond firmati Enel si stappavano bottiglie di prosecco.

Analizzando i dati che vengono riportati dal Sole 24 Ore e da Milano Finanza il libro ordine a fine seduta sfiorava i sei miliardi di euro di richiesta e nel complesso è riuscita a collocare titoli per un miliardo di euro. Da questi dati sembrerebbe essere solo una buona asta di titoli a favore del colosso energetico italiano se non fosse che il successo è dovuto al dato finanziario del rendimento di 360 punti al di sopra del midswap, con una flessione di ben 15 punti rispetto alle guide iniziali di collocamento dei titoli. A conferma della saggia scelta di piazzare i propri titoli da parte di Enel ad inizio settimana sarà e questa è una personale previsione, facile come l’over delle partite ove Zeman siede in panchina, l’ennesimo ed inutile direttorio della sopracitata BCE in merito alle paventate e mai delineate misure antispread che renderanno turbolenti i mercati finanziari europei dei prossimi giorni.

Come accennato in precedenza quel che ha caratterizzato stupito i più è la presenza di una forte percentuale di acquisto di titoli Enel da parte di gruppi assicurati e bancari internazionali che hanno conquistato il 28% dei titoli immessi. Analizzando e tenendo fede al preludio dell’articolo la composizione geografica degli acquirenti non si può non notare il peso dell’area britannica che ha “scommesso” sui titoli Enel maggiormente rispetto gli investitori italiani racimolando una quota pari al 25% del totale. Per restare sempre in area europea extra Euro a concentrarsi sul titoli del produttore italiano di energia elettrica sono stati gli istituti elvetici che hanno fatto da sponda al ruolo di lead manager dei francofoni BNP Paribas e Credit Agricole. Garanzia oltre ai due istituti francesi dell’intera operazione sono state le onnipotenti Morgan Stanley e Jp Morgan & Chase, come a dire che gli americani vedono male la moneta unica, ma non i grandi gruppi europei.

A dispetto della campagna pubblicitaria ai consumatori dei servizi energetici con testimonial la Pellegrini, Enel ha azzeccato in toto il piano semestrale presentato nelle scorse settimane, rimarcando con l’asta di titoli dello scorso una particolare attenzione ai mercati e favorendo il consolidamento della liquidità aziendale che è pari a 27 miliardi di euro. Resta a mio modo francamente ancora troppo ambizioso da parte della società guidata da Fulvio Conti ridurre il debito di Enel nel 2016 di ben quattordicimiliardi, ove sulle previsioni finanziarie del 2013 si addensano nuvole ben più scure delle attuali ed in un contesto di incapacità programmatica e pratica dei leader europei.

Allo stesso modo la scure della disgregazione europea ed i possibili nuovi conflitti i aree delicate nell’assemblamento di materie prime ed energie non ha fermato la corte di gruppi del calibro di Blackrock e Generali, con gli investitori di Elisabetta II pronti a scommettere sull’energia italiana, quindi l’analisi da me sopra compiuta potrebbe essere smentita se gli investitori sopracitati continueranno a credere in Enel.

Per concludere, negli ultimi mesi città come Roma, Milano e L’Aquila sono state tempestate da adesivi di Greenpeace che definiscono l’Enel “killer del clima”. Ora pur ritenendo anch’io eccessivo l’utilizzo smodato del carbone per la produzione di energia elettrica (in quanto nuclearista convinto, al contrario dell’organizzazione no-profit), ho ripetutamente chiesto ai volontari di Greenpeace se la stessa campagna la stavano portando aventi negli altri grandi paesi europei. La risposta era scontata, ovvero era di parere negativo e all’ora nella mia ossessione complottista altro non ho potuto pensare che forse qualcuno anche tra gli ambientalisti si muove per interesse altrui, onde poi perbenisticamente dispiacersi per le migliaia di posti persi in Italia a causa del prezzo dell’energia e del concludersi di attività industriali quali l’estrazione del carbone. Ma questa è un’altra storia.

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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