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Ristrutturazioni in casa di Sofia

Francis Bacon viene comunemente descritto come uno dei padri fondatori della modernità. È vero.
Il suo spessore speculativo non è dei più massicci (tradotto: non è sto figo). Con toni magniloquenti propose una Grande Ristrutturazione del sapere umano (Instauratio Magna) che, di fatto, rimase solo sul piano degli intenti. Ha però dei meriti che ci permettono di diritto di considerarlo uno dei pionieri del pensiero moderno. Cercherò di spiegare perché senza infondervi una sonnolenza eccessiva.
Durante il Medioevo, alcuni autori proposero una teoria del linguaggio denominata nominalismo. Esistono il rosso, il Bene, la dolcezza? Un nominalista avrebbe risposto di no. Esistono semmai calzini rossi, persone buone, caffè ben zuccherati e dunque dolci.
Alcuni secoli dopo, Sir Francis Bacon, lord cancelliere del Regno d’Inghilterra, barone di Verulamio e visconte di Sant’Albano, si convinse pienamente di questa posizione. Derivandone alcune conseguenze, si rese conto che le parole, in effetti, sono mere etichette che noi assegnamo alle cose, ai fatti, agli eventi che avvengono nel mondo naturale. Tutto ciò creava però alcuni problemi: per secoli la “scienza” era “progredita” mediante uno strumento logico, il sillogismo che, data una legge e un fatto specifico permetteva di inferire che il fatto rispettava la legge stessa. Esempio banale:
«Tutti gli uomini sono mortali». (La legge)
«Socrate è un uomo». (Il fatto)
_________________________________
«Socrate ha la proprietà di essere mortale».
Il sillogismo che abbiamo visto, è costituito di tre proposizioni. Le proposizioni in questione sono a loro volta costituite da parole. Ma se le parole sono mere etichette che per convenzione qualcuno ha deciso di appiccicare a dei fatti e che, di base, non esistono (sono delle povere emissioni di voce) come possiamo pensare di poterle utilizzare per fare scienza? In effetti non possiamo.
Su questo punto Bacon ha ragione. Bisogna cambiare impostazione rispetto al metodo tradizionale. Il nuovo metodo (Novum Organum) è una logica di tipo induttivo.
Abbiamo già incontrato l’induzione in qualche articolo precedente (e ne abbiamo evidenziato i limiti, sui quali però, oggi, non torneremo). L’induzione è quel procedimento per cui, dato un fatto che si presenta con una certa frequenza, possiamo inferire che quel fatto sia una regolarità, una legge. Anche un’induzione può essere svolta secondo le regole del sillogismo, ma senza alcuna necessità. Il pregio dell’induzione è che consente allo scienziato di raccogliere dei fatti (non delle parole), di metterli assieme e di proporre delle conclusioni. Secondo la prospettiva baconiana, l’induzione interroga in prima persona la Natura.
Ecco quindi il cambio di prospettiva rispetto alla tradizione filosofica precedente: il ragionamento scientifico deve fondarsi sull’esperienza di fatti che hanno luogo nel mondo naturale, non sulle parole che utilizziamo per descriverli. Se per 100 volte noto che un pesce posto fuori dall’acqua muore, potrò concludere che il pesce è un animale che vive solo se immerso in acqua.
Con il metodo baconiano, entriamo di fatto nella modernità. Questa svolta, non deve essere attribuita al solo sforzo del nostro filosofo inglese, ma inserita nel quadro più ampio del fermento che interessò il pensiero occidentale una volta presa coscienza delle radici che alcune menti geniali avevano posto, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento, per i posteri a venire. Un «parto maschio del tempo», insomma, per usare le parole di Bacon stesso, una svolta impressa dalla Storia alla storia stessa.
Giulio Valerio Sansone

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Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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