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La città è lenta.


Comincia oggi la nuova e più ampia linea editoriale di PoliLinea, arricchita di un tema fondamentale per lo sviluppo del suo stesso core subject: la Città. Sarà un appuntamento fisso in cui cercherò di farvi appassionare a tematiche che ci riguardano da vicino, la cui teoria spesso rimane nascosta. La città è da sempre luogo delle idee, fucina dei pensieri che caratterizzano le società sviluppate. Essa è continuamente attraversata da flussi di diversa natura ma accomunati, più o meno dalle stesse leggi. Questi flussi sono principalmente di informazioni, di fluidi, di energia, di traffico. Non si direbbe ma proprio quest’ultimo è soggetto, in massima parte, alle stesse leggi fisiche che governano il flusso dell’acqua in una tubazione od in una condotta in genere.
Spesso e volentieri ci troviamo imbottigliati nel traffico, imprecando affinché l’auto davanti a noi compia più di qualche centimetro di spazio. Ebbene questo succede quando il flusso, composto da particelle non dissimili concettualmente da quelle dell’acqua, tentano in troppe di attraversare una sezione che non riesce a smaltirle. È quella che si chiama congestione. Molti studi continuano ad essere fatti sul flusso veicolare, ma è oramai assodata la cosiddetta legge del deflusso. Essa prende in considerazione tre grandezze fondamentali che sono il flussoappunto, la velocità e la densità. È opportuno dare una breve definizione di queste: la prima è rappresentata semplicemente dalla quantità di veicoli che passano in una determinata sezione in una determinata unità di tempo, per misurarlo quindi non si dovrà fare altro che armarsi di sgabello e cronometro, sedersi sul ciglio di una qualsiasi strada e contare i veicoli che transitano ad esempio in un quarto d’ora; la seconda è chiaramente nota ai più, tuttavia la sua misurazione è la più difficile delle tre in quanto si deve considerare la totalità dei veicoli circolanti su una determinata rete; la terza infine, la densità, è la quantità di veicoli presenti in un’unità di spazio, la cui misurazione va effettuata dotandosi di un elicottero, sorvolando una qualunque strada e contando quanti veicoli ci sono in una determinata lunghezza. In particolare la relazione che lega le tre grandezze è che il flusso è il prodotto della velocità per la densità. Per gli amanti di formule q = k x V, dove q è il flusso espresso in veicoli l’ora [veh/h], k è la densità espressa in veicoli al kilometro [veh/km] e V la velocità espressa in [km/h].
Dopo avervi tediato a sufficienza con questa introduzione base alle leggi che regolano il traffico possiamo cominciare a parlare del perché dobbiamo imprecare ogni qualvolta ci mettiamo in macchina in un giorno feriale. Il problema fondamentale dell’ingegneria dei trasporti è bivalente e si esplica su una funzione preventiva, ossia tentare di imporre, suggerendola alla pubblica amministrazione, una gestione “virtuosa” delle attività vitali della città – scuole, uffici, attività commerciali – tale che dilazioni il movimento di veicoli su più ore, evitando quella che in gergo è chiamata ora di picco o di punta, ed una lenitiva, ossia individuare misure di gestione del traffico che minimizzino gli effetti negativi causati dall’eccessivo flusso veicolare. Uno dei maggiori argomenti di studio è la regolazione semaforica, ossia la gestione dei tempi di verde e di rosso ad un semaforo od eventualmente la sincronizzazione di più incroci successivi su arterie ad alto scorrimento. Diversi sono i sistemi informatici di gestione della rete semaforica in una grande città: il più avanzato dei quali si chiama, non a caso, UTOPIA (Urban Traffic OPtimization by Integrated Automation). Pochi sanno che Roma, all’incirca dal 2000, si è dotata di questo sistema che ricordiamo essere il più avanzato al mondo. Esso è in grado di incrociare i dati dei rilevatori di traffico distribuiti su tutta la rete stradale cittadina, con i piani semaforici frutto dello studio e della ottimizzazione per diverse ore della giornata, con il transito di veicoli del trasporto pubblico e di emergenza a cui viene data la precedenza. L’obiezione che vi starà sicuramente ronzando in testa è: come mai a Roma trovo sempre un traffico della miseria e difficilmente mi capitano due semafori verdi consecutivi? La risposta a questa domanda implica necessariamente un’ammonizione alla pubblica amministrazione della nostra città. Siamo purtroppo un Paese ed in particolare una città poco avvezzi alle novità, e con poca fiducia in questo genere di sistemi pure frutto di una intensa attività di ricerca da parte dei più autorevoli istituti di tecnologia a livello mondiale (il MIT, Massacchussets Institute of Tecnology e il CALTECH, California Institute of Tecnology hanno entrambi prodotto grandi lavori sull’ottimizzazione delle reti di trasporto stradale). Mi spiego meglio. Questo sistema, UTOPIA, ha come unico difetto quello di necessitare di una buona manutenzione dei rilevatori di traffico disseminati su tutta la città, un aggiornamento continuo dei software, insomma per farla breve, come si dice a Roma: bisogna staje appresso. Credete che qualcuno si occupi adeguatamente di queste cose nel comune di Roma? La risposta è quanto mai scontata, e così l’avanzato sistema UTOPIA, implementato in occasione dell’ultimo Giubileo con l’intento di modernizzare la viabilità della Capitale, lavora al minimo delle sue potenzialità, non variando, ad esempio, la durata della luce verde al variare delle ore della giornata.
In questo primo appuntamento con la vita e la gestione della mobilità abbiamo tentato di capire, forse in maniera noiosa, quanto lavoro ci sia dietro una seria ed efficiente gestione del traffico di una metropoli. Se avrete la pazienza di seguirmi passo passo tenterò di farvi appassionare a questa materia e di darvi informazioni utili su come si muovono le nostre città.

Federico Giubilei

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