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MITOraj

Mitoraj… è lui!”. Questa frase si sente spesso bisbigliare con meraviglia e ammirazione, nelle mostre, davanti alle monumentali opere di questo straordinario artista. Effettivamente le sculture di Mitoraj sono inconfondibili.
Igor Mitoraj si presenta al mondo nel 1976 con la prima esposizione personale a Parigi, presso la Galleria “La Hune”. Sarà il primo di infiniti successi che proietteranno Mitoraj nell’Olimpo dell’arte contemporanea, tra New York e Roma (tanto celebre quanto meraviglioso è il monumentale rilievo del Portale di Santa Maria degli Angeli), tra Londra e Parigi, tra Milano e Cracovia, fino alla magnifica recente esposizione del 2011 presso la “Valle dei Templi” di Agrigento.
Sulla scena dell’arte contemporanea, basata sul simbolismo filosofico e sull’astrattismo, Igor Mitoraj riprende un tipo di arte definita “figurativa” e basata sui modelli classici della Grecia arcaica. Importante è la sua continua ispirazione ai personaggi mitologici, come Eros, Venere, Prometeo. Tuttavia questi modelli non vengono semplicemente riportati nelle sue sculture, ma vengono rielaborati in chiave moderna. Le sculture di Mitoraj, realizzate soprattutto in marmo o bronzo, sono spesso rappresentazioni di volti e busti umani.
Non si presentano mai intatte, ma appaiono mutilate, piene di particolari omessi in modo apparentemente casuale, che danno luogo ad una riflessione sulla fragilità umana, sul trascorrere inesorabile del tempo, e su quanto il tempo incida sulla condizione umana mutando lo stato delle cose e, di riflesso, lo stato interiore dell’animo umano. 
Ogni sua scultura ha come caratteristica fondamentale quella della monumentalità. Le sculture di Mitoraj appaiono all’osservatore come calme, imponenti, statuarie, delle sentinelle che sorvegliano le porte della nostra anima, del nostro inconscio. Lo spettatore, in un primo momento, viene attirato dall’apparente semplicità stilistica, caratteristica dei volti rappresentati; dall’infinita, impalpabile, raffinata bellezza dei loro lineamenti; dallo sguardo malinconico perso nel vuoto. L’osservatore è teso istintivamente a ricercare e a carpire quel dettaglio, quel particolare, che in realtà lo scultore sceglie di non raffigurare. Successivamente si viene catturati, come in una sorta di ipnosi, isolando la mente dall’ambiente circostante e cominciando a “nuotare” tra i propri pensieri, che fluttuano come sospesi nella mente.
Scrive Claudio Strinati nel Catalogo della mostra “Mitoraj ai mercati di Traiano” (2004, edito da Art Media): “ Le sue figure non guardano, in effetti, ma sono fatte in modo che vi si possa scrutare dentro e avere l’impressione che…in esse ci sia un’energia non rappresentata ma latente”.
Ciò che colpisce l’osservatore, è proprio l’immagine frammentata, l’assenza di alcune componenti dell’opera, che Mitoraj sceglie di non raffigurare, volendo simulare l’idea del “reperto classico” venuto alla luce da scavi archeologici. L’osservatore, immergendosi con la mente nell’opera, ne diviene parte, cercando con l’immaginazione, di ricostruire nella propria mente le parti mancanti della scultura stessa. E’ l’osservatore che si fonde con l’opera. E’ l’apparente ricerca della perfezione dei modelli classici, che si fonde con l’intento di penetrare la psiche dell’osservatore. E’ la monumentale staticità classica da contemplare, che si unisce alla modernità intellettualmente dinamica a cui partecipare.
La straordinaria bellezza, tendente alla perfezione, al divino, affascina chiunque posi lo sguardo su un volto di Mitoraj.
E’ assolutamente erroneo sostenere che Mitoraj rappresenta un tipo di arte puramente neoclassica, tipica di artisti quali Antonio Canova. Igor Mitoraj è moderno, attuale, va oltre, non fermandosi alla semplice rappresentazione. Scrive Maurizio Calvesi: “ L’attualità di Mitoraj, la sua modernità, risiedono forse nell’aver rincorso l’idealità classica per tirarla giù dai cieli e incatenarla ad una roccia…per averla bendata e fatto così dialogare la sua luce con l’oscurità interiore, per averla costretta con fasce di prigionia, per averla vessata con feritoie intriganti che scavano dentro al corpo della classicità i misteri dei surrealismi e la spazialità introflessa della psicoanalisi” (2004, Art Media).
Il frammento, richiama la frantumazione della dimensione morale, di una società moderna che smarrisce i propri valori. Tuttavia proprio questi punti di fragilità, rappresentano una speranza, un punto da cui ripartire.
Oltre alla rappresentazione di figure “spezzate”, Mitoraj è noto per la frequente rappresentazione di monumentali volti, solitamente inclinati ed adagiati su di un lato, circondati da bende che celano alcune sezioni del viso. Emblematico a tal riguardo, è la rappresentazione “Eros Bendato”, che è possibile ammirare nella piazza principale di Cracovia. Tale dettaglio rafforza quell’aura di mistero, quella lieve inquietudine già presente con la frammentazione delle figure. Il volto è enigmatico, misterioso. L’osservatore è colto dal desiderio di strappare via quelle bende per osservare l’infinita bellezza del viso rappresentato, ricostruito dall’immaginazione dell’osservatore stesso, che partecipa alla realizzazione dell’opera.
Scrive Rudy Chiappini (Art Media 2004): “La bellezza che emana dalle creature di Mitoraj trascina con sé emozioni profonde e commossa partecipazione sentimentale proprio perchè non si impone come assoluta e perfetta ma si rivela in tutta la sua dimensione umana, terrena, rinunciando all’assoluto per resistere anche se lacerata e assediata dalle intemperie esistenziali. Proprio per questo si rivela la più difficile da raggiungere, da apprezzare. Eppure una volta conosciuta non si può fare a meno di amarla, amarla perdutamente”.
Giovanni Alfonso Chiariello

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