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Qualità o Quantità?

..ognuno di voi adesso sta pensando a qualcosa. Potremmo parlare di cibo, del tempo, di fidanzati, persino del senso della vita.. Qualità o quantità? Una domanda antica come l’uovo di quella gallina che non si sa bene quando è nata, e una risposta che è uno stile di vita. È la sfida tra Vissani e l’ “all you can eat”, tra il vestito di Lanvin e il “tutto a 9,99”. Si, si potrebbe parlare di tutto, ma credo resterò nel mio campo, anche perché per una volta che abbiamo solo accennato al cibo ancora piovono commenti, e sul tema fidanzati la trattazione sarebbe da censura..
Per capire come affrontare la scelta tra quantità e qualità nella moda basta porsi una domanda: mi da più fastidio comprare un vestito di H&M e trovare altre 100 persone con il mio stesso vestito, oppure aver comprato un vestito di Prada e poi trovarne uno (quasi) identico da H&M? I marchi della cosiddetta “fast fashion” da sempre puntano sul “copia-incolla”, ma si sa che anche se lo stampo è lo stesso, le copie non sono mai identiche..la  perdita in termini di qualità dei materiali e durevolezza dei capi è però compensata da un’altrettanto notevole diminuzione del prezzo. Per quanto io ami Zara, mi rendo conto della fattezza ignobile dei materiali utilizzati in alcuni casi, nonostante molti sono i capi di abbigliamento Zara  che ho nei cassetti da anni e che sono ancora intatti. Mi rendo anche conto che per stare dietro a tutte le stravaganze della moda ci vorrebbero miliardi, e che se proprio mi voglio togliere uno sfizio e comprarmi i pantaloni stampati che tanto vanno di moda quest’anno e che con certezza l’anno prossimo tirerò in qualche scatolone, tanto vale pagarli 25 euro e goderseli in maniera breve ma intensa, che pagarli 250 euro e ritrovarteli anche tra 20 anni ancora integri e intatti che ti guardano e ti dicono “ora non ce l’ hai più il coraggio vero?!”. 
L’ epica battaglia tra quantità e qualità non colpisce i fanatici dei due schieramenti. Né chi possiede 10 borse di Hermes ne chi ha la carta fedeltà di Top Shop avrà dubbi nella scelta. La vittoria, di questi tempi, si ottiene sugli indecisi. Ed è proprio per il mondo del “voglio-ma-non-posso” che è nato il fenomeno del co-branding: il connubio grandi firme e low cost. A dare avvio alla tradizione è stato H&M nel 2004, con una collezione limitata a firma di Karl Lagerfeld. I nomi illustri si sono susseguiti ogni anno: da Roberto Cavalli a Lanvin, da Jimmy Choo a Madonna, ma anche Jean-Paul Gautier per La Redoute, Kate Moss per Top Shop, John Galliano per Zara e molti altri. Ogni capsule collection è stata un successo di vendite. 
Ma, mi chiedo, ha davvero senso tutto questo? Vale la pena fare ore e ore di fila, pigiate come sardine, stipate in una situazione di euforia, rabbia, seccatura, gelosia, violenza del ora-te-lo-faccio-vedere-io-che-significa-provare-a-soprassarmi? Il tutto per avere un braccialetto che ti ordina di provarti solo un certo numero di capi e in tempi ristretti (se non erro 15 minuti)?  Vale la pena tutto questo per comprare un vestito da 200 euro, con stoffa made in China, disegnato da uno stagista sfruttato e non pagato, firmato dal Valentino di turno? Bassa qualità e prezzo alto..200 euro per un etichetta. 200euro per un pollo, questo è il co-branding. Anzi, una cotoletta di pollo: non sufficientemente magro e non soddisfacentemente grasso. E, sì, può essere buono il pollo, conosco tanti amanti del pollo, ma non è meglio comprare i capi più stravaganti di Zara, o un portachiavi di Hermes con quegli stessi soldi? La soluzione alla fettina panata per chi non riesce a decidersi è una: il mix. Capi low cost ad accessori di brand più costosi o viceversa. Molte anche le guru della moda che hanno sposato questa tendenza, a riprova del fatto che non è necessario spendere cifre astronomiche per vestirsi bene, prime fra tutte Kate Middleton e Olivia Palermo.
Ora io non lo so quale sia la scelta giusta tra Quantità e Qualità, ma so che se un golf è di buona qualità si distingue a un miglio mentre una borsa per essere bella non deve necessariamente costare uno sproposito, so che la qualità si nota ma che lo shopping selvaggio a 9,99 dà una gioia senza eguali,  e so che quando ti chiedono “è di Armani?” e tu rispondi “no è di Top shop”, sei fiera di aver fatto un colpaccio.
Ma in tutti i casi, anche se non sai scegliere tra Vissani e All you can eat, ricorda che il tuo voto ( e il tuo portafoglio) conta e non vale la pena impegnarlo per una cotoletta di pollo.
Maria Teresa Squillaci

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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