Home / Cinema / And the song said "Let’s be happy"

And the song said "Let’s be happy"

Ha fatto un affaccio nei cinema romani durante l’estate un film che, in un periodo in cui su Wes Anderson si scrivono ormai canzoni, mi sorprende sia stato passato in cavalleria senza colpo ferire. Parlo di Damsels in distress, di Whit Stillman, regista tornato dietro alla macchina da presa dopo una pausa durata più di dieci anni, pausa che ha interrotto una promettente carriera nata e morta nei novanta con tre film che hanno sicuramente avuto una grande influenza sul regista di Rushmore e de I Tenenbaum.

Un misto tra Rohmer e Woody Allen, con una frivolezza che è sempre mancata ad entrambi, Stillman si è fatto un nome per le sue commedie chiacchierone, in cui giovani privilegiati cercano di far chiarezza sul loro posto nel mondo, il loro scopo nella vita, e molte altre questioni di decrescente importanza, durante lunghe scene di conversazione talmente surreali da apparire vere e genuine.
Damsels in distress si ricollega pienamente ai film precedenti, e in particolar modo a quel The last days of disco che per molti anni sembrava dover essere il canto del cigno del regista (e che è stato l’ispirazione per una bella canzone degli Yo La Tengo). Come in TLDOD le protagoniste sono delle giovani donne, laddove i primi due film ruotavano attorno a problematiche più prettamente maschili, e il film è incentrato sui loro tentativi di definire la propria identità femminile, camminando sulla linea che separa lo stereotipo di genere dalla rivendicazione della propria unicità.
In realtà non è mai molto facile dire di cosa parla un film di Whit Stillman perchè i fili di conversazione, le idee buttate lì e non sviluppate, e quelle invece portate avanti ed abbandonate in un punto arbitrario, contribuiscono a creare una matassa piuttosto inestricabile, in cui un’ambiguità fattuale ma mai compiaciuta la fa da padrona.

Damsels a mio parere sfrutta queste caratteristiche in maniera anche migliore dei lavori precedenti grazie ad un tono molto più solare ed ottimista, che permette quasi di ignorare le intricatezze dialogiche del film -che in ogni caso non sono fatte per essere sviscerate- e di lasciarsi conquistare dalla pura gioia dei tempi comici, degli scambi arguti e dei buoni sentimenti dispensati in dosi più generose che in passato. Catalizzatore di questo cambiamento tonale, all’apparenza superficiale ma che in realtà sposta significativamente l’asse del film, è l’interpretazione di Greta Gerwig, fantastica stella emergente della scena indipendente americana, che in questo film ci delizia con una variazione sul tema della ragazza confusa (che è un po’ il suo cavallo di battaglia), e prende il posto di Chris Eigeman che aveva interpretato personaggi similmente “portanti” in tutti e tre gli altri film di Whitman.

In un mercato saturo di indie-comedies è un vero peccato che il nuovo film di un maestro, un autore che ha dato un contributo notevolissimo a definire il sottogenere, passi inosservato, e consiglio vivamente a chiunque abbia apprezzato film come Juno, Little Miss Sunshine, o le pellicole di Wes Anderson, di dare una chance a Damsels in distress, nonché ai film precedenti del regista, ossia il già citato Last days of disco, Barcelona e Metropolitan.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

Relais Rione Ponte ospita ATLAS, Ego Imago Mundi, una personale di Luca Di Luzio

Il 30 novembre inaugura un nuovo ciclo espositivo all’interno del Relais Rione Ponte, guesthouse di ...

USA E CUBA – Novanta miglia lunghe cinquant’anni

Questa non è ne' la fine ne' l'inizio di qualcosa di differente è un grandissimo passo in avanti però per tutta l'umanità. Un'umanità che, nonostante tutto, alle volte non riesce a superare novanta miglia pur spendendo una sonda su Marte. Novanta miglia che per decenni hanno reso lontani Washington e L'Avana più di Marte.

LA CONTA DELL’IMMIGRAZIONE E LE IMPLICAZIONI TRA GLI STATI UE. Italia vs Francia?

“Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato”, con ...