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Putnam: parole e piroscafi.

Non nascondo di essere un grande fan di Hilary Putnam.
Credo che la sua teoria del significato sia completa, rigorosa e coerente. In “The meaning of meaning”, Putnam ci definisce con estrema chiarezza cosa sia il significato e come si assegni il significato stesso a un termine linguistico. Con lui concluderemo il nostro ciclo di articoli sul tema.

Anzitutto: il significato è una quadrupla di elementi. Questi quattro elementi sono:

  1. indicatore sintattico.
  2. indicatore semantico.
  3. stereotipo.
  4. estensione.

Procediamo con ordine. Ipotizziamo di voler attribuire al termine linguistico “tigre” il proprio significato  (o riferimento; sono sinonimi). Inizieremo ad evidenziare quali siano gli indicatori sintattici  corrispondenti a “tigre”. Bene, tigre è un nome comune di animale. Per indicatore sintattico intendiamo banalmente un elemento capace di caratterizzare grammaticalmente il termine linguistico in questione.


In secondo luogo definiremo l’indicatore semantico di “tigre”. Un indicatore semantico è un elemento che non può mancare nella definizione del termine in questione. Avete mai giocato a “Taboo”? Quel gioco in cui dovete spiegare al vostro compagno di squadra cosa sia l’oggetto che avete scritto sulla carta che avete estratto, senza usare alcune parole che, mannaggia, sono proprio le prime che usereste? Bene. Quelle parole sono a tutti gli effetti indicatori semantici. Nel caso di “tigre”, indicatori semantici validi saranno animale, quadrupede, mammifero, feroce, felino. Di base, un indicatore semantico si preoccupa di fare in modo che la nostra attribuzione di significato prenda in considerazione non solo la grammatica (questo avveniva al punto precedente), ma anche la classificazione comune delle parole.

Terzo punto: lo stereotipo. Qui Putnam dà il meglio di se’. Uno stereotipo è…uno stereotipo: un’ immagine banale, comune della realtà che però può aiutare a comprenderla. Vi faccio un esempio: le meduse, amici miei, non sono propriamente dei “pesci”, o degli individui indipendenti, ma sono colonie. La singola medusa non ha senso di esistere. Eppure, il parlante comune, il bagnante della domenica, ignora tutto ciò e vive benissimo lo stesso! Nel caso della tigre, lo stereotipo potrebbe essere “grosso gatto feroce, con il manto a righe nere e arancioni; nella versione della Disney de ‘Il libro della giungla’ il protagonista Mowgli è minacciato da uno di questi bestioni”. Lo stereotipo può essere fuorviante, certo, ma esprime il modo con cui un parlante comune utilizza il linguaggio. Un bravo filosofo deve sempre evitare snobbismi eccessivi. Putnam è un ottimo filosofo e non a caso non lascia fuori dalla sua teoria del significato l’uomo medio.

Da ultimo, l’estensione. L’estensione di un termine linguistico è l’oggetto vero e proprio che il termine designa. Mi spiego meglio: l’estensione dell’acqua è H2O. Nel caso della tigre sarà panthera tigris. In sintesi: se lo stereotipo può essere considerato un tributo di Putnam all’uomo comune, l’estensione è un tributo alla scienza.

Vi sarete resi conto di quanto numerosa sia la squadra che di volta in volta fissa un significato. Abbiamo grammatici, parlanti comuni, biologi, chimici, zoologi, fisici e chi più ne ha più ne metta. Come si spiega tutto ciò? Le parole sono piroscafi, ci dice Putnam, grosse navi da crociera che possono essere governate solo da un equipaggio adeguato. All’interno di tale equipaggio vige una rigida gerarchia, una ferrea divisione del lavoro. Proprio come un piroscafo, il linguaggio è qualcosa di pubblico, un’ esperienza collettiva.


Giulio Valerio Sansone

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Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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