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One too many schizophrenic tendencies

Settimana non particolarmente ricca di spunti quest’ultima, ho deciso dunque di sopperire alla qualità con la quantità parlando di tre film ancora in sala nella speranza di facilitare a qualcuno la decisione sul prossimo film da vedere sul grande schermo.
On The Road
Quando un film si discosta così poco dall’aspettativa che ce ne si può fare prima di vederlo non è mai un buon segno. Il fatto che io abbia trovato prevedibile On The Road senza aver nemmeno mai letto il mitologico romanzo da cui è tratto dovrebbe ulteriormente mettere in allerta da un film che cerca di rinverdire i fasti di un’iconografia francamente obsoleta in un’epoca in cui le scorribande dei protagonisti della pellicola impallidiscono se messe accanto a quelle di molti esponenti politici di primo piano. Confezionato dignitosamente, e dignitosamente recitato da un cast che può vantare in ruoli di supporto nomi di primo piano come Viggo Mortensen e Steve Buscemi (protagonista di una parentesi alquanto antiestetica), il film manca completamente di slancio, che sia in forma di una qualche provocazione, di dialoghi interessanti, di soluzioni registiche sorprendenti, e si spegne in una mediocritas così scontata da non riuscire nemmeno ad annoiare.
Se non altro le riprese del film hanno dato il via a una delle saghe di cronaca rosa più divertenti degli ultimi anni, accontentiamoci.

Killer Joe
Dopo un periodo di fasti negli anni ’70, William Friedkin ha per decenni faticato a trovare posto nella considerazione della critica e nei cuori del pubblico da cui pure era stato massicciamente abbracciato ai tempi di The French Connection e The Exorcist.
Al giorno d’oggi il regista ormai quasi ottantenne resta in bilico tra l’adorazione di alcuni (il critico inglese Mark Kermode, per esempio), i distinguo dei più, e il generale disinteresse del pubblico, e in qualche modo questo suo status si riflette in Killer Joe, suo ultimo film.
Thriller molto torbido che difficilmente si immaginerebbe diretto da un ottuagenario, Killer Joe è tratto da una pièce teatrale e racconta la storia di un figlio che si accorda col padre per commissionare a un poliziotto l’omicidio della propria madre e riscuoterne la polizza sulla vita. Nella migliore tradizione friedkiniana il film non lesina assolutamente in quanto a immagini forti e situazioni grottesche; i personaggi si muovono in un vuoto morale che non si tenta mai di giustificare o anche solo motivare, e seppure l’ambientazione possa risultare simile a quella di altri film incentrati sugli orrori dell’America profonda, Killer Joe si tiene decisamente alla larga da ogni intento analitico e va avanti a passo spedito forte del suo baldanzoso e divertito nichilismo.
Sensorialmente il film è meno stridente e sfrontato rispetto alla media del regista e forse anche a quello che le situazioni proposte avrebbero meritato, tradendo in questo l’origine teatrale del copione, ma le ottime interpretazioni degli attori aiutano a mantenere alta la tensione e il senso di straniamento. Juno Temple è fantastica nei panni di una ragazzina strampalata e poco cosciente del suo sex appeal, e Matthew McConaughey, semplicemente ipnotico nel ruolo di Joe, fornisce una performance che da sola dovrebbe bastare a riscattare la reputazione di manzo inespressivo affibbiata all’attore texano per anni.
Un film interessante dunque, pregno di un densissimo dark humor e che consiglio senz’altro a chiunque fosse alla ricerca di un thriller insolito.

Tutti i Santi Giorni
Dopo la requisitoria su Garrone di un paio di settimane fa sarebbe lecito aspettarsi massicce dosi di veleno riguardo a un film di Paolo Virzì, regista che più legato non si può agli stilemi di una commedia agrodolce decisamente vecchio stampo. Per gusto di argomentazione potrei tranquillamente stendere una lista di tutti i difetti dei suoi film, questo incluso, ma sarei ipocrita se non confessassi la mia parzialità nei suoi riguardi. La verità, per quanto mi riguarda, è che al di là della strutturale banalità di tutti i suoi film, dell’uso probabilmente non inconsapevole ma fin troppo liberale di molti luoghi comuni intra ed extra-cinematografici, Virzì scrive troppo bene ed è troppo bravo con gli attori perchè possa immaginare di non apprezzare un suo film.
Questo ultimo in particolare lo metterei un po’ sotto ai due precedenti che erano più divertenti e non avevano la sgradevolissima fotografia simil-instagram di Tutti i Santi Giorni, ma sinceramente non vedo perchè una persona che abbia apprezzato altri film del regista livornese dovrebbe uscire insoddisfatto da una proiezione di quest’ultimo suo lavoro.
Resta oltretutto fantastico e di un patriottismo sottile e commovente il miscuglio di parlate e accenti che ha sempre caratterizzato i personaggi dei suoi vari film, e che in questo è sempre più eterogeneo e colorito.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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