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Kripke e lo Shabbat

Vorrei proseguire il discorso sulla teoria del significato che abbiamo iniziato la volta scorsa. Oggi il nostro eroe è Saul Aaron Kripke. Nasce il 13 novembre 1940 a New York. Segni particolari:

1.    Ebreo, molto ebreo. Di quegli ebrei newyorkesi fichissimi alla Woody Allen.

2.    Somiglia notevolmente a John Malkovich in R.E.D. (quello che va in giro abbracciato a un maialino di peluche).

3.    Completamente fuori di testa. Tanto quanto John Malkovich in R.E.D. (quello che va in giro abbracciato a un maialino di peluche).

In ambiente accademico è giustamente noto per la sua teoria causale del significato. Professore emerito dell’università di Princeton, insegna al momento a New York, presso la CUNY.

Prima di dire due parole sulla teoria causale del significato, mi piacerebbe inquadrare meglio il personaggio raccontandovi un aneddoto (le mie fonti non sono verificate, concedetemi il beneficio del dubbio).

Nel 2001, Kripke venne nominato vincitore del Premio Schock, un prestigiosissimo riconoscimento conferito a artisti, musicisti, matematici e, nel nostro caso, logici.

Ebbene sì, Kripke è un logico. A quanto pare un ottimo logico.

Dicevamo, nel 2001 Kripke si reca in Svezia per ritirare il Premio Schock. Qualche giorno prima della premiazione il nostro è in visita a Uppsala. Il premio sarebbe però stato consegnato nella capitale, Stoccolma. Si rende dunque necessario un trasferimento del nostro da Uppsala a Stoccolma. Problema: è sabato. Kripke è ebreo, molto ebreo. Gli ebrei-molto-ebrei (anche detti “osservanti”) il sabato non possono mettersi in viaggio. Panico. Gli ebrei osservanti si limitano a compiere una sola attività: detergere una limitata parte del proprio corpo. Panico serio. Il nostro deve arrivare a Stoccolma ma si rifiuta di muoversi. Come fare? Attenzione (porca miseria!) Saul Aaron Kripke non è il primo degli scemi. È pure un po’ suonato. Ottimo! Combinazione vincente! Ecco la soluzione: Kripke viaggiò in taxi, dedito a lavare i propri piedi in una pratica bacinella d’acqua calda appena riempita per l’occasione ed incastrata nell’abitacolo. Non so voi, ma trovo il tutto geniale.

Mi piace – forse – ancora di più la linearità della sua già menzionata soluzione al problema del significato. Dicevamo, il significato è l’oggetto. Il senso è il suo modo di darsi. Questo almeno secondo Frege. Ma come si fa ad attribuire il significato di una parola? Come facciamo a far corrispondere a un termine il suo riferimento? Sotto vedete Snoopy e un termine linguistico, “cane”. Non c’è dubbio che in un prospettiva fregeana Snoopy sia significato di “cane” (Snoopy qui svolge il ruolo di esempio, di sostanza seconda, sia chiaro). D’altra parte, il problema di oggi si pone a livello della freccia verde. Come si costruisce quella freccia? Come si lega un nome a un oggetto?

In effetti Frege si era fermato a dare delle definizioni ben strutturate, non aveva indicato una procedura operativa per l’attribuzione del riferimento. Kripke sì.

Il significato si attribuisce battezzando un oggetto. Proprio così. Chi di voi è di religione cristiana ha ricevuto il battesimo. Il battesimo è un sacramento mediante il quale una persona riceve un nome. Nel nostro caso, la situazione è analoga. Il significato viene attribuito quando un termine linguistico viene collegato a un oggetto. “Acqua” è H2O nella misura in cui qualcuno ha deciso che H2O si dicesse “acqua”. Tutto qui.

Questo atteggiamento ha più di un pregio. Anzitutto: ci consente di sottoporre a prova chi dice di conoscere il significato di un termine. In effetti, secondo Kripke, il dott. Rossi conosce il significato del termine “unicorno”, se e solo se è in grado di specificare la catena causale che ha portato al battesimo in questione (da cui, appunto, teoria causale del significato).

Il secondo vantaggio è che la posizione di Kripke fa sì che il linguaggio non sia soggetto alle mutevole scelte individuali. Una volta che il battesimo è stato compiuto, i giochi sono fatti.

Giulio Valerio Sansone

About Giulio Valerio Sansone

Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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