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Intervista #1: The Wisdoom

Quando decisi di inaugurare una piccola rubrica dedicata alle interviste nella mia piccola sezione PoliRitmi non ho avuto dubbi su quale fosse il primo gruppo da contattare: The Wisdoom, autori di uno splendido mix fra doom, stoner e psichedelia settantiana.

Tagliamo subito la testa al toro, io conosco la band personalmente, in particolare il chitarrista/fondatore Dario Iocca che frequento dai tempi del liceo. Questo però vuol dire poco e niente, se vogliamo è solo un fattore di comodità, perché – controllare sul web per credere- the Wisdoom con il loro primo EP hanno attratto l’attenzione nel panorama estremo italiano e non solo (non a caso il loro primo lavoro è disponibile anche per l’etichetta svedese Ozium Records). Ecco a voi l’intervista che ci hanno concesso per Polinice.

Ricordo ancora quando sentii il primissimo materiale dei Wisdoom, per capirci quello suonato a casa di Alessandro (batteria). Vi aspettavate che da quelle spensierate improvvisazioni estive sarebbe scaturito un progetto di questa portata?

Il tutto, come hai giustamente sottolineato, è nato un po’ per gioco. Più o meno a metà 2010 io (Dario) e Alessandro abbiamo deciso di mettere in piedi un progetto dalle sonorità molto potenti e tetre. Entrambi avevamo altre band con cui suonavamo tutt’altri generi, e per svagarci abbiamo cominciato a vederci a casa di Alessandro registrando con mezzi di fortuna tutto quello che componevamo. Naturalmente il risultato fu abbastanza vergognoso, ma da quegli incontri sono nate la maggior parte delle idee che poi sono confluite nel nostro EP. Mi fa ridere la frase “progetto di questa portata”; siamo ancora agli inizi con i Wisdoom, però è sicuramente interessante notare come tanti altri progetti che ho avuto in passato, nati con le migliori intenzioni e sotto i migliori auspici, si siano poi rilevati fallimentari, al contrario dei Wisdoom che, facendo le corna, si stanno pian piano ritagliando un loro spazio.

 

Avete ricevuto recensioni entusiastiche da siti e blog sparsi per il mondo. Quanto aiuta in questo senso suonare un genere che ha un pubblico ridotto ma molto attento alle nuove uscite?

Per i gruppi emergenti, naturalmente se producono qualcosa di buono, è forse più facile uscire in un genere di nicchia come il nostro. Chi ascolta questo tipo di musica è spesso un vero e proprio appassionato che compra dischi e soprattutto vinili e grazie all’uso di Internet riesce a fare un generale passaparola se trova in giro gruppi validi.

 

-Quest’anno avete avuto l’opportunità di aprire lo Stoned Hand of Doom, che tipo di esperienza è stata e come siete stati accolti dal pubblico (che probabilmente era accorso per gruppi più blasonati)?

E’ stata una bellissima esperienza, è sicuramente il festival più importante per quanto riguarda il nostro genere che ci sia in Italia. Abbiamo avuto l’opportunità di condividere il palco con gli Orange Goblin, i Doomraiser e gruppi validissimi ma un po’ meno conosciuti come Black Capricorn e Caronte. Il pubblico, nonostante fossimo la prima band a esibirci e nonostante fossero solamente le 5 del pomeriggio, ci ha accolto molto bene, infatti siamo riusciti a vendere anche parecchie copie del nostro EP.

 

-Nonostante l’Italia continui a proporre gruppi estremi di ottimo livello sembra che il pubblico, talvolta gli stessi appassionati di musica, sia un po’ riluttante a seguire proposte meno orecchiabili. Secondo voi a cosa è dovuto e come si potrebbe risolvere un problema simile?

Credo sia semplicemente un fatto di cultura. L’Italia da un po’ di anni a questa parte sta sfornando gruppi estremi di ottimo livello, band che oltretutto hanno un gran seguito all’estero, guarda gli Ufomammut o i The Secret, giusto per fare due nomi. Però ultimamente le acque hanno iniziato a smuoversi anche nel nostro paese e vedo sempre più gente avvicinarsi a questo tipo di sonorità.

 

Il vostro brano ‘Katabasis’ è stato utilizzato nella colonna Sonora di Paura 3D dei Manetti Bros e so che alcuni di voi hanno anche fatto una piccola comparsata nel film. Potete parlarci di questa esperienza?

La collaborazione con i Manetti Bros è stata un po’ un colpo di fortuna. I Manetti stavano girando “Paura 3d” e avevano bisogno di un gruppo di persone che recitasse la parte di una band metal. Un amico comune ci ha suggerito ai registi e abbiamo fatto questa piccola comparsata nel film. Mentre eravamo sul set Marco e Antonio hanno avuto modo di sentire i nostri brani, li hanno apprezzati e hanno deciso di inserire “Katabasis” all’interno del film e nella colonna sonora. Oltre a noi nella soundtrack del film compaiono, tra gli altri, artisti del calibro Sadist e Death SS, un ulteriore motivo d’orgoglio per noi.

 

-Molti gruppi emergenti scelgono di mettere i loro dischi in free-download, cosa ne pensate di questa scelta e come vi ponete a riguardo?

E’ una scelta che personalmente mi trova favorevole. Soprattutto i gruppi underground possono essere agevolati in questo modo nella diffusione della propria musica. Anche Il nostro EP da qualche mese è in free download sulla nostra pagina Bandcamp.

 

-La musica e i testi del primo Ep traggono ispirazione da film e dalla mitologia greca. I nuovi brani prenderanno spunto dalle stesse tematiche?

In realtà i brani dell’EP sono abbastanza vari dal punto di vista tematico. “Katabasis” è incentrata sul tòpos della discesa negli inferi, una sorta di rilettura del mito di Orfeo ed Euridice. “Cross Of The Seven Jewels (L’uomo Lupo Contro La Camorra)” è invece dedicata all’omonimo horror di serie Z diretto da Marco Antonio Andolfi. Volevamo un po’ stravolgere il cliché del gruppo doom che dedica un brano a un film horror di serie b e abbiamo deciso di scrivere un pezzo sul peggior film horror mai girato. I nuovi brani andranno a far parte di un concept sul sogno e sulle fasi del sonno: il nome provvisorio del disco è “Hypothalamus” e speriamo di farlo uscire per gli inizi del 2013.

 

Il vostro EP dura circa 40 minuti, una durata abbastanza corposa e inusuale per un easy play, avete giù un’idea di quanto durerà il disco? 

Ancora non lo sappiamo con certezza, ma più o meno il nuovo disco durerà 50 minuti. Abbiamo già scritto la maggior parte dei riff e abbiamo già dato una struttura all’album e stiamo facendo un “labor limae” generale per non rendere il disco troppo pesante. Naturalmente in minutaggio, perché in quanto a sonorità non lesineremo certo in pesantezza.

 

Noi aspettiamo ansiosi la prima fatica discografica dei Wisdoom, confidando sul fatto che confermeranno il loro talento.

 

Luigi Costanzo – PoliRitmi

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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