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Venezuela: tra petrolio, welfare, povertà e Hugo Chàvez

Nell’ultimo articolo su questa rubrica affermavo che le elezioni che si sarebbero tenute nel giro di un mese, ovvero da ottobre a novembre, in tre aree differenti avrebbero inciso sul futuro della geopolitica e sui rapporti economici internazionali. La seconda tappa elettorale è il Venezuela. Paese sudamericano, che straborda di petrolio e che dalla fine del 1998 è il simbolo di tutti coloro hanno una visione del mondo socialista o quantomeno non liberista.

L’anno che cambia irrimediabilmente la storia recente del Sud America è il 1998, quando in una notte di dicembre, mentre le Chiese di Caracas si preparavano a celebrare l’Immacolata Concezione, un socialista di ispirazione bolivariana, dalle visioni laiche e affine alla Teologia della Liberazione vince la sua prima elezione. Il suo nome è Hugo Rafael Chávez Frías. Da quel momento il suo unico obiettivo è rendere reale la sua prospettiva di una Quinta Repubblica (nome del suo movimento politico). All’indomani del suo insediamento indice un referendum che propone il cambio della Costituzione, il consenso alle urne raggiunge l’80%. Tenete ben presente che il periodo in cui si affermano Chàvez e il MQR è antecedente all’11 settembre e a quel che ne consegue in termini di priorità per le cancellerie occidentali. Era l’epoca della critica alla globalizzazione deregolamentata e un Presidente che si ispira a Simon Bolivar altro non può fare se non dichiarare guerra al liberismo e al cosiddetto “imperialismo occidentale”. E’ questa la chiave di volta socialista che permette la vittoria anche nei tredici anni a seguire: Welfare, redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazione delle imprese ed autodeterminazione latina.

Non si limita il MQR a cambiare la serie di relazioni internazionali che intercorrevano tra il paese caraibico e l’occidente liberista. Nel 2000 richiama al volere popolare ogni carica elettiva e cambia il nome del paese in “Repubblica Bolivariana del Venezuela”. Non finisce qui, in una prospettiva socialista, il paese esce dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Agli Stati Uniti d’America e all’occidente in generale ciò non può andar bene. Tenete presente che il discorso che sto articolando non si basa sulla condivisione di ideali o sulla reale capacità nel riconoscere i governi legittimati dalle elezioni, bensì esso fonda le proprie radici sulla cosiddetta “Real Politik” e sulla reale convenienza o meno per l’occidente di accettare modelli subalterni. Tant’è che nel 2002, quello che sembrava un “colpo di stato” fu subito avallato dagli Stati Uniti d’America ed in seconda battuta dalla Spagna con l’UE a far da garante. Le migliaia di sostenitori di Chàvez e la fedeltà alla Nuova Costituzione della maggior parte dell’esercito fecero fallire il tentativo di golpe. Nulla tornerà come prima. Il Venezuela stringerà e risalderà alleanze con paesi come Cuba, Iran, Nord Corea e con le FARC colombiane. La ideologizzazione della politica estera porterà nel 2009 il Venezuela ad espellere l’ambasciatore Israeliano e al riconoscimento dello Stato Palestinese.

Data l’analisi finora apportata penserete che un paese che porta avanti un tale indirizzo in politica estera sia stato accantonato dai paesi in costante crescita economica del Sud America. Eppure, Chàvez riesce nel suo intento di rendere sempre più forte l’autonomia dell’America Latina, mediante l’Alba (Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe) costituita in contrapposizione all’Alca (Area di Libero Commercio delle Americhe) voluta dagli USA. Il resto lo fanno nel tempo la vittoria del comunista Lula in Brasile, di Evo Morales in Bolizia e della peronista Kirchner in Argentina. Altro dato da sottolineare è il ruolo forte che il Venezuela si è ricavato all’interno dell’OPEC, quasi a rimarcare una subalternità ai paesi arabi ed alla Russia. D’altronde l’economia Venezuelana si fonda su un unico grande elemento: il petrolio.

Il petrolio nel corso del tempo ha permesso a Chàvez di apportare alcune delle modifiche sociali da lui aspirate. Vista l’importanza dell’oro nero, il Venezuela sotto il primo mandato di Chavez nazionalizza tutte le compagnie petrolifere, in modo da aumentare le forme di Welfare visto il grande gettito derivato dalla produzione. Un’altra grande riforma in campo economico risiede in una legge in materia agricola la cui importanza nella storia è paragonabile solo ed esclusivamente a quella proposta al Senato Romano da Tiberio Gracco. Questa legge trova il suo fondamento nella lotta al latifondismo. Certo, la parola latifondismo a noi Europei fa sorridere, ma in un paese come il Venezuela, in cui il 10% della popolazione possiede ben l’80% dei terreni disponibili, è un problema. Su alcune espropriazioni, in contrasto ad ogni principio di libero mercato, anche se rassomigliante ad un oligopolio, si fonda la redistribuzione delle terre alle fasce più povere della popolazione. Con un modello di stato sociale fondato su nazionalizzazione e socialismo in Venezuela crescono gli investimenti nella ricerca scientifica. Dal 2004 per la prima volta tutta la popolazione venezuelana riceve assistenza sanitaria pubblica. Con la forte presenza dello Stato crolla il dato riguardante l’analfabetismo.

Ora come in tutte le storie che non sono scritte in un libro di favole c’è anche il rovescio della medaglia. Sì perché il Venezuela vive sotto un regime economico d’iper-inflazione, con dati pari al 28%. Le nazionalizzazioni, se da un lato hanno migliorato, con il gettito ricavato, le condizioni di vita delle fasce più deboli, dall’altro hanno bloccato gli investimenti esteri. In molti casi le risorse petrolifere sono rimaste ancoraggio della borghesia venezuelana, il che non permette miglioramenti della condizione sociale collettiva, ne’ favorisce i liberi investimenti interni ed esterni. Altro dato su cui riflettere è stato riportato dell’Economist, il quale ha affermato che sotto i mandati di Hugo Chàvez il tasso di omicidi si è triplicato. Il doppio tasso di cambio inoltre crea incertezza sul mercato e le condizioni degli oppositori politici sono pessime. A far da cornice ai problemi del Venezuela vi è l’altissimo tasso di corruzione. I dati sopra proposti aiutano a comprendere come se gli Usa sono pieni di contraddizioni, forse il Venezuela ne possiede ancora di più. Eppure, le forti politiche sociali di stampo bolivariano applicate da Chàvez hanno, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite Habitat, diminuito la povertà, esteso il diritto alla salute, privato il paese di alcune delle più forti differenze sociali, ma non dalla corruzione e dalla criminalità.

Con queste premesse la scorsa domenica si sono svolte le seconde elezioni più importanti da qui ai prossimi quattro anni. La loro importanza deriva,innanzitutto per il ruolo che sotto i mandati Chàvez si è ritagliato il paese caraibico sullo scacchiere mondiale. In secondo luogo, perché dopo un golpe fallito e vari candidati inadatti l’opposizione si è ritrovata un candidato realmente spendibile. Lo sfidante alla presidenza di Chàvez è stato Henrique Capriles. Ex governatore quarantenne, in pochi mesi di campagna elettorale è riuscito ad erodere migliaia di voti ad Hugo Chavez, ma l’indefinitezza del programma economico, correlata alla rivendicazione del diritto ad un libero mercato hanno ancora una volta fatto prevalere Hugo Chàvez. Il Terzo motivo d’importanza della passata tornata elettorale venezuelana è dovuto alle capacità attuali e future di estrazione degli idrocarburi non convenzionali di cui Caracas è ricchissima. Su tali idrocarburi non convenzionali si baserà il mercato energetico dei prossimi cinquant’anni.

Di fatto la spinta ad un’ autodeterminazione continentale, la proiezione di un economia fondata su principi socialisti ed il forte welfare hanno riconsegnato per la terza volta il Venezuela a Chàvez, con un’ affluenza che ha toccato l’80%. Resta come dato fondante del successo chavista la povertà, che costringe miliardi di persone in ogni dove a cercare risposte diverse al capitalismo globalizzato -ove l’uomo sia al centro di politiche efficaci e non di dati macroeconomici-. Al momento il destino della nazione mi appare incerto tra il sogno di abbattere la povertà e le differenze sociali e la sensazione di essere schiacciato da modelli troppi grandi e attualmente troppo forti per esser vinti. D’altronde ogni medaglia ha il suo rovescio, a cominciare dai diritti umani. Ma, quantomeno, il Venezuela la sua medaglia se la vuole giocare per appendersela al collo, mentre noi guardiamo come Europa il susseguirsi degli eventi in una non azione perpetua.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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